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21 Gen2020

John Williams nell’empireo della Musica

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Reportage

John Williams nell’empireo della Musica
Resoconto dei concerti di sue musiche per film del 18 – 19 gennaio 2019 a Vienna

Una sempre splendida e austera Vienna, seppur gelida e innevata, per di più piovosa e con un venticello sferzante poco piacevole. Il suo importante empireo della Musica Classica – quello istituzionale dell’annuale e imperdibile concerto di Capodanno, trasmesso ovunque in diretta –, il gioiello architettonico Musikverein, considerato mondialmente tra i più eleganti, dall’esterno magniloquente e dall’interno, nella sua abbagliante e dorata composizione della principale ‘Goldener Saal’ (lunga 48 metri, larga 19 metri ed alta 18 metri con un totale di 1745 posti a sedere e circa 300 in piedi) e la sua stabile e universalmente celebrata orchestra Wiener Philharmoniker. E uno dei Titani della Musica per Film, anch’egli noto universalmente, John Williams, che per la prima volta in assoluto ne sovrasta, con la sua immensa e difficilmente non amabile personalità e indiscussa genialità compositiva, il prestigioso palco, per un doppio concerto, pomeridiano e mattutino. Concerto che al suo annuncio sul web ha messo in fibrillazione tutti i fan distribuiti per il globo e andato subito sold out, l’anno appena passato, proprio nell’attimo stesso in cui sono stati messi i biglietti in vendita online.

Accadimento che non deve stupire affatto, perché come le grandi rock star o i divi pop della musica internazionale, il Nostro compositore newyorkese, cinque volte premio Oscar, è, insieme all’altro smisurato Titano della Musica Applicata, il romano Ennio Morricone, il più amato, osannato, stimato e venerato compositore di Film Music nel mondo ed ogni suo concerto, sia con la sua presenza in qualità di Direttore d’Orchestra delle proprie colonne sonore che con altri rilevanti Direttori a farne le veci, assume la valenza di evento straordinario e irrinunciabile; con conseguente caccia ai biglietti simile, per avventurosa e affannosa ricerca, a quella dell’archeologo Indiana Jones (e Williams lo conosce bene, avendone musicato le gesta sin dalla pellicola d’esordio!) nei confronti dell’Arca dell’Alleanza nel primo film della saga spielberghiana. Trattasi pur sempre del compositore con più candidature agli Oscar nella Storia della Settima e Ottava Arte, ovvero 52 nomination, dietro soltanto a Walt Disney con le sue 59: la cinquantaduesima ottenuta proprio da poco per la partitura di Star Wars – L’ascesa di Skywalker a chiusura del cerchio degli oltre 40 anni dedicati a musicare le prodezze degli eroi stellari creati da George Lucas.

E mi preme raccontarvi, cari affezionati amici lettori, prima di documentarvi la sublime bellezza emozionale del concerto qui in esame, quali peripezie ho dovuto affrontare, come il succitato Indy, per potermi accaparrare due biglietti per una delle due date viennesi williamsiane, dopo aver visto il Maestro americano in concerto a Chicago ben due volte nel lontano 2005 ed esserne sfumata la terza occasione a Londra nell’ottobre 2018 al Royal Albert Hall, altro empireo della Musica, non solo classica, quando si sentì male e non poté dirigere la leggendaria London Symphony Orchestra, facendosi sostituire all’ultimo momento dal bravissimo e ammirato Dirk Brossé. In poche ma significative parole, il giorno dell’apertura delle vendite dei biglietti del 18 – 19 gennaio 2020, già dopo pochi minuti sia i posti ultra costosi che quelli più alla portata di portafoglio erano andati esauriti e – specialmente chi come il sottoscritto sa cosa significhi essere realmente un fan della prima ora di Williams e adorare ogni sua colonna sonora visceralmente, nonché conoscerne tutte le note a memoria, perfino quelle ancora inedite su disco o file digitale – un misto di rabbia e dispiacere enormi mi hanno attanagliato immediatamente. Difatti mi sembrò assurdo che fossero andati sold out in men che non si dica (maledetto bagarinaggio!); dovetti farmene una ragione, anche se alcuni amici stretti, che avevano avuto la fortuna di acquistarli in tempo o averli presi nel 2018 quando dopo il concerto di Londra sfumò anche quello di Vienna per i motivi predetti, rimanendo nella lista di un’eventuale ritorno del Maestro in terra austriaca, mi dissero di non disperare, perché qualche biglietto sarebbe comparso, come per un incantesimo perfetto alla Harry Potter (e anche qui Williams lo conosce bene, avendone musicato le imprese dei primi tre capitoli!), i giorni delle due date concertistiche. Ho storto il naso non credendo a tale fortuna, quindi abbandonando definitivamente l’idea di presenziare a quello che sarebbe stato certamente un evento cine-musicale epocale nella Storia dell’Ottava Arte, come pochi altri accaduti sino ad oggi e ai quali in parte ho potuto assistere nella mia vita, dapprima di semplice amante e collezionista di colonne sonore e in età adulta di giornalista di musica applicata alle immagini come ben sapete.

