Il Musical Charlie e la Fabbrica di Cioccolato: Willy Wonka è tornato!

Willy Wonka: pura immaginazione al sapor di cioccolato!
Reportage del Musical Charlie e la Fabbrica di Cioccolato dal 21 novembre in scena a Milano
Segnatevi bene questa ricetta, con le giuste dosi, vi raccomando. Altrimenti non avrete la più pallida idea di cosa vi verrà servito: una barretta di note ‘cioccolatose’ dell’originale Willy Wonka & The Chocolate Factory, con l’esuberante simpatia travolgente di Gene Wilder, una stecca di pentagramma candito al caramello più dolce e appiccicoso del remake Charlie and the Chocolate Factory, con lo strampalato cinismo sballato di Johnny Depp; mescolate bene e aggiungete una sana irriverente dose di caramellose armonie, spumeggianti ritmi gassosi, doppi sensi piccanti e una catena di melodie dolci dolci e procaci a tal punto da sommergervi come un fiume in piena di cioccolato al latte (vi ricordate la fine che fa l’ingordo e grassottello Augustus Gloop?). Alla fine avrete una torta dai mille colori e molteplici gusti, colma delle leccornie più ghiotte che possiate immaginarvi, con quel sapore dissacratorio, burlesco, pop, kitsch e fiabesco che solo un Musical quale Charlie e la Fabbrica di Cioccolato può apparire ai vostri occhi e solleticare i vostri sensi…e soprattutto il palato.
Per la prima volta in Italia, giunge a noi in una splendida versione che mischia alla perfezione il classico del 1971 con Wilder Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato ed il rifacimento con Depp, diretto da Tim Burton, La fabbrica di cioccolato del 2005. L’idea di miscelare le atmosfere magiche ma beffardamente ciniche del capostipite con le follie stravaganti e macchinose del remake burtoniano funziona come un orologio svizzero o una catena di montaggio simile a quella dei titoli di testa del film con Depp; con la sola differenza che le musiche e canzoni in scena sono un mix tra mielosi leitmotiv strappalacrime, pezzi dall’impronta popolare o popolana, ritmiche pop, black music, psichedelie allucinogene che provengono dall’originale del 1971 con canzoni e parole scritte dal due volte premio Oscar Leslie Bricusse (Il favoloso Dottor Dolittle, Goodbye, Mr. Chips) e Anthony Newley – riconoscibili fin da subito, e come prescinderne dato che si tratta di songs memorabili anche per chi non frequenta il genere musical, la meravigliosa e incantevole, trasognante “Pure Imagination”, l’amorevole “The Candy Man” e l’etnia bislacca di “Oompa Loompa” – e nuovi temi canori e strumentali composti da Marc Shaiman (la serie Smash, Il ritorno di Mary Poppins, Hairspray – Grasso è bello) con liriche di Scott Wittman. Dimenticatevi lo score e le canzoni di Danny Elfman per Tim Burton, anche se in questa versione teatrale non sarebbero sfigurate affatto.

Nel ruolo che fu magnificamente interpretato, con stilemi dissimili ma pur sempre efficaci per il tipo di trama inscenata, da Gene Wilder e Johnny Depp, troviamo il pregevole Christian Ginepro (attore multiforme che da più di vent’anni si destreggia con scioltezza tra cinema, televisione e teatro, ed ovviamente il musical) che non fa rimpiangere minimamente i succitati attori e consegna alle scene un Willy Wonka che custodisce in sé una doppia anima, anzi tripla: candida come il candore dei dolciumi che lo circondano fin dalla tenera infanzia, indifferente come il cinismo brutale del mondo che lo ingloba, burlona come i suoni e i frastuoni della sua Fabbrica ricca di colori abbaglianti e profumi assuefacenti e dei suoi strampalati e mattacchioni Umpa Lumpa. Per merito di una regia frizzante, curata dall’acclamato Federico Belloni (suoi i successi dei musical di Mary Poppins, Dirty Dancing, Fame, The Bodyguard, West Side Story), i bellissimi effetti speciali e visivi di Paolo Carta (lo stesso di Mary Poppins), coreografie scintillanti e funamboliche di Gillian Bruce, un’esecuzione apprezzabile e raggiante di un’orchestra dal vivo di 18 elementi diretta dal Maestro Giovanni Maria Lori, ci si trova dinnanzi uno show di oltre due ore, in cui si apprezzano tutte le performance attoriali e canore (doveroso citarli tutti) dei giovanissimi, che si alternano nello stesso personaggio, Gregorio Cattaneo/Alberto Salve/Alessandro Notari (Charlie Bucket), Gipeto (nonno Joe), Simona Samarelli (Mrs. Bucket), Lisa Angelillo (Sig.ra Tv), Russell Russell (Sig. Eugene Beauregarde), Fabrizio Corucci (Sig. Oleg Disalev), Stella Pecollo (Sig.ra Glup), Annamaria Schiattarella (nonna Georgina e regista residente), Roberto Colombo (nonno George), Marta Melchiorre (Veruca Disalev), Davide Marchese (Augustus Glup), Michelle Perera (Violetta Beauregarde), Simone Ragozzino (Mike Tv), Donato Altomare (Jerry), Rossella Contu (Cherry), Robert Ediogu (Sig.ra Green). E come location, non il classico teatro lombardo ospitante questo genere di musical, bensì la Cattedrale della Fabbrica del Vapore per l’occorrenza totalmente trasformata in un teatro, anche se a dirla tutta il suono dell’orchestra sovrasta il cantato in più occasioni e la sistemazione delle sedie, in particolar modo nella parte posteriore del luogo, permette scarsa visibilità così perdendo gran parte dell’espressioni recitative degli attori e alcune sfumature coreografiche. Non è propriamente il massimo! Ad ogni modo i costumi di Chiara Donato campeggiano in tutta la loro bellezza rispettosa, anzitutto per l’abito di Wonka, del Musical originario e qualche strizzatina d’occhio agli anni ’50 e ’70 tra Tutti insieme appassionatamente e American Graffiti. Egregio, con molti doppi sensi che colgono solo gli adulti e gag briose nonsense alla Monty Python o da varietà italico vecchio stampo che fanno sorridere i piccini, la traduzione e adattamento del libretto e delle canzoni di Franco Travaglio.

