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28 Dic2019

Reportage del cine-concerto di Harry Potter e il calice di fuoco

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Reportage

Potter-ntosamente magico!
Capitolo 4
Reportage del cine-concerto di Harry Potter e il calice di fuoco tenutosi al Teatro degli Arcimboldi di Milano il 27 – 28 dicembre 2019

Prendendo spunto da una frase di una vecchia recensione di Luigi Lozzi, scritta per la rivista AudioReview del 2002, riguardante la colonna sonora di Spider-Man di Danny Elfman, la quale diceva: “Il nostro non è un paese culturalmente preparato a trattare la musica per cinema in modo adeguato e a niente vale il ricordare quanto importante sia il suo contributo nella riuscita di un film.”, mi sorge spontanea una piccola considerazione, che all’apparenza potrebbe sembrare fuorviante, dato che sto recensendo un cine-concerto della saga più rimunerativamente e culturalmente di enorme successo nella Storia della Settima Arte, sul medesimo livello di quelle di Star Wars e Avengers, ma che invero ha il suo perché. Di fatto sono trascorsi quasi 18 anni dalla suddetta recensione e da un certo punto di vista le considerazioni di Lozzi non sono mutate così tanto nel nostro Bel Paese, però non per quel che concerne il pensiero popolare – che non è assolutamente vero che è costituito, nella stragrande maggioranza, da persone non preparate e unicamente rimbambite da una TV nazionale sempre più becera e che si ostina a fargli credere e pensare che la Cultura non paga e distrae le menti – bensì in riferimento al pensiero critico cinematografico e accademico musicale che ancora oggi, ignorantemente e stupidamente, tiene in poca rilevanza uno degli aspetti preponderanti e da sempre più influenti del Visivo in tutte le sue forme e derivazioni, ovvero la Musica applicata alle Immagini. Un film, una serie, un videogioco, uno spot, un documentario, un progetto multimediale senza la Musica non sarebbe niente o perderebbe una grandissima porzione della sua valenza espressiva. Anche se in molte occasioni il pubblico non si rende conto dell’enorme importanza e valore della musica tra le immagini, questa rimane ugualmente impressa nelle loro menti e lo accompagna ancora a casa o a lavoro dopo giorni e giorni dalla visione di ciò che ha commentato.

Ovviamente non tutti hanno la sensibilità di cogliere alcune sfumature timbriche, armoniche e quant’altro di musicale vi è in una partitura e nel suo apparato tematico, tuttavia, statene certi, ne coglieranno le sensazioni e le idee che il compositore di turno ha voluto imprimergli, facendo sì che il visivo avesse quel quid in più che i dialoghi, la recitazione, la trama, gli effetti e tutto l’ambaradan tecnico-artistico solito non riuscirà mai e poi mai, almeno nella totalità dei casi, a manifestare pienamente. Non c’è nulla da fare, la Musica per Immagini è da sempre il ‘non detto’ delle Sequenze e sarà sempre così, per buona pace dei critici e degli insegnanti di conservatorio e musicologi con la puzza sotto il naso che la ignorano, perché in verità non ne comprendono una beata fava. Dopo questo sfogo, dovuto, perché tutt’oggi ne sento ancora di cotte e di crude sulla musica applicata, devo ammettere che le cose sono per fortuna migliorate enormemente, anche grazie ai tantissimi concerti di colonne sonore sparsi per il mondo, che nella nostra Italia si stanno avvicendando da molti anni a questa parte come formiche operose e freneticamente indaffarate; non ultimo la divulgazione, buona e giusta (Amen), dei cine-concerti di film, per buona parte, stranoti con colonne sonore famosissime che attirano anche i neofiti – a dirla tutta in circolazione vi sono anche concerti e film music concerts live di pellicole che sono note soltanto tra i fan più nerd, addirittura divenute dei stracult col tempo, come, ad esempio, il cine-concerto in USA dello sci-fi horror comico Killer Klowns del 1988 (Killer Klowns from Outer Space) con musiche sinfo-rock di John Massari – che attirano un pubblico esaltato e numeroso. Uno dei casi di cui sopra sono gli ‘Harry Potter CineConcerts’, giunti al quarto capitolo della saga magica nata dalla penna geniale di J. K. Rowling, riscuotendo in tutto il globo successi stratosferici come fu per i corrispettivi film. Grazie anche e soprattutto alle musiche – e torniamo al discorso di inizio reportage – di John Williams per i primi tre film che hanno fatto da apripista ai successivi mondi sonori dei compositori coinvolti nei restanti cinque film: Patrick Doyle per il quarto, Nicholas Hooper per il quinto e sesto, Alexandre Desplat per il settimo e ottavo. Non dimenticando gli spin-off degli Animali fantastici curati musicalmente dal bravissimo James Newton Howard. Ancora una volta nella cornice del Teatro degli Arcimboldi di Milano, che oramai è divenuto il centro lombardo cine-musicale concertistico dal vivo di Harry Potter & Co., come l’Auditorium Parco della Musica lo è diventato per Roma da alcuni anni, si è svolto il cine-concerto del quarto capitolo, Harry Potter e il calice di fuoco per la regia di Mike Newell, anno 2005, con musiche affidate al sodale di Kenneth Branagh (14 pellicole insieme), lo scozzese Patrick Doyle (classe 1953), il quale con Newell aveva collaborato su Donnie Brasco.