Invece, quando meno te lo aspetti, il destino bussa alla tua porta nella figura di uno dei carissimi e preziosi amici di cui sopra, il quale avendo un posto nella data del 18 gennaio, arriva a Vienna la sera precedente e volenteroso e generoso si reca alla biglietteria del Musikverein e, cosa alquanto strana e misteriosa al contempo – dato il tutto esaurito summenzionato e riportato anche nelle locandine del Teatro viennese e sul web –, scopre che vi sono dei posti abbastanza costosi ma ancora disponibili, ad un tiro di schioppo dal palco e dalla figura titanicamente geniale e autorevolmente iconica di John Williams. Mi manda un whatsapp chiedendomi se fossi interessato ad acquistarli… e sapete cosa gli ho detto? Se sono qui a scrivervi potete immaginare la risposta! Premesso che non sono partito così allo sbaraglio, una volta ottenuti i due biglietti, senza hotel e spendendo una barcata di euro all’improvviso per volo andata e ritorno Milano-Vienna, anzi – cosa che non vi avevo ancora accennato per bene – il caso ha voluto che un altro amico-conoscente mi avesse venduto qualche settimana prima due biglietti a 8 euro, quelli con posti dalla scarsissima visibilità in fondo al teatro e in piedi per le due ore e mezza previste di concerto, però mi sono detto “chi se ne frega, per Williams questo e altro!”; altra botta di fato propizio, trovato nel medesimo giorno una mega offerta viaggio + volo che non potevo lasciarmi sfuggire. Quindi la storia dal drammatico e sconsolante inizio si è conclusa nel migliore dei modi possibili, che per un Fan come me è stata l’ennesima riprova che la vera Passione paga e aiuta gli audaci adepti della prima ora. Non dimenticando che la Musica è uno dei più grandi e possenti traini dell’esistenza che può abbattere qualsiasi negatività e forma di crudeltà gratuita e ignorante umana, in tutti i suoi molteplici aspetti, se la si sa accogliere dentro di sé e amarla e rispettarla come si ama e si rispetta il compagno/a che sa ricambiarti con tutto/a sé stessa.

Quell’amore chiaro e appassionato che da sempre ho per la Musica di John Williams, che in tutta la sua magnificenza intimista e solenne nel medesimo tempo si è distinta con ineguagliabile dolcezza ed enfasi nel Musikverein, suonata da una Wiener Philharmoniker in quasi stato di grazia (quasi… per i motivi che vi esplicherò più avanti). Caso unico nella storia di questa orchestra autorevole e tradizionalista e della sua altrettanto importantissima sala da concerto, l’aver accolto a gran voce e battito di mani per la prima volta, come già indicatovi poco sopra, un Compositore di Film Music e farlo perfino dirigere le sue musiche: i Wiener suonano prevalentemente repertorio classico e rarissimamente contemporaneo, ancor di meno musica applicata alle immagini. Ed effettivamente prima delle due date di gennaio nessun compositore di musica per film era stato eseguito in concerto e nemmeno lo stesso potersi permettere il lusso di dirigere. Quindi, dicasi seriamente evento epocale e stupefacente a dir poco, al quale, torno a ribadire, grazie ad amici altamente preziosi e ai quali sarò grato per sempre (in primis, doveroso citarlo, prostrandomi a lui come con le divinità di un tempo, Alessio Coatto, colui che ha scovato l’introvabile proprio nell’impensabile biglietteria sold out del Musikverein), ho potuto assistervi da una posizione visiva e d’ascolto ottimale e da godimento puro e reale, insieme alla mia compagna di vita che è rimasta come me folgorata da un concerto di tre ore che non dimenticheremo mai e poi mai – con ben 5 bis che nella loro lunga durata hanno assunto la forma di terza di due parti concertistiche prestabilite –, arricchito dalla presenza della solista e violinista tedesca Anne-Sophie Mutter. Colei che Williams ha voluto nell’album “Across the Stars” (CD singolo, CD + DVD, LP doppio - Deutsche Grammophon, 2019) contenente suoi riarrangiamenti eccelsi, appositamente scritti per il suo virtuosismo raffinato ma, a detta di molti fan e critici, rigido e poco empatico. Rigidezza abbandonata ed empatia spumeggiante invece apparsa come un sole luminescente e rischiarante dai colori sgargianti dopo un cielo plumbeo e dai colori invernali spenti e grigi nel concerto di sabato 18 gennaio – quello al quale ho assistito rocambolescamente come dettovi poche righe sopra – durante la performance a solo di 4 brani nella prima parte e tre dei cinque bis a sorpresa finali della seconda parte. E’ proprio il caso di ammetterlo: la Mutter dal vivo trasmette quel quid interpretativo che su disco a tratti viene a mancare, e le sue esecuzioni sono state ammirevoli ed emozionanti sia nella prima parte concertistica con l’“Hedwig’s Theme” dal primo Harry Potter del 2001, il “Theme” dal remake del 1995 di Sabrina, “Donnybrook Fair” da Cuori ribelli (Far and Away, 1992), “Devil’s Dance” da Le streghe di Eastwick (The Witches of Eastwick, 1987), sia nella seconda parte, durante i sorprendenti bis, con “Nice to Be Around” da Un grande amore da 50 dollari (Cinderella Liberty, 1973), “The Duel” da Le avventure di Tintin - Il segreto dell’Unicorno (The Adventures of Tintin: The Secret of the Unicorn, 2011) e “Remembrances” da Schindler’s List (Id. – 1993); dei pezzi eseguiti, purtroppo, solo il magnifico e arzigogolato zibaldone satanico danzante del leitmotiv da Le streghe di Eastwick non è presente in nessuna delle versioni commercializzate dell’album ‘Across the Stars’.

