Pillole di Note: Focus sull’etichetta La-La Land Records parte 4

Pillole di Note: Focus sull’etichetta La-La Land Records parte 4
La rubrica ‘Pillole di Note’, ossia recensioni più o meno brevi di alcune colonne sonore sia del passato che del presente, questo mese analizza altri titoli dell’etichetta americana La-La Land Records: https://lalalandrecords.com/
John Williams
Hook – Capitan Uncino (Hook, 1991)
La-La Land Records LLLCD 1632
CD 1: 29 brani – Durata: 78’54”
CD 2: 15 brani – Durata: 78’32”
CD 3: 24 brani – Durata: 79’17”
Steven Spielberg nei primi anni ’90 fece fare al pubblico in sala un volo cinematico, poeticamente e imponentemente immaginoso, verso l’Isola Che Non C’è – quella Neverland nata dalla fantasia di James Matthew Barrie nei primi del Novecento per la serie di libri dedicati ai personaggi di Peter Pan, Wendy, Campanellino, i bimbi sperduti, gli indiani, le sirene, Capitan Uncino, Spugna e compagnia bella – con un cast stellare di tutto rispetto e adeguatezza sulle immagini (Robin Williams, Julia Roberts, Dustin Hoffman, Bob Hoskins, Maggie Smith…e cammei di Phil Collins e Glenn Close), con le inebrianti, fantasmagoriche e sentimentali musiche originali del sempre fidato John Williams.
Il film conseguì molteplici nomination – 5 agli Oscar, compresa la canzone originale “When You’re Alone” con liriche di Leslie Bricusse (scandalosa l’esclusione della score tra le candidature), una ai Golden Globe, una ai BMI Film & TV Awards (vittoria per Williams), una ai Grammy (la partitura) e una ai GoldSpirit Awards (altra vittoria per il compositore) –; proprio l’anno passato l’International Film Music Critics Award (IFMCA) ha candidato questo soundtrack in edizione speciale ultimativa in 3 CD come “Best Archival Release” e “Best Archival Release of an Existing Score”.
Sulla riuscita finale della messa in scena, i fan spielberghiani e i critici si sono sempre divisi tra denigratori accaniti e appassionati fanatici, però sulla colonna musicale non ci si può che onestamente trovare, sin dall’uscita sul grande schermo, d’accordo all’unanimità, perché il sicuro nucleo narrativo, emotivo e rapsodico del film: un’idea leitmotivica sfavillante dietro l’altra, tra pagine araldiche, avventurose, frenetiche, in puro stile korngoldiano cappa e spada dell’immensa Golden Age Hollywoodiana o classiche stravinskijane, e pagine intimistiche nostalgicamente e romanticamente commoventi e rassicuranti, rimandanti a C’ajkovskij, Prokofiev, Ravel e Debussy (peccato per il pezzo ‘troppo temp-track dipendente’ alla Dave Grusin di “Banning Back Home”).
Per la recensione dettagliata dello score e del film vi rimandiamo a quella scritta nel 2012 da Maurizio Caschetto per l’edizione doppio CD (leggi qui) sempre della La-La Land Records, e all’intervista del medesimo redattore al produttore della stessa realizzazione discografica, Didier C. Deutsch (leggi qui). Quello che rende irrinunciabile questa nuova e definitiva deluxe edition – prodotta, rimaneggiata e masterizzata dall’eccellente Mike Matessino, in consultazione diretta con Williams – è il terzo spettacolare disco: le canzoni ad opera del talentuoso e compianto compositore e liricista Leslie Bricusse (nove canzoni) su musiche di Williams, brani alternativi e source music da andare in fibrillazione uditiva perdurante. Il terzo CD altro non è che, prendendo a prestito le parole del Caschetto di cui sopra: << […] un vero e proprio musical nello spirito dei celebri film della MGM. Basandosi sullo script di James V. Hart, il fido compositore John Williams e il paroliere Leslie Bricusse scrissero una decina di canzoni che avrebbero accompagnato il film secondo la più classica tradizione del genere. Tuttavia, per ragioni non meglio identificate, regista e compositore cambiarono idea poco prima dell’inizio delle riprese e stabilirono di procedere come d’abitudine. Soltanto un paio di canzoni vennero mantenute nella versione finale del film, ma Williams decise comunque di basare buona parte dei temi della partitura sulle melodie delle canzoni. E difatti quello di Hook è un John Williams particolarmente melodioso, propenso ad un lirismo cantabile e fluente e dunque assai generoso sul piano dell’invenzione tematica>>.
Tracce davvero significative: tutto il CD 3, “The Ultimate War (Film Version)”, “Peter Remembers (The Flying Sequence)”, “Farewell Neverland”, “The Never-Feast (Film Version)”, “Pirate Town and Presenting the Hook”. Il primo e secondo CD contengono la presentazione ufficiale cronologica della OST. Questa edizione include un opuscolo di 48 pagine con note di copertina esclusive e approfondite di Matessino e dei produttori associati John Takis e Jason LeBlanc. L’elenco delle tracce è presente su un secondo libretto di 12 pagine all’interno della confezione.

