Pillole di Note: Focus sull’etichetta La-La Land Records – Parte 2

Pillole di Note: Focus sull’etichetta La-La Land Records – Parte 2
Ritorniamo con la rubrica ‘Pillole di Note’ a rianalizzare questo mese la nostra affezionata etichetta americana La-La Land Records: https://lalalandrecords.com/
Hans Zimmer e Lisa Gerrard
Il Gladiatore (Gladiator, 2000)
La-La Land Records LLLCD 1670
CD 1: 23 brani – Durata: 62’19”
CD 2: 19 brani – Durata: 59’24”
CD 3: 22 brani – Durata: 78’17”

Nel 2000 il generale Massimo Decimo Meridio (Russell Crowe), divenuto suo malgrado il più grande Gladiatore dell’Arena del Colosseo della Roma imperiale dell’arcinemico Commodo, portò a casa cinque Oscar su dodici candidature (Miglior Film, Attore protagonista Russell Crowe, Costumi, Suono, Effetti Speciali Visivi), 5 Bafta su 15 nomination, 2 Golden Globes su 5 candidature e tanti altri premi, rastrellando così 60 vittorie su 104 nomination.
La score composta per Gladiator dalla cantante e compositrice australiana Lisa Gerrard (colei che negli anni ’80 fondò insieme a Brendan Perry il gruppo Dead Can Dance) e dal compositore tedesco naturalizzato americano, due volte premio Oscar, Hans Zimmer, ottenne una candidatura agli Oscar, agli Academy of Science Fiction, Fantasy & Horror Films, ai Bafta, ai Chicago Film Critics Association Awards, ai Grammy, agli Online Film Critics Society Awards, agli ARIA Music Awards e vinse un Golden Globe, un Golden Satellite Award, un Las Vegas Film Critics Society Awards, un IFMCA Award e un ASCAP Award. Quest’anno si sono celebrati i 25 anni dall’uscita del film cult di Ridley Scott al cinema e la La-La Land Records ha messo alle stampe un’edizione che più definitiva non si potrebbe: 3 CD con oltre 200 minuti di musica in cui il primo e secondo album presentano la partitura integrale come apparsa nella pellicola, il terzo CD “The Gladiator Sketchbook”, ossia 8 tracce di reale godimento uditivo, con provini mai pubblicati prima direttamente dagli archivi di Hans Zimmer e ben 14 brani addizionali. Se ben rammentate, cultori zimmeriani, all’epoca furono pubblicati due CD a distanza di poco tempo l’un dall’altro, ovvero lo score originale riportante 17 tracce e poi l’album “More Music From The Motion Picture” con 18 pezzi, per un totale di 35 brani, battuti inesorabilmente dai 64 brani di questo triplo compact disc.
Oltre alle composizioni evocative e indelebili della Gerrard e di Zimmer, si possono ascoltare co-composizioni o singole di Klaus Badelt, Nick Glennie-Smith, Jeff Rona e Djivan Gasparyan, tutte eseguite dalla The Lyndhurst Orchestra diretta da Gavin Greenaway e da alcuni solisti d’eccezione, oltre la voce incantante ‘aliena’ della Gerrard che canta una lingua non lingua e le tastiere di Zimmer, quali Heitor Pereira, Lisbeth Scott, Maurice Murphy, etc. etc. etc. Il libretto contiene due inedite interviste ad Hans Zimmer e Lisa Gerrard realizzate apposta per questo 25° anniversario. Questa OST originale rappresenta il cuore emotivo de Il Gladiatore, perché al tempo stesso sorprendentemente attuale e profondamente immersa nell’atmosfera dell’Antica Roma, forgiando con maestria un intreccio sonoro fatto di azione travolgente (“The Battle”, “Barbarian Horde”) e momenti di intensa introspezione (“Lucilla and Maximus”, “Now We Are Free”). Questo viaggio musicale, ricco di pathos e coerenza tematica, prende nuova vita in questa edizione speciale su 3 dischi, che celebra appieno la grandezza del lavoro con una qualità audio superiore e l’aggiunta di tanti brani inediti.

