• News
    • Eventi & Ultime Notizie
    • Novità Discografiche
    • Concerti
    • Premi & Concorsi
    • Scuole & Corsi
    • Comunicati Stampa
  • Recensioni
    • Cinema
    • TV
    • Videogiochi
    • Musical
    • DVD
    • Libri
  • Contenuti Speciali
    • Interviste
    • Monografici
    • Dossier
    • Reportage
    • Video & Multimedia
    • Filmografie
  • Extra
    • L'angolo dei lettori
    • Archivio Rivista Cartacea
    • 1M1 Blog
  • Partners
  • Cerca
  • Home
  • Legenda Recensioni
  • Contenuti Speciali
  • Reportage
  • Evviva la Film Music Italiana
25 Nov2019

Evviva la Film Music Italiana

Scritto da Dimitri Riccio. Pubblicato in Reportage

Evviva la Film Music Italiana
Reportage del Concerto di Musica per Film dell'ACMF al Teatro Regio di Torino il 21 novembre 2019

Nella cornice austera e iper-istituzionale del Teatro Regio di Torino ha fatto il suo ingresso, per una volta, la musica meno istituzionale e istituzionalizzata d’Italia: quella per film.
E lo ha fatto con un concerto per l’apertura del 37° Torino Film Festival e l’inaugurazione di Torino Città del Cinema 2020, organizzato dalla sempre più attiva e imponente Associazione Compositori Musica per Film (ACMF) a cui lodi sperticate devono essere indirizzate per questa benedetta iniziativa che, oltre a voler proteggere l’arte eternamente bistrattata e negli ultimi anni anche lievemente, mi si passi il vernacolo, sputtanata, di tutti i compositori prestati al cinema, ha come fine quello di aprire lo scrigno eternamente pieno delle partiture praticamente inedite a livello discografico del nostro cinema e di esibirle e divulgarle nella loro abbacinante bellezza in forma di concerto. Presenti diversi registi tra cui Marco Tullio Giordana e Davide Ferrario e una bella sfilza di politici autoctoni.
Ecco quindi la doverosa cronaca in differita per chi non c’era.
Seduti.
Un ragazzo e una ragazza si siedono accanto a me, probabilmente critici di qualche blog di cinema. Non promettono nulla di buono.
Dietro arrivano due uomini. Sento uno dei due dire: “Vabbè, becchiamoci sto concerto di musica farlocca”. Uno schizzo acido mi parte dallo stomaco e sono tentato di girarmi e attaccare il pezzo che ormai da trent’anni officio in strenua difesa della dignità della musica per film. Lascio perdere.
Voglio godermi il concerto serenamente.
Sbandata iniziale terrificante: proto-sindaci, post-assessori, neo-portaborse, la presidente del TFF Emanuela Martini, Raoul Bova e consorte più un “presentatore” salgono sul palco e attaccano coi discorsi. Tutti rigorosamente e scientemente evitano di parlare sia della musica che sentiremo, sia dei compositori autori dei pezzi (dei quali nessuno tra i presenti è invitato sul palco).
In compenso, tutti quanti invariabilmente ci spiegano quanto è bella Torino, quanto si sta bene a Torino, quanto sono discreti ma calorosi i torinesi, quanto si mangia bene a Torino, che bei monumenti e musei abbiamo a Torino, in pratica fanno i motivatori, come se chi vive a Torino fosse sull’orlo del suicidio.
Raul Bova ci assicura pure che il TFF sta lentamente diventando importante...
E lì un po' ci balla l’idea del suicidio.
Bon. Finalmente i tipi smontano dal palco e inizia il concerto.



