Reportage dello spettacolo Lord of the Dance - A Lifetime of Standing Ovations

Celtiche vibrazioni – La danza dell’Irlanda
Reportage dello spettacolo Lord of the Dance - A Lifetime of Standing Ovations presso il Teatro degli Arcimboldi il 10 giugno 2024
Nel 1996 mi recai in un negozio di dischi, di quelli gestiti da proprietari competenti e appassionati realmente di musica, luogo che oggi appare obsoleto e quasi inesistente (sembra di parlare di preistoria e sono soltanto trascorsi 28 anni), e rimasi colpito da un CD dal titolo “Lord of the Dance”, con le belle e esaltanti musiche originali di un tale Ronan Hardiman, nella cui cover campeggiava un ballerino in una posizione da divinità dell’Olimpo, come un guerriero a petto nudo scoccante una freccia con il suo arco immaginario.

Il compact disc conteneva (e contiene) 17 brani strumentali e cantati dal tematismo prettamente celtico, dalle influenze new age, con forti intromissioni pop ballabili, e con le orchestrazioni e direzione d’orchestra della compositrice britannica Anne – “Art of Noise” – Dudley (Premio Oscar per la colonna sonora di Full Monty e autrice delle score per film quali Buster, American History X, Black Book); pertanto, ammirando la musica celtica e la compositrice di cui sopra, ne fui attratto e lo acquistai. Per fortuna l’ascolto (che ancora oggi di tanto in tanto effettuo) fu alquanto soddisfacente e instillante, col passare del tempo, ricordi altrettanto soddisfacenti, quindi non appena ho appreso dello spettacolo al Teatro degli Arcimboldi dal medesimo titolo, Lord of the Dance, mi sono subito incuriosito e, immediato, mi è sopraggiunto il desiderio di rivivere dal vivo ciò che avevo esclusivamente vissuto con le orecchie su CD.


Lord of the Dance - A Lifetime of Standing Ovations è uno spettacolo di danza irlandese, unico e originale nel suo genere, che, per l’appunto, dal 1996, quando debuttò al Point Theatre di Dublino, (come chiarisce il comunicato stampa del medesimo) <<ha visitato oltre 1.000 luoghi in tutto il mondo, visto live da oltre 60 milioni di persone in 60 paesi diversi in ogni continente, addirittura una delle produzioni di danza di maggior successo al mondo e lo spettacolo itinerante di maggior successo nella storia dell’intrattenimento (il record di 21 spettacoli consecutivi sold out alla leggendaria Wembley Arena stabilito nel 1998 resiste ancora oggi!)>>.
La brillante idea di questo show danzante e canoro, esaltante la magia agiografica, culturale e storiografica e la musica dell’Irlanda, è sgorgata al grandioso e stupefacente ballerino, coreografo e regista statunitense, ma di origini irlandesi, Michael Flatley, che è apparso virtualmente nello schermo gigante sul palco del teatro lombardo in una performance dal virtuosismo eccelso e lasciante letteralmente a bocca aperta, in questa nuova versione che dopo 28 anni resta uguale nei contenuti eppure varia nella forma e nella composizione del gruppo di ballerini, cantanti e compositore delle musiche e canzoni originali, ad opera di Gerard Fahy.

Una fatina giallo sfavillante accompagna, danzando furbescamente e incredibilmente con il suo flautino magico che emana note fiabesche aprenti mondi fatati o malvagi a seconda della scenografia video proiettata alle sue spalle, una serie di capacissimi ballerini – soprattutto la sezione maschile che riesce a non distrarre e a sbalordire ad ogni apparizione incontrollata sul palco – e una cantante sgargiante nei vestiti e dalla voce eterea e acuta alla Celine Dion, narrando di volta in volta, scena dopo scena, conseguentemente scenografia dopo scenografia, danza dopo danza (tutte coerentemente in stile irlandese, con quella tipica gestualità corporea saltellante come folletti impazziti nel bosco verdeggiante, dal tip tap furibondo), avventure amorose o perigliose, che vedono protagonisti alternativamente uomini e donne o entrambi, sempre e comunque in un profluvio di balli ora sfrenati, ora soavi, ora rivoltosi, ora circensi e giocosi. La bravura di tutto il cast artistico e tecnico è ineccepibile e le musiche, amalgamanti primariamente aree celtiche sempre riccamente affascinanti, pur nella loro ripetitività melodica ipnotizzante, a pagine rock, pop e flamenco tra il raggiante, il corale tetro (simil James Horner de Il nome della rosa) e lo spirituale elegiaco, sono il vero punto di forza dell’intera messa in scena, che in quasi due ore di show a tratti appare ridondante, in specie nei balletti femminili troppo uguali a sé stessi. Ad ogni modo uno spettacolo danzante da vedere, anche se, personalmente, seppur torno a ribadire un fenomeno globale senza precedenti ancora oggi, una volta visto, preferisco ascoltarmi il CD succitato, che musicalmente lo trovo migliore e più ispirato rispetto alle nuove composizioni di Fahy.


Grazie a Cristina Atzori per la sua generosa disponibilità e cortesia.
