Sapevano solo uccidere
Angelo F. Lavagnino
Sapevano solo uccidere (1968)
Digitmovies/Digitsoundtracks DGST 020
22 brani – durata: 55’ 08’’
Terzo e penultimo western di Tanio Boccia, Sapevano solo uccidere non gode di buona reputazione presso la comunità degli appassionati per l’evidente povertà della messa in scena e per alcune incongruenze logiche nella narrazione. Marco Giusti ritiene che si tratti di un rifacimento in formato western di Sansone contro i pirati, girato dallo stesso regista nel 1963 con Kirk Morris protagonista. L’attore-icona del peplum, contornato nell’occasione da altri ex forzuti come Alan Steel e Gordon Mitchell, ha infatti anche qui il ruolo principale. Veste i panni di Jeff Smart, un cowboy intenzionato a vendicarsi del terribile Saguaro e della banda dei Messicani, che gli hanno assassinato i genitori e un amico. Divenuto sceriffo di Lake City, riuscirà ad annientarli, non senza, ovviamente, aver trovato pure l’amore di una donna. Altra simmetria con Sansone contro i pirati è il contributo di Angelo F. Lavagnino, che assembla un commento musicale tendenzialmente ispirato al western classico, canone al quale ha di norma preferito rifarsi, pur osando talvolta inserire nelle scelte timbriche elementi più d’avanguardia o inconsueti. In questo caso l’utilizzo della fisarmonica di Wolmer Beltrami, solista impiegato dall’autore anche nel coevo Uno straniero a Paso Bravo di Salvatore Rosso, è in effetti quantomeno bizzarro per il genere. Dopo una manciata di brani pubblicati dalla francese EVB nel 1988 nel CD antologico Le spécialiste et autres westerns d’Angelo Francesco Lavagnino, il disco in oggetto, apparso nei cataloghi della Digitmovies nel 2016, documenta l’intera colonna sonora.
Il lavoro si sviluppa complessivamente in quattro aree, corrispondenti ad altrettanti stati d’animo, più un nucleo di episodi d’ambientazione. La prima riguarda il tema principale ed esordisce in “Titoli”, un’agile e brillante ballata, inizialmente per fischio, campane, chitarra acustica e vocalizzi del coro I Cantori Moderni di Alessandroni, poi per orchestra. Prima di approdare a “Finale”, variazione appena più indolente ed essenziale, il motivo ritorna solo per accenni (di solito per fischio o fisarmonica, ma anche per violino, tromba o chitarre) nei momenti di tensione o di struggimento. “Saguaro smascherato” è invece una versione dinamica per tromba e ritmica a cavalcata, abbinata a cadenze etniche (le stesse di “Trionfo di Jeff Smart”).
Saguaro e la sua gang si concretizzano in un secondo motivo, vivacissimo, ispirato al folklore messicano con i fiati in primo piano, ma di quando in quando alternato a passaggi d’attesa: “Bandidos” (collocata nella scena d’apertura è preceduta da una lunga introduzione per trombe e percussioni militaresche, spiegabile col fatto che i malviventi, travestiti da soldati, cercano di portare a termine un colpo), “La banda dei Messicani”, “I messicani colpiscono ancora”, “Il piano di Saguaro”.
La terza area si riferisce agli aspetti sentimentali della vicenda, per i quali Lavagnino serve un paio di brani dai tratti ombrosi: “Malinconia”, per violino e tromba, e “Ricordando lei”, per fisarmonica. Altrove però, come accennato, si limita semplicemente a rallentare il tema dei titoli (“Nostalgico amore”, “Teneramente”).
“Attesa ossessiva”, “Saguaro”, “Piano criminale”, “Agguato mortale”, “Dopo lo scontro”, “Dopo il duello” sono le sequenze drammatiche, scaturite da combinazioni tra percussioni, strumenti tradizionali ed effetti elettronici: oscillano tra mistero (intensificato da glissati d’arpa) e angoscia, ma vengono spesso spezzate da ricorsi romantici o leitmotivici.
Infine, i brani diegetici, riferiti alle scene girate nei locali, sono ben quattro e scavano nel patrimonio popolare nordamericano o europeo: “Saloon” e “Saloon II”, entrambi per pianoforte a puntine e ritmica tip-tap; “Saloon III”, un can-can per violino, banjo e percussioni; “Saloon IV”, un valzer lento per piccola orchestra.