Sale l’eroico Alessandro Molinari che dirigerà l’Orchestra del Teatro Regio con gran piglio e gusto.
Il nostro infatti squaderna immediatamente una suite da Amarcord (1973) del buon Nino Rota comme il faut. Applausi.
E’ quindi la volta della stupefacente Euforia (2018) del talentuoso Nicola Tescari per il film della Golino. Musica audace con l’orchestra che tesse i fili rarefatti e cristallini di una partitura importante che immobilizza la sala. Bravo!
Al termine Molinari saluta il compositore: è dietro di me. Mi giro e riconosco Tescari e Andrea Guerra, cioè quelli della battuta sulla musica farlocca di prima. Evidentemente l’ironia non alberga più nelle mie stanze. Mentalmente chiedo scusa a tutti e due per non avere colto.
Il teatro viene quindi invaso dalla malinconia del tema de Il clan dei siciliani (1969) del gigantesco Morricone. Grande esecuzione.
Altra sorpresa per la magnifica La luna su Torino (2013), brano giocoso e divertito con una meravigliosa vena sognante. Applauso a Fabio Barovero.
Intanto la ragazza di fianco a me mantiene la promessa di non promettere nulla di buono: da quando è iniziato il concerto non ha mai alzato la testa dal suo cavolo di smartphone col quale chatta continuamente. Ma perché vengono, mi chiedo. Ovviamente non posa il pezzo nemmeno per un accenno di applauso. Sta lì, concentrata a scrivere come se non ci fosse un domani, o una vita dopo il concerto. Vabbè.
Intanto è il momento della magnifica musica da La finestra di fronte (2003) di Andrea Guerra, uno dei più grandi compositori italiani della generazione di mezzo, senza ombra di dubbio. E il pezzo ce lo ricorda violentemente nella splendida breve suite che mette tutti davanti a una precisa idea di musica per cinema, rigorosa e testardamente caparbia nel voler essere fruibile e al contempo eccellente. E ci riesce alla grande.
Ovazione.
Il giovane talento di Andrea Farri, che seguo e inseguo fin dai suoi esordi con profondo interesse, si insacca un po' nell’iper-adrenalinica Il primo Re (2019) ma l’effetto sul pubblico è notevole. Applausi all’orchestra.
Stramba idea quella di omettere completamente la stupefacente partitura per Il ragazzo invisibile (2014) di Ezio Bosso in favore della canzone di Valentina Gaia qui pur egregiamente orchestrata e praticamente irriconoscibile.
Accanto intanto la tipa continua imperterrita a pigiare lo schermo del suo telefono: quindi il concerto è di alto livello per forza.
E arriva Signorina Effe (2008) del portentoso Pasquale Catalano, probabilmente il più dotato compositore della sua generazione e di molte altre.
Come sempre la sua imponente vena melodica si esibisce senza remore, ma con la consueta pudicizia e pulizia di scrittura che caratterizzano questo artista dalle risorse illimitate che continua a essere, a nostro avviso, incredibilmente sottovalutato.
E con Mimì Metallurgico (1972) di Piccioni e I compagni (1963) di Rustichelli, con gli orchestrali che cantano suonando “La Marcia della Cinghia”, il teatro si spella le mani e si arriva all’intervallo.
Camminando per la sala le impressioni generali sono buonissime. Fa specie sentire tutta quella gente parlare di nomi che sei abituato a conoscere solitamente solo tu.
Persino i membri del Politburo danno l’impressione di averci capito qualcosa... forse.
Seconda parte.
Molinari salta gagliardamente sul podio e butta lì una egregia suite da Ormai è fatta (1999) di Pivio e Aldo De Scalzi. Gran bel pezzo che non ricordavo minimamente. Hai capito Pischiutta e De Scalzi?
E' quindi la volta del fraseggiare discreto e sincero del gigante Nicola Piovani con un omaggio al cinema del grande Nanni Moretti: Caro diario (1993) e La messa è finita (1985). Piovani è un compositore talmente alto che nella sua illusoria semplicità di superficie svela a ogni nuovo ascolto qualche riverbero, qualche nuance di cui non ti eri proprio accorto, anche fosse la milionesima volta. E che classe l’orchestra!
Tocca quindi al bravo Paolo Buonvino metterci tutti in riga col suo talento con Baciami ancora (2010) con la sua musica urgente, in rincorsa, tesa e struggente.
Applausi convinti per la strabiliante suite del Maestro Bruno Zambrini dal film d’animazione I gladiatori di Roma (2012), dove l’orchestra può davvero scatenarsi a livello sinfonico. E ovazione.
Che gran sorpresa poi è il pezzo del compositore Riccardo Giagni da My Father (2003), autore da sempre votato alla strenua ricerca e alla sperimentazione rappresentato qui da uno dei brani meno facili della serata, che però dona commossa soddisfazione in chi ascolta, grazie anche a una perfetta esecuzione calibrata magistralmente dal Maestro Molinari. Bravissimi!
La commovente suite da Il postino (1994) del vecchio leone Luis Bacalov mette d’accordo proprio tutti. Partitura che avevo personalmente snobbato all’epoca della sua uscita si è rivelata col passare degli anni una composizione stratificata e lieve che infine mi è entrata nel cuore.
Tocca poi finalmente al genio totale di Franco Piersanti che con la sua stupefacente suite da Corto Maltese (2002) dà una scudisciata britteniana a tutto l’uditorio. Che immenso compositore è il nostro e che giocoliere raffinatissimo coi colori orchestrali. Un autore che si ascolta e si studia volentieri sempre e comunque. Teatro in ginocchio al termine del pezzo.
Con Nome di donna (2018) entra nella sala la musica del grandissimo Dario Marianelli, mai banale, mai prevedibile, sempre alla ricerca di un escamotage armonico e melodico che risolva con talento la strenua indagine a fare sempre meglio ciò che già è perfetto.
Molinari e l’orchestra vanno quindi all’assalto di Profondo rosso (1975) dei Goblin esibita con una capacità ritmica e aggressiva davvero encomiabile.
Per un momento la mia vicina alza gli occhi dal telefonino... hai capito Simonetti cosa riesce a combinare?
Chiude la struggente e magnifica Profumo di donna (1974) del caro e compianto Armando Trovajoli.
Applausi, applausi, applausi.
L’orchestra concede un bis.