John Williams
Jane Eyre nel castello dei Rochester (Jane Eyre, 1970)
La-La Land Records LLLCD 1214
11 brani – Durata: 33’42”

Quando si pensa a John Williams si palesano immediatamente tutti i suoi capolavori per Spielberg, Lo squalo, E.T., Schindler’s List e Indiana Jones in primis, o per i blockbuster quali Superman, la saga di Star Wars o i primi tre Harry Potter. Ci si dimentica (o ancor peggio si disconosce) che è stato compositore di espressive cesellature altamente intimiste, minimali, avanguardiste, barocche, dal siglato classicismo novecentesco romantico quali, per fare una breve miscellanea senza badare all’aspetto cronologico e compositivo in dettaglio, Heidi, Images, Turista per caso, Lettere d’amore, Il fiume dell’ira, Il lungo addio, Nemiche amiche, Le ceneri di Angela, Storia di una ladra di libri e altro. In questa categoria rientra certamente e perfino sul podio il dramma, tratto da Charlotte Brontë, Jane Eyre nel castello dei Rochester con George C. Scott e Susannah York per la regia di Delbert Mann del 1970: l’orfana Jane Eyre viene mandata in un severo collegio femminile da una zia che non la vuole tra i piedi, non amandola minimamente. Successivamente Jane trova lavoro come istitutrice nella magione del ricco Mr. Rochester.
Williams compone uno dei suoi leitmotiv più solennemente intimi e melodrammatici della carriera – ascoltate il lirismo acceso in crescendo, con postilla misterica, dell’esposizione in “Across the Moors” o il flauto dolce, l’arpa e il clavicembalo solisti intrecciati in un canto lirico di amorevoli sensi, col sopraggiungere accalorato di piano e archi, in “Reunion (End Title)” –, il quale ha la sua ariosa e più poetica esecuzione nel “Love Theme from Jane Eyre”. Maestria pura nel magnifico scherzo per orchestra di “To Thornfield”. Per questa colonna sonora Williams ottenne un meritatissimo Emmy.

John Harrison
Il giorno degli zombi (Day of the Dead, 1985)
La-La Land Records LLLCD 1277
CD 1: 28 brani – Durata: 63’45”
CD 2: 6 brani – Durata: 39’41”
Il compianto George A. Romero nel 1985 riporta in vita sul grande schermo i suoi adorati zombi voraci, che oramai hanno conquistato il mondo intero, assedianti stavolta un bunker colmo di militari e scienziati alla ricerca di una cura per debellare una volta per tutte la pandemia dei morti viventi. Le musiche di questa terza pellicola del ciclo di Romero – considerata dai critici la meno riuscita ma invero ugualmente interessante e con esperimenti su uno zombi di nome Bub, cavia di laboratorio, per la prima volta più intelligente e umano degli umani-militari stessi – sono affidate alle cure electro-pop/rock/ambient del regista, sceneggiatore, compositore e musicista americano John Harrison (Creepshow, I delitti del gatto nero, la serie Un salto nel buio). Lo score, eseguito ai sintetizzatori Kurzweil, Prophet 5, Yamaha DX7 e al basso dal medesimo compositore (alla chitarra Grant Geissman e alle percussioni Michael Fisher), presentato su doppio CD – il primo la partitura integrale di poco più di un’ora, il secondo con l’album dell’epoca con quasi 40’ di musica + due canzoni melodicamente anni ‘80 eseguite da Sputzy Sparacino e Delilah, “If Tomorrow Comes” e “The World Inside Your Eyes” – si divide tra efficaci pagine sintetiche new age o ambient (“Sarah Dopes Miguel”, “John Lectures”, “Logan’s Lab/Logan’s Madness/Beef Treats”, ) e quelle più tensivamente sospese o dinamiche tra pop e rock ben impastati (“Those Are My Men”, “Day of the Dead Main Title”, “Chopper Can’t Hold Us All”, “Fight To Survive”, “Rhodes Leaves His Men Behind/Zombie Overrun”, “Herose Escape”).