Jerry Goldsmith, Bruce Broughton, Dave Grusin, Lalo Schifrin, John Parker, Duane Tatro, Nelson Riddle, Patrick Williams e David Shire
Barnaby Jones/Dan August/Squadra speciale Most Wanted/Cannon/Il cacciatore/Caribe/Bert D’Angelo Superstar/Ai limiti dell’incredibile
(The Quinn Martin Collection – Volume 1: Cop and Detective Series, 1970 - 1977)
La-La Land Records LLLCD 1499
CD 1: 39 brani – Durata: 73’19”
CD 2: 41 brani – Durata: 74’48”


Dominic Frontiere, Don Ralke, Duane Tatro, Willard Jones, Richard Markowitz, Irving Gertz e Sidney Cutner
Gli invasori (The Quinn Martin Collection – Volume 2: The Invaders, 1966 - 1968)
La-La Land Records LLLCD 1507
CD 1: 45 brani – Durata: 76’26”
CD 2: 34 brani – Durata: 77’01”

Stiliamo un mero elenco per “The Quinn Martin Collection – Volume 1: Cop and Detective Series”: le colonne sonore per serie TV anni ‘70 contenute in questo doppio CD sono quelle di Barnaby Jones (Id., 1973 – 1980/serial CBS) di Jerry Goldsmith e Bruce Broughton, Dan August (Id., 1970 – 1971/serial ABC) di Dave Grusin, Squadra speciale Most Wanted (Most Wanted, 1976 – 1977/serial ABC) di Lalo Schifrin, Cannon (Id., 1971 – 1976/serial CBS) di John Parker, Il cacciatore (The Manhunter, 1974 – 1975/serial CBS) di Duane Tatro, Caribe (Id., 1975/serial ABC) di Nelson Riddle, Bert D’Angelo Superstar (Bert D’Angelo/Superstar, 1976/serial ABC) di Patrick Williams e Ai limiti dell’incredibile (Tales of the Unexpected, 1977/serial NBC) di David Shire. Un parterre di compositori che hanno reso grande la televisione statunitense con il loro Sound riconoscibilissimo e impronta di un’epoca, quella in codesto frangente dei polizieschi e diverse biforcazioni, che ancora oggi viene emulata qualora si debba narrare in note il Genere ivi trattato. Riconoscerete nello score di Schifrin per Squadra speciale Most Wanted il mood musicale dei vari Ispettore Callaghan, e inoltre in Goldsmith di Barnaby Jones tutto quel suo inconfondibile metodo di scrittura per crime movies e drammi esistenziali degli esordi di carriera che ai collezionisti di colonne sonore lo hanno fatto amare fin da subito. Un doppio CD, facente parte come volume 1 della collana denominata “The Quinn Martin Collection” – già pubblicate “THE QUINN MARTIN COLLECTION – VOLUME 2: THE INVADERS” (di cui parliamo poco avanti), “THE QUINN MARTIN COLLECTION – VOLUME 3: THE STREETS OF SAN FRANCISCO” (recensione qui) e “THE QUINN MARTIN COLLECTION – VOLUME 4: 12 O’CLOCK HIGH” (leggi recensione) –, perché omaggiante il leggendario produttore TV Quinn Martin che fu l’artefice di tutti questi telefilm. Brano dopo brano una Soundtrack che mostra i denti e scoppietta di pagine adrenaliniche, distensive e ironiche (tutta la partitura di John Parker per Cannon è in tal senso chiarificatrice). Un doppio album di questo tipo è un archivio considerevole su come si scriveva la musica per la serialità televisiva e dell’elevato artigianato di molti compositori del tempo e di orchestre (anche ridotte come compagine) piene di musicisti virtuosi da rendere ancora più incancellabili queste colonne sonore. Sono presenti talune OST in versione completa ed altre solo titoli di testa e di coda.
Stesso discorso di contenuto e qualità compositiva vale per il doppio CD “The Quinn Martin Collection – Volume 2: The Invaders”, riportante le musiche originali del telefilm di fantascienza Gli invasori messo in produzione sul piccolo schermo tra il ’66 e il ’68 per due stagioni – lo strillone tuonava <<Gli Invasori, extraterrestri provenienti da un pianeta morente. Loro destinazione: la Terra. Loro scopo: impadronirsi del mondo>>. Una sola persona sa che si sono infiltrati nella società a più livelli, David Vincent, il protagonista della serie (la trama è paranoica come quella del cult del 1956 L’invasione degli ultracorpi o del film di John Carpenter Essi vivono del 1988) –, con un altro parterre di ottimi mestieranti del pentagramma TV quali Dominic Frontiere, Don Ralke, Duane Tatro, Willard Jones, Richard Markowitz, Irving Gertz e Sidney Cutner: il telefilm è qui celebrato attraverso le sue nette colonne sonore di episodio in episodio – simbolico è il brano “Live?” con quel leitmotiv portante ipnotico e quel sound sinfonico teso e misterico, creato da Frontiere, che è stato un trademark dei telefilm e film sci-fi anni Cinquanta/Sessanta (tutta la partitura per la puntata The Mutation è tangibile scoring fantascientifico); anche la traccia concitata “Alien Panel/Alien Chase” dall’episodio The Leeches è da tenere in massima considerazione. Questa raccolta, rimasterizzata a partire dai materiali originali degli archivi Quinn Martin Productions, offre un’immersione sonora nell’adrenalina, nel mistero e nel senso di paranoia che caratterizzavano la serie. Il doppio CD è stato prodotto in sole 2000 copie ed è andato subito sold out, nondimeno è un vero gioiello per gli amanti delle soundtracks televisive d’epoca e per i fan della serie e altroché doveroso parlarne e cercare di recuperarlo in un modo o nell’altro.
Lalo Schifrin & Ron Jones
Il ritorno di Missione Impossibile (Mission: Impossible, 1988 – 1990)
La-La Land Records LLLCD 1488
CD 1: 42 brani – Durata: 76’50”
CD 2: 37 brani – Durata: 78’39”