Però, proprio mentre scrivo questo mio reportage, vengo a scoprire che la Deutsche Grammophon stamperà il CD e Bluray comprendente il meglio delle performance delle due date del concerto viennese, quindi potremo assaporare, come un piatto prelibato e indimenticabile nel gusto e nella sostanza, questo epocale momento cine-musicale di note per le immagini composte e dirette da un brillante e arzillo Williams di 87 anni. Il quale, tranne sporadici momenti di stanchezza (parliamo di ben tre ore di musica, non scordatelo!) in cui si è appoggiato alla balaustra del podio da direttore d’orchestra, ad inizio concerto aveva rifiutato la sedia messagli accanto, con piglio deciso ma cordiale, a far ben intendere che la sua figura di Direttore e grande Uomo/Compositore era capace di stare in piedi nel condurre alla metà questa enorme compagine orchestrale senza batter ciglio… e così è stato!

Da parecchi anni sostengo che Williams possiede un trasporto emotivo e professionale elevatissimo mentre dirige, che riesce a trasmettere fin sotto pelle a chi lo guarda (ammira) nei suoi concerti dal vivo, cosa che non è mai stato capace di fare (e mi scusino i suoi Fan più oltranzisti, eppure vi ricordo che anch’io ne faccio parte) Morricone durante i suoi concerti, dato che, a mio modesto parere, appare nella direzione come un metronomo umano e nulla più, fortunatamente salvato dalla potenza ineccepibile e incancellabile delle sue colonne sonore e a ragion veduta adorato smisuratamente. La direzione inappuntabile e coinvolgente di Williams, con quella carica espressiva immensamente trascinante, perfino percepibile anche dando le spalle al pubblico in sala, ha fatto sì che anche nei passaggi quasi steccanti e non precisissimi di alcuni brani (ecco che ritorna il ‘quasi’ di cui vi segnalavo poc’anzi e del quale vi avevo promesso chiarificazioni), ossia il bellissimo ed emozionale “Adventures on Earth” da E.T. (Id. – 1982) e il rallentamento del tempo nella celebre marcia da I predatori dell’arca perduta (Raiders of the Lost Ark, 1981) da parte della Wiener Philharmoniker, passasse coerentemente in cavalleria non rovinando in ogni caso un’incredibile e compartecipante performance esaltante che, in particolar modo, si è rivelata essere perfetta in pagine muscolari e musicalmente difficili da replicare dal vivo, quali il tema portante di Guerre Stellari (Star Wars, 1977) – mai eseguito prima d’ora così, con gli ottoni e le percussioni teutonicamente e wagnerianamente possenti, nemmeno nelle storiche incisioni della eminente e nobile London Symphony Orchestra –, “Excerpts” da Incontri ravvicinati del terzo tipo (Close Encounters of the Third Kind, 1977), “Dartmoor, 1912” da War Horse (Id. – 2011), “Out to Sea/Shark Cage Fugue” da Lo squalo (Jaws, 1975), “Theme” da Jurassic Park (Id. – 1993), “Flight to Neverland” da Hook – Capitan Uncino (Hook, 1991) e “Imperial March” da L’impero colpisce ancora (Star Wars: Episode V - The Empire Strikes Back, 1980). Ovviamente anche le luminose armonie soavi e intimamente romantiche e memorabili dei temi “Luke and Leia” da Il ritorno dello Jedi (Star Wars: Episode VI - Return of the Jedi, 1983), la versione del “Marion’s Theme” da Raiders of the Lost Ark, riarrangiata superbamente con una nuova veste, figura parafrasante del leitmotiv originario, da brivido lungo la schiena, da Williams stesso per l’album ‘John Williams & Steven Spielberg: The Ultimate Collection’ del 2017, il valzer appassionante del tema di Sabrina, con la performance solistica del violino delicato della Mutter. Eppure l’esecuzione che mi ha letteralmente bloccato sulla poltrona, quasi a ramificare le mie gambe al pavimento del ‘Goldener Saal’, con una tensione emotivamente positiva che ha irrigidito non solo il corpo ma il mio animo incandescente d’emozione nell’assistere a tale concerto, è stata quella sentitamente profonda e acuta di “Donnybrook Fair” da Cuori ribelli con il canto e controcanto magnifico tra orchestra e Mutter, oltre alla struggente interpretazione, da lacrima rapidissima, di uno dei più bei temi cantabili scritti da Williams negli anni ’70, “Nice to Be Around” da Cinderella Liberty.