Sorpresona: è “La Marcia di Brancaleone” di Rustichelli cantata ed eseguita con verve e autoironia dagli stupendi orchestrali del Regio e punteggiata dal battimani a tempo del pubblico.
In pratica il Maestro Molinari ha scoperto la “Marcia di Radetzky” degli italiani.
A questo punto il teatro viene letteralmente giù dagli applausi e persino la mia vicina molla definitivamente il telefono.
Si esce all’aria aperta dopo un concerto davvero bellissimo.
Il direttore Molinari merita davvero un applauso immenso per la precisione, abnegazione e l’arte infuse, trasfuse a questa serata, a questa orchestra.
E ci inchiniamo davanti agli orchestrali tutti.
Al termine dell’evento vedere tutti quei compositori, molti dei quali miei personali eroi, lì tutti insieme a parlottare e scherzare tra loro era straniante ma stupendo al tempo stesso.
Auguriamo lunghissima vita all’ACMF e ci auguriamo che continuino a organizzare eventi come questo, magari anche più mirati, più integrali, con esecuzioni di suite più lunghe da ciascun film.
E comunque: applausi.

Stampa

  • Indietro
  • Avanti
CS on Spotify
soundtrackcity

Daniela Bocconi

  • Pubblicità
  • Redazione
  • Cookie Policy
  • Info & Contatti

Copyright © 2017 - ColonneSonore.net | Vietata la riproduzione anche parziale dei contenuti

  • News
    • Eventi & Ultime Notizie
    • Novità Discografiche
    • Concerti
    • Premi & Concorsi
    • Scuole & Corsi
    • Comunicati Stampa
  • Recensioni
    • Cinema
    • TV
    • Videogiochi
    • Musical
    • DVD
    • Libri
  • Contenuti Speciali
    • Interviste
    • Monografici
    • Dossier
    • Reportage
    • Video & Multimedia
    • Filmografie
  • Extra
    • L'angolo dei lettori
    • Archivio Rivista Cartacea
    • 1M1 Blog
  • Partners
  • Cerca