Fin dalla sua comparsa in TV nel 1966 la serie cult Mission: Impossible è stata contrassegnata dal tema della sigla, uno tra i più iconici della storia della musica applicata alle immagini (e in questo caso della televisione), scritto da Lalo Schifrin (“Main Title”) e da quello denominato “The Plot” (“Change in Plans/Monitor”), altrettanto importante da essere richiamato in tutte le stagioni seriali e negli otto film con protagonista assoluto Tom Cruise, dal capostipite del 1996 sino al 2025. La OST della ricomparsa del team della Impossible Missions Force, dopo ventidue anni dall’esordio in TV del telefilm cult originario, vede il contributo del Padre delle partiture della serie classica, il compianto Schifrin, venuto a mancare il 26 giugno scorso (leggete nostro articolo), con il supporto di Ron Jones, John E. Davis (che ha composto ben 26 puntate) e quelli parchi di Neil Argo; in questo CD si possono ascoltare le musiche dei totali tre episodi del compositore argentino naturalizzato statunitense e dei sei episodi del collega Jones, autore delle colonne sonore per la serialità de I Griffin, Star Trek: The Next Generation, American Dad. I complessivi score sono puro impeto compositivo da parte dei due instancabili autori, in specie lo scoring di Schifrin per Holograms e di Jones per The System con echi percussivi della partitura dei Goblin per Zombi (Dawn of the Dead, 1978) di George A. Romero. Soddisfacente e stuzzicante sentire come il mitico tema principale schifriniano venga rielaborato e scombussolato di episodio in episodio dai due compositori – si veda la versione lounge jazzy della traccia “Plan”. Poderosa l’orchestra utilizzata, di oltre 100 elementi, quando ancora si usavano compagini reali e non campionate o striminzite per le recording session di una colonna sonora per la TV: il Suono, quello vero, si sente, eccome!

