Challengers
Trent Reznor & Atticus Ross
Challengers (Id. – 2024)
Milan Records
16 brani – Durata: 40’50”

A Luca Guadagnino non si può certo negare la devozione verso il cinema come dispositivo di sguardo e di confronto. Con il suo ultimo Challengers, decide infatti di sottoporre lo sguardo dello spettatore a un’autentica terapia d’urto, che ne testa i limiti e ne amplia le possibilità attraverso un uso della macchina da ripresa come estensione di esplorazione visiva. Lo fa con un film ambientato nel mondo del tennis, sport geometrico ma anche vario e sorprendente, elegante a guardarsi e allo stesso tempo durissimo sia negli sforzi individualmente richiesti agli atleti, sia nelle dinamiche invisibili del confronto tra gli sfidanti ai lati opposti della rete.
Entro i confini del campo, lo scontro è fatto di micro-eventi fisici e mentali (dislocati nel tempo e nello spazio) e di mosse di allontanamento e di avvicinamento reciproche dei tre protagonisti Tashi (Zendaya), Patrick (Josh O’Connor) e Art (Mike Faist). Per questo, nei 130 minuti della sua partita registica, Guadagnino non esita a rischiare e a ricorrere a tutti i mezzi cinematografici a sua disposizione, quasi a costo di sembrare brutalmente eccessivo. Ed ecco quindi le alterazioni di velocità (rallentamenti ed accelerazioni), la simmetria dei tagli di montaggio, il girovagare della macchina da presa, le riprese da sopra e da sotto il campo da tennis e soprattutto una colonna sonora infuocata firmata da Trent Reznor e Atticus Ross (già vincitori del premio oscar per la miglior colonna sonora di The Social Network e del film Disney Pixar Soul), produttori musicali di grandissimo successo e volti dietro la storica band industrial metal dei Nine Inch Nails. Tra brani rivisitati di 50 Cent, Lily Allen e Patty Pravo e numerosi altri brani inediti cuciti ad hoc sul film, il duo artistico firma una score sfacciata, provocante e velatamente giocosa che sceglie l’elettronica e la techno come generi di riferimento creando una spirale di percussioni, synth, sussurri, piano e cori alla quale non si riesce a rimanere indifferenti. Ne sono un esempio “I Know”, brano ipnotico, martellante, pulsante, o “L’oeuf” che sfrutta la linea del piano e dei synth per creare un’atmosfera tra l’onirico e il sinistro. E ancora l’omonima “Challengers”, un loop techno incessante, oppure “Brutalizer” che rievoca il dritto e rovescio di una pallina da tennis colpita a una velocità supersonica arricchita dagli stessi sussurri di Zendaya. Il brano su cui si svolge l’immensa scena finale - il cui testo è stato scritto proprio da Guadagnino e cantato dallo stesso Reznor - racchiude poi tutta l’anima del film stesso: fame di vittoria, controllo e autodeterminazione.
Reznor e Ross sono conosciuti per le loro sperimentazioni e per la flessibilità con cui riescono a passare da uno stile musicale all’altro senza creare delle vere e proprio contaminazioni ma volendo piuttosto offrire ai propri ascoltatori più sfaccettature della loro personalità artistica. In questo senso, la OST di Challengers non è semplicemente un accompagnamento al film ma ne rappresenta uno degli elementi più significativi, perché non solo esalta gli elementi di indagine visiva ricercati da Guadagnino ma anche quelli tipici della musica modulare. E’ una componente vitale dell’esperienza cinematografica che spinge lo spettatore in una dimensione immersiva e visceralmente coinvolgente che trascende i confini della musica applicata al cinema, creando un vero e proprio ‘slam’ sonoro unico ed assolutamente memorabile.