Oliver Nelson
Ultima notte a Cottonwood (Death of a Gunfighter, 1969)/Tropis – Uomo o scimmia? (Skullduggery, 1970)
La-La Land Records LLLCD 1642
40 brani – Durata: 73’20”

Un western e un film d’avventura di fine ’60 inizi ’70, Ultima notte a Cottonwood (Death of a Gunfighter, 1969) e Tropis – Uomo o scimmia? (Skullduggery, 1970), entrambi commentati dal veterano compositore americano di colore Oliver Nelson (1932 – 1975), autore degli score per film quali Il falso testimone, L’ultimo colpo dell’ispettore Clark e per serie come Colombo, Ironside, L’uomo dai sei milioni di dollari, che riesce a cogliere tutto il lato epico romantico del Far West, un po' alla Alfred Newman (la bellissima e delicata canzone “Sweet Apple Wine” eseguita da Lena Horne, attrice nel film, ossia il tema principale e “Poor Luke”) un po' alla Elmer Bernstein (“Claire/Cottonwood Spring/Good Night Marshall”, “Fish Pond/Get Up Pa”), espresso attraverso la trama, con la regia di Don Siegel e Robert Totten, narrante il rifiuto di uno sceriffo del Texas (Richard Widmark) di dimettersi, che porta la città in cui esercita alla violenza, senza via di scampo. Ascoltate con attenzione l’incipit del brano “Cool Off” e poi venite a dirci se non vi rammenta nell’orchestrazione il volo williamsiano di E.T.! Affascinante l’incedere morriconiano del movimentato “Light Gun Battle”. Invece Nelson per l’avventuroso Tropis – Uomo o scimmia?, con Burt Reynolds (L’anello mancante viene trovato durante un safari in Nuova Guinea. È umano o animale?), compone uno score tribal/goldsmithiano nelle cadenze action, con prevalenza di archi, fiati e percussioni africane di vario tipo (“Main Title”, “Enter Tropis”, “Bare Midriff/Morris Minor”), e jazz/manciniano in quelle da commedia leggera (“Tool Shed/Smash the Bottle”, “Sack Time”, “Salty Bones”). Due partiture di Oliver Nelson da scoprire e di cui goderne ad ogni rinnovato ascolto.

Leith Stevens
La guerra dei mondi (The War of the Worlds, 1953)/Quando i mondi si scontrano (When Worlds Collide, 1951)
La-La Land Records LLLCD 1630
38 brani – Durata: 79’20”

Due pellicole cult di fantascienza: Quando i mondi si scontrano del ’51 e La guerra dei mondi del ’53, anche se presentati nel CD cronologicamente al contrario. Due classici sci-fi prodotti da George Pal, anche se quello più volte riletto e aggiornato al Cinema e in TV è stato sicuramente The War of the Worlds (non ultima la versione di Steven Spielberg del 2005 con Tom Cruise e musiche di John Williams e quella televisiva non male del 2019 con Gabriel Byrne). Questo film nel 1954 vinse l’Oscar per i migliori effetti speciali ed altri svariati riconoscimenti. Le musiche per ambedue le pellicole ad opera dell’egregio mestierante Leith Stevens (1909 – 1970), compositore di un centinaio di colonne sonore per il piccolo e grande schermo di vario genere (Uomini sulla luna, Navajo, La città atomica, Il selvaggio, Lost in Space, Kronos, Viaggio in fondo al mare), sono rimarchevoli ed efficaci, soprattutto sulle sequenze ed oggi assai datate ad un ascolto separato dalle stesse; ad ogni modo risaltano i sinfonismi liricamente drammaturgici, in riferimento a The War of the Worlds, di “Evacuation”, solari di “Main Title/Introduction” (il leitmotiv nell’incipit ricorda quello di James Horner di molti anni più tardi per La maschera di Zorro) ed epico corali in “Conclusion and End Title”; invece per When Worlds Collide, che si aggiudicò sempre l’Oscar per i migliori effetti speciali, tracce rilevanti sono da ritrovare nella suspence eccessiva di “Main Title/Foreword” e “A Savage Outburst/Save the Ship”, nella derisoria “The Black Box”, nella gershwiniana “Uncertainty”, nella corale drammatica “Martial Law/Evacuation Montage”, nel crescendo concitato ed epico di “The Take Off” e “The New World”. In coda al CD 4 bonus tracks di entrambe le partiture.
David Newman
The Phantom (Id. – 1996)
La-La Land Records LLLCD 1220
19 brani – Durata: 76’17”