Michael Kamen
Il duro del Road House (Road House, 1989)
La-La Land Records LLLCD 1509
31 brani – Durata: 70’49”
Michael Kamen, scomparso all’età di 55 anni nel 2003, riusciva in buona parte delle sue partiture a procurare quel senso di smarrimento emotivo con poche note, magari suonate da una chitarra acustica o da un piano o tastiere, riuscendo sempre a scuotere anche gli animi più insensibili e a lasciare una traccia profonda in chi ascoltava i suoi temi. Lo score per il cult action/dramma con il compianto Patrick Swayze ed il villain Ben Gazzara, nonché la sexy Kelly Lynch e l’altrettanto duro a morire Sam Elliot, Il duro del Road House (Road House, Rowdy Herrington, 1989), è un conclamato esempio: i brani “Drop Like A Stone”, “Arrival At the Loft” e “Dalton’s Theme” con quei synth, chitarra e piano, contrappuntati dagli archi (il pezzo “On the Rooftop” è splendido in tal senso, seppur con chiosa tensiva), decifrano quel sentimento sonoro sopra espresso. L’elemento folk di una partitura con poche pagine d’azione lo si ritrova dinamicamente acceso in “Loading Dock Fight”. Epicamente vigoroso il lungo brano “The Final Confrontation” di 7’49”. Assonanze con la partitura per Arma Letale del 1987 fanno capolino qui e là. Il film ha generato un remake con Jake Gyllenhaal dal titolo Road House nel 2024 con le musiche di Christophe Beck. Ben 14 i brani addizionali o alternativi.

Franz Waxman
La moglie di Frankenstein (The Bride of Frankenstein, 1935)
La-La Land Records LLLCD 1508
13 brani – Durata: 43’32”

Una delle colonne sonore più meritorie nella carriera del due volte premio Oscar Franz Waxman (Viale del tramonto, Un posto al sole), nato nel 1906 in Germania e deceduto nel 1967 negli Stati Uniti, quella per il sequel di Frankenstein del 1931 con le musiche non accreditate nei titoli di tal Bernhard Kaun, La moglie di Frankenstein del 1935 (il migliore della serie) sempre con la regia di James Whale e nel ruolo del mostro ancora una volta Boris Karloff, stavolta affiancato dalla muliebre e altrettanto resuscitata Elsa Lanchester. In occasione dell’uscita prossima al cinema, e su Netflix successivamente, del Frankenstein di Guillermo Del Toro, ancora una volta tratto dall’omonimo romanzo di Mary Shelley ed interpretato da Oscar Isaac, Mia Goth, Jacob Elordi, Charles Dance e Christoph Waltz con le musiche di Alexandre Desplat, ci è venuto il desiderio di parlare di una delle migliori trasposizioni filmiche, in bianco e nero, del celeberrimo mostro nato dalla follia geniale del Dottor Henry Frankenstein (Colin Clive), all’epoca candidata all’Oscar per il Miglior sonoro, con una delle partiture più incisive della Golden Age Hollywoodiana. Questa edizione andata, ahinoi, sold out, presenta una partitura originale che sa giostrarsi tra romanticismo, ironia e tensione, tutte e tre raffigurate perfettamente dalle tracce “Danse Macabre”, “Pastorale – Village – Chase” e “The Creation” (lunga 11’21” in cui si ode il sentimentalmente enfatico leitmotiv principale nella sua più fulvida apparizione). Nel ricco libretto ad opera di Frank K. DeWald si trovano le meravigliose foto delle recording session, degli spartiti e di Waxman accanto a Karloff. Come bonus tracks 4 versioni alternative in cui si ascolta la voce del compositore mentre dirige l’orchestra e commenta l’esecuzione. Waxman è stato definito dal nostro critico cinemusicale Ermanno Comuzio come <<uno dei musicisti cinematografici hollywoodiani più fertili e più completi>>, e a ragion veduta; d’altronde parliamo di un vero Titano della Film Music che ha lavorato con Hitchcock, Wilder, Lang, Fleming, Mann, Walsh, Ford e tanti altri, non ultimo, come sottolineato sempre da Comuzio nel suo dizionario “Colonna Sonora”, <<un musicista che ha rappresentato molto per Hollywood e che ha fatto da ponte tra la generazione dei “patriarchi” (Max Steiner, per esempio) e quella annunciata da Jerry Goldsmith e da André Previn>>.
