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12 Mag2024

Ryuichi Sakamoto | Opus

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in DVD

OPUS POSTER ITA

Ryuichi Sakamoto | Opus
Da un’idea di Ryuichi Sakamoto
Musica composta ed eseguita da: Ryuichi Sakamoto
Regia: Neo Sora
Direttore della fotografia: Bill Kirstein
Produzione: KAB (Norika Sora, Albert Tholen, Aiko Masubuchi, Eric Nyari)
Produzione Esecutiva: Recorded Picture Company (Jeremy Thomas)
Montaggio: Takuya Kawakami
Suono: ZAK

Tracklist:
“Lack of Love”
“BB”
“Andata”
“Solitude”
“For Johann”
“Aubade 2020”
“Ichimei - small happiness”
“Mizu no Naka no Bagatelle”
“Bibo no Aozora”
“Aqua”
“Tong Poo”
“The Wuthering Heights”
“20220302 – sarabande”
“The Sheltering Sky”
“20180219 (w/prepared piano)”
“The Last Emperor”
“Trioon”
“Happy End”
“Merry Christmas Mr. Lawrence”
“Opus – ending”



Un bianco e nero velatamente doloroso e delicatamente melodioso irradia la performance ‘canto del cigno’ di Ryuichi Sakamoto, passato a miglior vita il 28 marzo 2023, uno degli ultimi grandi compositori di musica applicata alle immagini (e non soltanto) che il mondo ci ha donato, all’interno del film Ryuichi Sakamoto | Opus, diretto dal figlio Neo Sora. Un bianco e nero come quei tasti del pianoforte che con una gestualità solenne e un tocco sfiorante ogni gamma emozionale e sensoriale dell’uditore, ne incanta ogni parte corporale, in primis quelle del compositore giapponese stesso che le esegue con una tale sofferta intensità da trasmettercene ogni cellula viscerale e pentagrammata.

