The Suicide of Rachel Foster
Federico Landini
The Suicide of Rachel Foster (Id. - 2020)
Ala Bianca digital download
27 brani – Durata: 48’00” 
Un videogioco thriller horror in cui le musiche genuinamente atmosferico-folk di Federico Landini (“The Timberline”) dominano in maniera assolutisticamente affabulante e ipnotiche. La trama del videogame, tutto ideato e creato nel nostro Paese, che ha avuto, appena immesso nel mercato videoludico, ottime recensioni da tutta la critica specializzata e dal popolo dei giocatori, vede come trama il rientro presso l’Hotel di famiglia, in Montana, USA, dopo molti anni, di una donna risoluta che finisce imprigionata con i fantasmi del suo passato e come unica via di fuga il suo cellulare per scoprire una spaventosa verità. Atmosfere tra Shining, Psycho e Misery non deve morire ed una musica del nostro Landini (Classe mista 3A, Io non ci casco, Una donna per la vita, Babbo Natale non viene da Nord) (leggi intervista) che si insinua, con predominanza di synth, piano, chitarre acustiche ed elettriche, tra le pieghe misteriche del racconto e delle immagini di stupefacente realismo, tra un sound design spaventevole e disturbante (sempre curato dal compositore) e cullanti nenie di schietta scary music (“Claire’s Letter”, “Running Away”, “Mannequins Madness”, “The Hollows”, “Secret Room”), una canzone country in puro stile West Coast alla Bob Dylan (“Dream On”) interpretata in lingua inglese dalla vigorosa voce di Nadia Straccia che rammenta Shirley Bassey, paesaggi folk inquieti ed inquietanti o presumibilmente rasserenanti alla Ry Cooder (“Low Lights”, “Walking Around”), eterei movimenti pianistici dalla forte impronta melanconica e vocalismi sospiranti liturgiche preghiere (“Tie Up Loose Ends”, “Whispers”), sperimentalismi atonali alla Morricone dei western e horror anni ’70 (“False notes”, il lungo e alienante “The Tent”) e il tema cupo e quasi dissonante (“Leonard’s Theme”). Landini gioca con gli strumenti e i campionamenti a disposizione usandoli in tutta la loro gamma e possibilità espressiva, facendo venire fuori suoni, sì di matrice folk come detto, ma deturpati, aggrediti, dilaniati in modo tale da essere essi stessi la tela fitta di verità non svelate e paurose che circonda la protagonista del videogioco nei vari livelli estremi da affrontare e superare per giungere alla resa dei conti con se stessa e gli spettri della sua esistenza: si ascoltino le tre parti di “Awareness” nella quali il piano ribattuto e tormentato, su prolungati sintetismi angosciosi, alla Ligeti, diviene il Caronte dell’anima della vicenda e del luogo non luogo, l’Hotel, per disvelarne l’identità misterica. Unico momento di pausa da cotanto clima sonoro pulsante inquietudine, e brillantemente divagante, è la cantabile carola swing “Christmas Song”.