Da me sempre considerato il capitolo librario meglio scritto e riuscito di tutti e sette i libri della Rowling; filmicamente il più divertente con battute e gag comiche da sitcom intelligente, seppur più tetro e orrorifico nella messa in scena, con una delle prime morti malinconicamente importanti e tragiche della saga, anche se non sembrerebbe così, ma non sto qui a spoilerare qualora vi fossero tuttora lettori che non hanno né letto il libro né visto il film; morte annunciata e crudele dopo quella dei genitori di Harry da cui partono le fila di tutta la narrazione, nonché trama che conduce alla rinascita sconvolgente di ‘Colui che non deve essere nominato’. Harry Potter e il calice di fuoco si è aggiudicato 13 vittorie e 43 candidature a svariati premi rilevanti, tra i quali nomination agli Oscar per la scenografia, e Doyle premiato per le migliori musiche agli ASCAP Film and Television Music Awards e l’International Film Music Critics Award (IFMCA). Devo ammettere che ho, fin dalla prima visione in sala del film e dall’ascolto della colonna sonora separata dalle immagini su CD, ritenuto lo score di Doyle assai efficace sul visivo ma poco considerevole su disco, anche se i suoi momenti culminanti e affascinanti li possiede – sentite, eseguiti dalla prestigiosa e ineguagliabile London Symphony Orchestra nella sessione originale, i valzer, di cui Doyle è un effettivo esperto nello scriverne nella sua carriera, “Neville’s Waltz” e “Potter Waltz”, il lirico tema malinconico di “Harry in Winter” che sembra provenire dalle sue migliori partiture sinfoniche classiche per i drammi o commedie Shakespeariane dell’amico regista e attore Branagh, la monumentale pomposità elgariana e celtica al contempo del “The Quidditch World Cup”, la puntillistica “Rita Skeeter”, la fiabesca e impressionistica, nonché wagneriana, “Foreign Visitors Arrive”, per finire con la elfmaniana nei tocchi burtoniani iniziali “The Story Continues” e la cupa e drammaturgicamente intensa “The Goblet of Fire” e “Voldemort”. Unica nota dolente, che dichiaro da sempre in alcuni miei articoli pregressi, è l’inno di Hogwarts (“Hogwarts’March”) che è realmente una parafrasi più lenta e meno jazzy del tema di Wallace & Gromit di Julian Nott. Ad ogni modo la performance dell’Orchestra Italiana del Cinema, formata da oltre 80 musicisti, sotto la direzione euforicamente simpatica e puntigliosa del Maestro inglese Timothy Henty, si è dimostrata egregia, anche se nelle pagine action o cosiddette Pomp and Circumstance non è stata all’altezza dell’originale, come invece era accaduto in precedenza con le magistrali partiture di John Williams, ancora più macchinose e difficile da concertare dal vivo, eseguite nei primi tre film potteriani. E’ altresì vero che lo score di Doyle possiede pagine oscure e gravi, meno ariose e virtuose, non di meno fiabesche, di quelle williamsiane, visto che la trama del quarto capitolo si infittisce sempre più e vira verso lidi tenebrosi, horror e maturi a tal punto da toccare corde emotive non propriamente adatte ai piccini; difatti trattasi del libro più duro e scioccante dei sette della Rowling e il film ne segue pedissequamente le fila, pur, come segnalato sopra, con dei picchi comici che gli altri libri e film non toccheranno mai più. Un’ambivalenza sensoriale, emozionale e narrativa che nella musica di Doyle cerca di venire fuori in egual misura ma non riuscendoci interamente, questo mettendo in difficoltà anche la performance Live orchestrale e la direzione autoriale di Henty, che sicuramente riesce a riscuotere i meritati consensi, tra applausi torrenziali e ululati di godimento, di un pubblico milanese nutrito, prevalentemente costituito da fan divisi tra platea e galleria come le quattro case scolastiche all’interno di Hogwarts, una per ognuno dei fondatori della scuola, ossia Grifondoro, Tassorosso, Corvonero e Serpeverde.