Mi dispiace invece asserire che l’inclusione di “The Rebellion is Reborn” da Star Wars – Il risveglio della forza (Star Wars: Episode VII - The Force Awakens, 2015) nella suite pre-finale del concerto dedicata a Star Wars non mi ha soddisfatto perché ho, sin dall’uscita della colonna sonora, considerato questo tema poco incisivo nell’economia della saga sci-fi più famosa al mondo e insignificante concertisticamente parlando. Avrei preferito ben altri temi indimenticabili tipo quello di Rey dall’appena summenzionato film, per giunta nella bella reinterpretazione della Mutter nell’album già diffusamente citato. Comunque sarebbe cercare il pelo nell’uovo di un concerto che è stato qualcosa di veramente indescrivibile solo a parole; quello che vi assicuro ho cercato di fare qui, sperando di esserci riuscito (ma questo giudizio spetta solo a voi lettori!), perché non è stato così scontato l’averlo vissuto personalmente e con la mia dolcissima e amorevole compagna vicino (che non è così scontato per noi nerd musicofili e collezionisti compulsivi), anche contornato da una miriade sproporzionata di fan williamsiani Doc: semplici collezionisti e cinefili mischiate a figure autorevoli di musicisti, musicologi, discografici e studiosi da anni e anni del Titano ottantasettenne, sparsi in sala che, come il sottoscritto, si sono riversati tutti insieme sotto il palco, alla fine delle tre ore intensamente incancellabili e meravigliose, per fotografarlo, immortalandolo per sempre nella memoria cinefilo-musicale della propria esistenza, ringraziandolo a voce alta (“Thank You, Maestro!!!”), con tutta la forza (quella logicamente spirituale di Star Wars) che vi era in corpo. E Lui, il Maestro dei Maestri della Film Music, dopo averci instancabilmente regalato cinque bis, ha salutato, stretto mani e ringraziato per l’amore elargitogli con passione indiscutibile e incomparabile, quel mix buono e giusto di cui vi raccomandavo a metà di questo articolo, e del quale non si può fare a meno in questa (ma anche in un’altra) Vita.

Concludo, prendendo a prestito le parole dell’amico Maurizio Caschetto, il quale ha avuto l’immenso onore di rincontrare il Maestro dopo il secondo concerto e farsi fotografare con lui (invidia, grandissima invidia lancinante, scherzo – oppure no?!), durante una nostra discussione via whatsapp post rientro viennese: “E’ dura tornare alla vita quotidiana dopo un’esperienza memorabile del genere!”: verissimo ma è pur sempre vero che l’abbiamo vissuta, e questo significa che lo possiamo raccontare, cosa che mi auguro vivamente sia riuscito a fare con la doverosa perizia argomentativa e passionale, perché quando si parla di John Williams, lo ammetto, non so essere distaccato e parziale nei giudizi. Allora, evviva Williams e la sua monumentale architettura musicale che vivrà per sempre! 


    
Ringraziamenti speciali ai compagni di viaggio e di vita, la mia Claudia Sabater, Alessio Coatto, Lele Venini, Maurizio Caschetto, Ilaria Ruffoni, Alessandro Gerevini, Lorenzo Lorenzini, Fabrizio Schiavoni, Dimitri Riccio e moglie, Fabrizio Bertellino e moglie e tutti gli altri incrociati di sfuggita ma ugualmente significativi.

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Daniela Bocconi

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