L’avventuroso film fantasy/action anni ’90 The Phantom, con Billy Zane, Kristy Swanson, Chaterine Zeta-Jones e Treat Williams per la regia di Simon Wincer, ci racconta del mitico Fantasma, discendente di una casta di supereroi africani, che si reca a New York per ostacolare un ricco genio criminale nell’accaparrarsi tre teschi magici che gli darebbero il segreto del potere supremo. Le musiche furono affidate all’ottimo pluripremiato e nominato compositore e direttore d’orchestra David Newman (classe 1954), facente parte di quella Famiglia di Autori che ha forgiato la Film Music Hollywoodiana (papà Alfred, zio Lionel, cugino Randy, fratello Thomas), che ricambiò la fiducia con uno score al cardiopalma. Basterebbe il brano 3 (“The Phantom”) per l’acquisto ad occhi chiusi di questo CD: un leitmotiv epico/supereroico di cui oggi come oggi (in realtà da molti anni a questa parte) avrebbero bisogno molti film Marvel o DC a commento dei propri Superheroes, che in maggioranza posseggono temi che di epocale hanno poco o nulla (ad eccezion fatta per gli Avengers e Captain America di Alan Silvestri). Il tema scritto da Newman quando cavalca a tutta velocità, saettando furiosamente e in un crescendo leggendario a dir poco (ascoltate i funambolici “The Rescue/The Escape” e “More Escape/Escape Continued”), ricorda quelle araldiche infuocate progressioni sinfoniche (qui l’eccellente London Metropolitan Orchestra diretta dal compositore in persona, supportata da un uso massiccio di percussioni tribali) di un James Newton Howard o di un Bruce Broughton d’annata. Tra i sette orchestratori anche i gloriosi Conrad Pope, Jeff Atmajian, Brad Dechter, Randy Miller (che ha co-composto con Newman il pezzo “Fighting the Pirates”). Affabulatorio e vecchio stile il tema d’amore che si ascolta all’inizio dell’hellzapoppin’ di “Must Be The Humidity/I Already Killed Him/Kit Arrives/Horton Sees the Symbol/Diana Must Leave/New York”, con un finale gershwiniano. Portentoso il conclusivo “Escaping the Island”.

Henry Mancini
Mammina cara (Mommie Dearest, 1981)
La-La Land Records LLLCD 1209
23 brani – Durata: 51’00”

Faye Dunaway conquistò diversi riconoscimenti e candidature nel ruolo di Joan Crawford in questo film biografico drammatico, Mammina cara, sulla storia dell’educazione adottiva violenta e traumatica di Christina Crawford per mano della celeberrima attrice degli anni d’oro di Hollywood. Le musiche di Henry Mancini, con quel tema nostalgicamente penoso e lieve al contempo, tra i più intimisti della sua carriera, ha nel “Main Title” la sua massima configurazione orchestrale. Nel film viene reiterato in quasi ogni traccia, sino a sfogare un lato oscuro irruento e attanagliante nel brano “Battle Axe”. Altra rappresentazione del leitmotiv sottolineante disagio, richiesta d’aiuto e desiderio di impossibile amore materno, con quell’utilizzo degli archi in contraltare su arpa, piano e fiati solisti, lo si ascolta in “Uncle Daddy/She’s Drunk/First Kiss” Cinque le tracce non usate nel film sulle quattordici totali di score: un vero peccato perché sarebbero state un compendio emozional/psicologico perfetto sulle immagini (sentite “No More Pain”). Nell’album due le Alternate Cues e alcuni brani diegetici arrangiati da Mancini o composti dal medesimo (lo strambo e circense “Birthday Party”). Una OST manciniana che si deve possedere nel proprio archivio discografico, perché quando si dice che la musica per film esprime il ‘non detto’, questa ne è una delle nette raffigurazioni.

Maurice Jarre
Il profumo del mosto selvatico (A Walk in the Clouds, 1995)
La-La Land Records LLLCD 1199
26 brani – Durata: 72’09”

Chi ama lo stile sentimentale, pastorale e insigne di Maurice Jarre – premio Oscar per Lawrence d’Arabia, Il dottor Zivago e Passaggio in India – non potrà non apprezzare questa partitura per uno dei film più appassionati degli anni ’90, interpretato dai bellissimi e seducenti Keanu Reeves e Aitana Sánchez-Gijón sorretti dalla regia di Alfonso Arau e incorniciati dai mostri sacri Anthony Quinn e Giancarlo Giannini. Un soldato sposato di ritorno dalla seconda guerra mondiale simula di essere il marito di una donna incinta per salvarla dalla rabbia e dal disonore paterno. Jarre ritorna ai fasti di quelle score mariachi, di impronta tex-mex (“The Harvest”), la tipica musica latina folclorica – ad esempio la rinomata score per Viva! Viva Villa! –, sinfonicamente ampie (assai vicino a Passaggio in India), con interventi romanticheggianti della chitarra classica (Liona Boyd), arpa, archi e fiati a cantar il tema principale, riproposto e variato continuamente (“Main Title/Boat Arrival”, “Morning Walk/I’ll Stay”, “First Kiss”). Il leitmotiv portante diviene epicamente sontuoso in “Las Nubes Return”, con intermezzi ironici mariachi appena abbozzati ed elgariano nel suo incipit in “Viral Vine”. Dieci i brani alternativi e di musica diegetica in coda all’album.