Come capita costantemente ad un orecchio attento e cultore della materia cine-musicale, oltre ad essere un collezionista di colonne sonore, durante la visione del film, accompagnato dalla musica eseguita dal vivo in sincrono con le immagini, che si notino quegli incisi, pezzi o temi che non sono finiti nell’album della OST e che ti fanno ancor più comprendere che lavorio certosino e ragguardevole vi è da parte di un compositore nello scrivere una quantità di musica da dover coprire la durata eccessiva di questo genere di film di grande intrattenimento e per famiglie. E che si deve costantemente attendere qualche etichetta discografica pensante che finalmente pubblichi lo score completo per godere di tutta la musica, anche al di fuori della pellicola, cosa che fortunatamente oggi accade sempre con più frequenza. Chiudo con le parole di Patrick Doyle in riferimento alla performance Live della prima mondiale del suo Harry Potter e il calice di fuoco di qualche anno fa: “Harry Potter e il calice di fuoco è stato un'esperienza altamente gratificante. Far parte di questo incredibile franchise e seguire le orme di John Williams è stato un grande onore. Ci sono state molte opportunità nella storia per me di scrivere nuovo materiale tematico per una gamma di personaggi fantastici. Mi è particolarmente piaciuto l’aspetto romantico del film e il Ballo del Ceppo. Per molti aspetti, il film era più oscuro delle puntate precedenti, con l’introduzione di Alastor ‘Malocchio’ Moody e l’importanza della storia di Voldemort, che conduceva alla battaglia delle bacchette tra Harry e Voldemort. Mi è particolarmente piaciuto comporre per: i ragazzi di Durmstrang; le ragazze Beauxbatons; la Coppa del Mondo di Quidditch con la squadra irlandese; e il gioioso Ballo del Ceppo. Ho lavorato molte volte con il talentuoso Mike Newell, che è un mago dietro la macchina da presa ed è di enorme ispirazione per un compositore. È un grande privilegio far parte della vita di una storia meravigliosa sullo schermo ed è molto soddisfacente vederne il suo continuo successo in tutto il mondo. Sono estremamente entusiasta della prima performance live della colonna sonora da film e vorrei ringraziare i meravigliosi musicisti che hanno dato vita alla nostra musica”.

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Daniela Bocconi

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