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10 Giu2024

Reportage del concerto “Čajkovskij e il pianoforte” dell’Orchestra Sinfonica di Milano

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Reportage

foto tchaikovsky

Dalla Russia con Amore…e Furore!
Reportage del concerto “Čajkovskij e il pianoforte” dell’Orchestra Sinfonica di Milano il 07-09 giugno 2024

La sempre eccellente Orchestra Sinfonica di Milano, come penultimo appuntamento della sua Stagione sinfonica all’Auditorium in Largo Mahler, ha eseguito due capolavori della musica classica composti da due dei maggiori rappresentati del cultura musicale russa: il “Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in Si bemolle minore op. 23” di Petr Il’'ič Čajkovskij (1840 – 1893) e la “Spartacus Suite” di Aram Chačaturjan (1903 – 1978), con la presenza della rinomata e affascinante pianista russa Anna Vinnitskaya e la direzione orchestrale del portentoso Stanislav Kochanovsky, anch’egli russo di nascita.


foto aram khachaturian

Due pagine musicali, è proprio il caso di dirlo <<Dalla Russia con Amore…e Furore!>>, che hanno molto in comune con il Cinema (e non solo) essendo state adoperate spesso, in forma più o meno originale, seriosa e rispettosa, in contesti filmici e finanche televisivi di vario genere e provenienza: Petr Il’'ič Čajkovskij, uno di quei compositori tra i più abusati o citati nell’ambito cine-musicale, con il suo melodismo immediato, allegrotto, esaltante e popolare del “Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in Si bemolle minore op. 23”, scritto nel 1874, che consta di tre movimenti (“Allegro non troppo e molto maestoso. Allegro con spirito”, “Andantino semplice” e “Allegro con fuoco”), impiegato in parecchi film, spot e serie TV e Aram Chačaturjan, uno dei più immaginifici e cinematografici compositori della sua epoca e non soltanto (ha scritto musica per film dal 1934 tra cui le rilevanti colonne sonore per Russkij Vopros, Admiral Usakov, Otello, Bolsaja Doroga), con la sua furiosa, marziale e poetica al medesimo tempo “Spartacus Suite”, suddivisa in sei movimenti (“Danza delle spade da Suite n. 3”, Variazioni di Aegina e Bacchanalia da Suite n. 1”,”Scena e Danza di Crotalus da Suite n. 1”, “Adagio di Spartacus e Phrygia da Suite n. 2”, “Ingresso dei mercanti/Danza delle cortigiane romane/Danza da Suite n. 2” e “Danza delle Puellae gaditanae e Vittoria di Spartacus da Suite n. 1”), usata in molte pellicole e serie televisive (come l’altro suo componimento, il balletto “Gayaneh”) – qui mi sovviene all’istante la presenza del meraviglioso “Adagio di Spartacus e Phrygia” in L’era glaciale 2 - Il disgelo (Ice Age: The Meltdown, 2006) con score originale di John Powell (il brano nel CD s’intitola “The Pearly Gates”) – un balletto in quattro atti e nove quadri ispirato dalla figura del capo degli schiavi Spartaco nella sua lotta incessante per la libertà contro l’Impero Romano, scritto nel 1954 e revisionato nel 1968, che nel 1955 divenne una Suite orchestrale decisa dallo stesso Chačaturjan, dalla quale si eleva l’”Adagio” di cui sopra, una delle pagine più ispirate e romantiche in carriera del compositore armeno.

foto aram khachaturian2

Ritornando al concerto in esame, da me chiamato in modalità bondiana cinefila <<Dalla Russia con Amore…e Furore!>>, perché spinto dall’impulso di sottolineare questi due elementi sensoriali umani trapelanti a gran voce dai pentagrammi di entrambi i compositori russi, che nei loro movimenti hanno saputo diluire e far coesistere una melodiosità coinvolgente, fulminea, roboante (anzi meglio tuonante) eppure al contempo struggente e amorevolmente sentimentale, di quel sentimentalismo che rischiara lo spirito avvicinandolo al divino: in questo sono esemplari lo straziante e diradato, nonché voluminosamente lirico succitato “Adagio di Spartacus e Phrygia” e l’apertura incessantemente inquieta e scuotente dell’“Allegro non troppo e molto maestoso. Allegro con spirito”. Nel “Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in Si bemolle minore op. 23” di Čajkovskij, la pianista Anna Vinnitskaya, definita dal Washington Post, di cui condividiamo ogni singola parola dopo averla sentita dal vivo, una “leonessa della tastiera, capace di divorare le più difficili pagine pianistiche con una forza adamantina.”, ha raggiunto un’interpretazione così sentita e profonda da trasmettere al pubblico quella sensazione di ascoltare tale straordinaria composizione per la prima volta in assoluto.

foto anna vinnitskaya

foto anna vinnitskaya2

Ha colpito, con la sua esecuzione impeccabile, dritto al cuore degli astanti in auditorium, quasi frenati nel respiro dall’energia, tecnica pianistica e capacità trasmissiva di ogni singola nota, istantanea nel creare un perfetto connubio con la voce di ogni orchestrale performante in contrappunto con il suo vivido pianoforte tra incandescenza e romanticheria sospesa. Applausi duraturi e meritati che la Vinnitskaya ha ricambiato entusiasta con un bis, prima di cedere l’esecuzione alla sola Orchestra Sinfonica di Milano, nella seconda parte del concerto, nella performance Chačaturjana, sotto la direzione brillante e trascinante nel gesto e nella simbiosi con i musicisti di un Kochanovsky visibilmente euforico e coinvolto, di una Suite che è la quintessenza cinematico sonora di qualcosa di imponente nelle orchestrazioni e idee leitmotiviche, catturante in ogni passaggio pentagrammato sia guerresco che appassionato. Nell’ultimo movimento “Danza delle Puellae gaditanae e Vittoria di Spartacus da Suite n. 1” vi ho travisato un qualcosa di Bolerianamente Raveliano in quel crescendo lento ma continuativo, strumento dopo strumento, accento dopo accento, sino alla deflagrazione finale, a definire ciò che lo stesso Chačaturjan asserì della sua composizione: <<Ho pensato a Spartacus come a un affresco monumentale che descrive la possente ribellione degli schiavi dell’antichità in difesa dei diritti umani>>. Bis della compagine lombarda, applaudita con torrenziale impeto: l’arcinota sarabanda furibonda del “Sabre Dance” dal “Gayaneh” sempre di Chačaturjan. E qui è andato giù l’Auditorium, per fortuna non in senso letterale.

foto stanislav kochanovsky

Un ringraziamento speciale a Damiano Afrifa, ufficio stampa dell’Orchestra Sinfonica di Milano e a tutto lo staff presente in Auditorium.

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Daniela Bocconi

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