In Ryuichi Sakamoto | Opus l’ascoltatore/spettatore non può far altro (e non deve far altro) che vederne (andando oltre il semplice sguardo vero e proprio) e sentirne (ancor meglio percepirne) la performance che con grande coraggio e fatica, ma impeccabilmente e sentitamente, Sakamoto esegue sapendo che da lì a sette mesi non ci sarebbe stato più in questa fugace esistenza terrena (<<Dall’8 al 15 settembre 2022 mi sono dedicato a qualcosa di molto importante per me>> raccontò spiegando il progetto di Opus: una parola latina che significa “lavoro”, “opera”). Un bianco e nero che perfino nelle pause tra un’esecuzione e l’altra, in cui Sakamoto riflette e riprende le forze necessarie per performare le sue composizioni sia cinematiche che di altri generi, non risuona fotograficamente funereo bensì benevolmente avvinto (<<Il progetto è stato concepito come l’occasione per registrare una mia performance - quando ancora ero in grado di esibirmi - che valesse la pena preservare per il futuro.>> e << Abbiamo registrato alcuni pezzi al giorno, con molta cura. Ho suonato alcuni brani che non avevo mai suonato al pianoforte solo, come The Wuthering Heights (1992) e Ichimei - piccola felicità (2011). Ho suonato “Tong Poo” in un nuovo arrangiamento a un ritmo più lento di quanto l’avessi mai eseguito.>> narra sempre Sakamoto). Il figlio regista Neo Sara, attraverso uno studio minuzioso di ogni composizione, risalta ogni esecuzione del padre, visibilmente provato in alcune pagine performative, in una sorta di flusso di coscienza visivo continuante, sempre in punta di fioretto come si addice all’educata cultura nipponica, avvicinando e allontanando la camera dal padre-compositore al pianoforte, fissando dei dettagli all’apparenza classici in un contesto del genere, invero assai significanti nella concettualizzazione testamentaria di questo film (microfoni, sgabello, mani sui tasti, riflessi della fisicità di Sakamoto sul piano, campo largo dello studio di registrazione 509 dell’NHK Broadcast Center tra i migliori in Giappone, gli occhiali sugli spartiti), arrivando a soffermarsi sul rito dell’accordatura per il piano preparato nel brano “20180219” (<<Il regista, Neo Sora, era piuttosto severo. Ha insistito perché decidessi con largo anticipo l’intero repertorio dei 20 brani che avrei suonato, in modo da preparare meticolosamente le riprese. Ho suonato a casa ogni pezzo che abbiamo poi registrato su un iPhone, per costruire la composizione dell’intero concerto che vuole idealmente rappresentare il tempo che trascorre dalla mattina alla sera. Tutto è stato meticolosamente realizzato con uno storyboard, in modo che la posizione delle camere e l’illuminazione cambiassero con ogni brano. A capo di una troupe di quasi trenta persone c’era il direttore della fotografia Bill Kirstein, che ha girato il film utilizzando tre camere 4K.>> continua Sakamoto nel proporre Opus al mondo). Un film-concerto, presentato in anteprima all’80^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e inaugurante il prossimo “Piano City Milano 2024”, che se ad un tratto ci si sofferma sul fatto che Ryuichi Sakamoto non è più con noi allora la commozione ci assale e non può frenare qualche lacrima di commiato. Un film-concerto che non è solo performance al piano, è la voce intima (non esclusivamente) musicale di un grandissimo compositore che ci manca tanto ma che per fortuna ci ha lasciato un patrimonio compositivo eccellente da studiare, approfondire e ristudiare (<<Quando ho iniziato le riprese ero un po' nervoso al pensiero che questa potesse essere l’ultima possibilità di condividere una mia performance. Quindi, in un certo senso, mentre pensavo a questa come la mia ultima opportunità di esibirmi, sentivo anche di essere in grado di aprirmi a nuovi orizzonti. Suonare semplicemente qualche brano al giorno con molta concentrazione era tutto ciò che potevo fare a questo punto della mia vita. Forse a causa di questo sforzo, in seguito mi sono sentito completamente vuoto e le mie condizioni sono peggiorate per circa un mese. Ma, nonostante questo, mi sento sollevato di aver potuto registrare prima della mia morte una performance di cui ero soddisfatto.>>). I venti brani selezionati da Sakamoto stesso – dal periodo da popstar con la Yellow Magic Orchestra alle splendide colonne sonore dei film di Bernardo Bertolucci e del cult Furyo, sino alla musica del suo ultimo album contemplativo “12” –, vengono eseguiti nell’ordine da lui determinato, descrivendo perfettamente la sua esistenza tra le note in totale assenza di parole, perché è la sua Musica a vivere e viverci dentro, durante e ancora dopo la visione. Un Opus profondamente acuta da guardare solo se si è pronti a farlo, senza distrazioni esterne, perché se ne perderebbe ogni singola impronta sonora, performativa e concettualmente spirituale (<<Sakamoto diceva che il piano era il prolungamento delle sue mani e in Opus ho voluto mostrare l’intreccio tra esecutore e strumento e come il respiro di Sakamoto si mescolava allo scricchiolio e al sibilo dei meccanismi del pianoforte. Il dialogo tra i due organismi estraeva le rispettive corporeità. Il film, memore della fascinazione di Sakamoto per il tempo, è progettato in modo da evocare visivamente il trascorrere delle ore nel corso di un’intera giornata. Mentre il tempo passa, la luce cambia, completando un cerchio, per poi ritornare alla posizione originale. Il film è girato in bianco e nero: spero di aver catturato il modo in cui la vita di Ryuichi Sakamoto, densa di sperimentazione, curiosità e innovazione, sia ritornata alle origini: al pianoforte.>> ci spiega Neo Sora). Il raggiungimento, ad opera compiuta e goduta visivamente, del figlio per il padre, del padre per il figlio e del compositore-padre per il resto dell’umanità che lo ha conosciuto e amato e per coloro che grazie a questo film lo conosceranno postumo, avviene in un bianco e nero accecante di splendore compositivo passionalmente edificante e insigne. Vi prego, non perdetelo!   

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Daniela Bocconi

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