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15 Feb2024

Finalmente l’alba

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Cinema

cover finalmente lalbaMassimo Martellotta
Finalmente l’alba (2023)
Flipper Music
9 brani – Durata: 14’42”



L’ultimo film del regista e sceneggiatore Saverio Costanzo (La solitudine dei numeri primi, Hungry Hearts e la serie di successo L’amica geniale), in concorso per il Leone D’Oro alla scorsa Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, è incentrato intorno all’omicidio di Wilma Montesi, celeberrimo caso vero di cronaca nera, rimasto irrisolto, avvenuto in Italia il 9 aprile del 1953, coinvolgendo diverse persone che stanno girando a Cinecittà un peplum, ossia Mimosa, una ragazza romana in procinto di sposarsi con un uomo che non ama veramente, la star di Hollywood Josephine Esperanto che denigra le nuove generazione di attori che non hanno il ‘Metodo recitativo classico’ come Lei, tipo Nan Roth, l’altra interprete della pellicola, il protagonista maschile del film, Sean Lockwood, di cui Mimosa è segretamente invaghita e dulcis in fundo Rufus Priori, un gallerista italo-americano amico di Josephine, che come Caronte guiderà queste anime così diverse in una notte romana assai particolare e animosa verso l’alba di un nuovo giorno.

Trama intrigante come tutto il cast e la regia. Costanzo dopo essersi fatto precedentemente affiancare per le musiche da Alter Ego, Mike Patton, Nicola Piovani e Max Richter, stavolta si affida alle cure pentagrammate di Massimo Martellotta, tra i fondatori dei Calibro 35, esperto in colonne sonore avendone già curato, tra le tante, sia da solo che con il suddetto gruppo quelle per la serie Rai Blanca o per il docufilm Svegliami a mezzanotte diretto da Francesco Patierno, il quale realizza un score sinfonica che si ingegna nel venire in primo piano tra tanta musica e canzoni di repertorio. Una nutrita orchestra sinfonica di 50 elementi (Edodea Ensemble orchestrata da Emanuele Bossi) per un totale di 14’ di musica rigogliosa, con un orecchio alla Golden Age Hollywoodiana, sin dall’iniziale “Il tempo trascorso” che raffigura un leitmotiv parecchio luminoso, tra Mario Nascimbene e Bernard Herrmann, che ritornerà spesso in partitura. Il lieve e nostalgico adagio di “Tema dei Titoli” raccoglie sentori orchestrali che mescolano sapientemente melismi hollywoodiani e nazional popolari nostrani in un’esplosione di risultanze armoniche grandiose, pompose, elgariane, con chiosa formalmente ridondante. Archi sospesi, arpa e piano (entrambi suonati da Martellotta stesso) in “Sul set”, flessuosamente delicati e mesti, ci presentano una nuova melodia aerea che nella seconda metà del brano corre come una brezza ventosa amorevole e addolorata, ricolma di sogni che si spera non vengano infranti. “Il gioco delle parti” è ritmicamente un agglomerato esagitato in cui gli archi pizzicati e stilosi giocano a rincorrersi. “Dubbio notturno” si mostra sospettosamente teso, con archi e fiati a contornarne atmosfericamente le linee armoniche. “Come in un film” è un valzer herrmannianamente leggero seppur introspettivamente guardingo e aggressivamente sontuoso nella parte conclusiva. “Sesto senso”, con gli archi sottesi in levare, si proietta in un vortice di dubbiose rimembranze sempre più sollecitanti gravosi pensieri. “Solo una volta” ha nel tema principale un aroma ancor più misteriosamente titubante. “Una vita” chiude l’album digitale con un’esposizione ariosa del leitmotiv portante in forma di valzer, infiorettato da misteriose e titubanti incertezze sinfoniche in un continuo saliscendi performativo.  

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Daniela Bocconi

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