Joe Hisaishi in Vienna – Symphony No. 2 – Viola Saga
Joe Hisaishi
Joe Hisaishi in Vienna – Symphony No. 2 – Viola Saga (2024)
Antoine Tamestit – Wiener Symphoniker
Deutsche Grammophon 650 0149
5 brani – Durata: 59’16”

Joe Hisaishi sul podio della nobile Wiener Symphoniker nel mitizzato Musikverein di Vienna per due sue composizioni extracinematiche, registrate dal vivo in prima mondiale, e per la seconda volta sotto l’egida dell’illustre etichetta Deutsche Grammophon, dopo lo splendido album dello scorso anno “Joe Hisaishi – A Symphonic Celebration - Music from the Studio Ghibli films of Hayao Miyazaki” (leggi recensione). Il 30 marzo del 2023 il nipponico compositore dei due sodalizi tra i più consistenti della Settima & Ottava Arte, quelli con Hayao Miyazaki e Takeshi Kitano, ha debuttato al succitato Musikverein in un concerto sold out a dir poco magnifico, come si può perfettamente evincere dall’ascolto di questo CD che definire monumentale è cosa alquanto riduttiva. Il compositore e direttore d’orchestra è rimasto così entusiasta dalla performance dal vivo dei Wiener Symphoniker della sua “Sinfonia N. 2”, invero eseguita per la prima volta a Kyoto nel 2021, da ritenere di includerla in questo album senza doverla riregistrare non Live. E tale entusiasmo lo ha condotto a ritornare nella capitale austriaca alcuni mesi dopo per incidere il suo “Viola Saga”, composto nel 2022, con la medesima orchestra e il violista francese solista Antoine Tamestit, di cui Hisaishi ammira da tempo <<il suono caldo e la tecnica insuperabile, perfetto per mutevoli colori e la scrittura impegnativa del concerto per viola>>, come affermato dall’autore giapponese. Sempre Hisaishi, in riferimento a questo album e alla “Symphony No. 2” che lo apre, ha evidenziato che <<Gustav Mahler è il mio compositore preferito ma i nostri stili sono completamente diversi. Mahler continua a introdurre nuovi temi, mentre noi minimalisti prendiamo un motivo e ci lavoriamo sopra, cambiandolo poco a poco, facendo del nostro meglio per farlo durare 20 minuti>>.
Tale capolavoro di “Sinfonia” è ripartita in tre movimenti della durata completa di 37’05” (“What the World Is Now?”, “Variation 14” e “Nursery Rhyme”): il primo movimento è un tripudio eroicamente questuante in cui la corposa orchestra viennese sa volteggiare sopra ogni nota del pentagramma, così da far spiccare ogni mutamento del leitmotiv araldico in embrione, tra mahleriani cromatismi armonici e stravinskyani sussulti timbrici (la sezione degli ottoni è quella messa più a dura prova in un’escandescente salita verso l’Olimpo sonoro); il secondo movimento è un danzante svago sinfonico tra le parti orchestrali, inseguenti rette modulazioni del tema portante in un Prokof’eviano e giullaresco divertissement senza freni inibitori, addirittura toccando ritmi samba quasi sul concludersi, in una smania eccitata alla Leonard Bernstein; il terzo movimento è un adagio esteriormente e al principio funereo che, crescendo nell’andatura, sul finire si apre a grandiose istanze sonore orientali dai sinfonismi accesi, in un’esultanza rigogliosa che sembra commentare marcie trionfali alla Miyazaki, con una reale chiosa sempre più in levare, dai toni oscillanti e ufficiali, gloriosi sino a divenire, in puro spirito scoppiettante alla Leonard Bernstein (fan appassionato di Mahler e suo massimo esecutore), un apogeo di note da lasciare senza respiro.
“Viola Saga”, della durata di 21’27”, è divisa in due movimenti: il primo è un’elegia nel suo incipit quasi lacrimosa, spezzata dopo il primo minuto e 40esimo secondo in un’allegorica danza libagionevole sempre più lussureggiante, mescolante chiaroscurali e luminescenti varianti su tema, in cui la meravigliosa viola di Antoine Tamestit glorifica e grazia ogni passaggio, velandone e abusandone con maestria le crestomazie pentagrammate. Il secondo e ultimo movimento, il più complicato da eseguire per la viola, è un minimalistico incedere saltabeccante, furente e fiabesco nel medesimo tempo (con qualche cellula leitmotivica sakamotiana in trasparenza; d’altronde Hisaishi fu musicista del compianto compositore giapponese di Merry Christmas Mr. Lawrence e L’ultimo imperatore), che conquista nel suo dipingere panorami policromi di ineluttabile e poetica magnificenza performativa e maggiormente immaginifica ascolto dopo ascolto. Il suo crescendo porta l’anima dell’uditore in frantumi emozionali lacrimevoli senza fine, per poi, con quella viola mefistofelicamente attanagliante nel suo spedito e virtuoso progredire immutato ma mutevole al contempo, ricomporne i pezzi in una baldoria finale che termina sospesa, come il respiro di chi ne ode le meraviglie sontuose compositive.
Questo album è la dimostrazione certificata, se ancora ve ne fosse bisogno, della monumentalità di scrittura di Joe Hisaishi, tra i Titani attuali della Musica (non solo per film) e della sua Generazione nipponica di autori musicali.
