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24 Nov2025

Maladolescenza

Scritto da Roberto Scollo. Pubblicato in Cinema

cover maladolescenza new 1Pippo Caruso
Maladolescenza (1977)
Ams Records | Cinevox | BTF Vinyl Magic LPOST040
20 brani – Durata: 36’35”

Titolo morboso, degno figlio del suo tempo, quello del film del sardo Pier Giuseppe Murgia, due lungometraggi all’attivo e tra gli ideatori del televisivo Chi l’ha visto?. Uscito nel 1977 (e due anni dopo sarà la volta dell’erotico/horror Malabimba di Andrea Bianchi), malastoria di turbamenti erotici preadolescenziali e iniziazioni all’eros con soli tre protagonisti minorenni (Eva Ionesco, 12 anni; Lara Wendel, 13; Martin Loeb, 14) e un cane – ma la zooerastia viene risparmiata -, ambientata in una cornice bucolico/fiabesca/onirica con nudità e crudeltà varie che aprono a dimensioni tra il soft e l’hard, e finale tragico. Opera di culto, vanta legioni di estimatori non meno che di detrattori. Film coraggioso e piccolo capolavoro, elegia splendida sull’amore, “senso poetico di decadenza e sporcizia” (1) secondo alcuni; regia dilettantesca, mancanza di ritmo, sensazionalismo a buon mercato, in odore di pedopornografia secondo altri (ma, come insegnava Oscar Wilde, il criterio di valutazione dell’opera d’arte – o presunta tale - non potrà essere che estetico). Tutti concordano sulla bontà della musica di Pippo Caruso. Prescindendo da pregi e difetti, la testimonianza di una maniera di fare cinema inventiva e magari velleitaria, all’insegna sempre di un “libertà selvaggia” (2) che oggi si è persa in un mainstream per masse istupidite dalla banalità pelosa massmediatica che spinge prodotti – nel cinema e non solo - privi di qualsiasi decenza non pretendiamo d’arte, ma neppure di dignitoso artigianato. Il motivo maladolescenziale era allora proposto in forme varie e non necessariamente estreme, si vedano Lattuada o il Samperi di Nené. (Abbiamo ora a portata di mano, nella collana “Nocturno Libri”, “Maladolescenza e zone di confine” di Michele Bazan Giordano e Manlio Gomarasca, “Da Lattuada agli anni Duemila, lolite in fiamme e maladolescenza oltre ogni censura”, con la sceneggiatura di un fantomatico Maladolescenza II).

La musica di Maladolescenza è cult almeno quanto il film. Subito proposta dalla Cinevox in singolo e in vinile (18 brani), riedita nel 2004 dalla Digitmovies in versione estesa (27 tracce, recensite da Andrea Chirichelli in “Colonne Sonore”, n. 9, novembre-dicembre 2004, p. 43) e tiratura limitata a 500 copie, ricompare adesso a cura di AMS Records nella serie Hidden Gems in Light Blue Vinyl azzurro con 20 brani (il vinile è vintage ma in termini di durata paga dazio) e un piccolo dossier sul regista, il film, le reazioni alla controversa pellicola nonché notizie sulla musica.     

Giuseppe “Pippo” Caruso (1935-2018) può ben essere definito come un musicista saltuariamente prestato al cinema. La sua attività si concentra in prevalenza nell’ambito televisivo dove operò come direttore d’orchestra sia al Festival di Sanremo sia nei varietà condotti da Pippo Baudo (Fantastico, Serata d’onore, Numero Uno, Domenica in), conosciuto negli anni dell’università e del quale fu amico e collaboratore storico. Autore di canzoni come “Johnny Bassotto”, “La tartaruga”, “Isotta” e di sigle televisive tra le quali è d’obbligo menzionare la deliziosa “L’amore è” per Fantastico 7 (1986-87) interpretata da Lorella Cuccarini e Alessandra Martines. Suo anche il tormentone “Perché Sanremo è Sanremo” del 1995. Ancora possiamo ricordare la collaborazione con Mia Martini, Enzo Jannacci, Giorgia, Katia Ricciarelli e la direzione per Liza Minnelli, Celine Dion, George Benson, Charles Aznavour. L’elenco delle fatiche applicate’ comprende poco più di dieci titoli tra film e serie TV in un arco cronologico dal 1966 con il western Uccidete Johnny Ringo al 1994-96 con il programma televisivo Numero Uno. Tra i film, il dramma erotico L’occhio dietro la parete (1977, Giuliano Petrelli), Porca società (1978, Luigi Russo), Le evase – Storie di sesso e di violenze (1978, Giovanni Brusatori), Porci con la P38 (1978, Gianfranco Pagani). Titoli, come si vede, afferenti a pellicole di genere e parecchio subexploitation affidate a registi incogniti e oggi dimenticate. Al di fuori del versante leggero e di intrattenimento e di fronte ad occasioni compositive più importanti, Pippo Caruso scrisse OST che si collocano nella “via di mezzo che è d’oro” di oraziana memoria. Le sue colonne musicali possiedono il piglio giusto e per servire al meglio i film e per aspirare all’autonomia di ascolto. Eppure il suo nome trova scarso spazio nella cittadella dei musicisti per lo schermo: se Ermanno Comuzio gli dedica una rapida scheda nel suo “Dizionario ragionato dei musicisti cinematografici”, Alessandro Tordini non ne fa menzione in “Così nuda così violenta”, pur tanto ricco di riferimenti anche a figure di modesto rilievo.

Il commento di Maladolescenza offre gradevolezza melodica, varietà tematica e timbrica, nonché il recupero a tratti di un classicismo smussato e ammodernato – i puristi direbbero ‘addomesticato’- con l’inserimento della batteria la quale, incrementando l’aspetto ritmico, amplia la fruibilità dell’evento musicale. Neppure mancano momenti atmosferici di rarefazione e mistero. Tanta pluralità non nega la fisionomia identitaria: la musica punta tutta a (ri)creare un clima di antica favola, il tempo si sospende in un presente eterno, l’indeterminato acquisisce uno statuto di permanenza. Le favole – è noto -, non sono mai innocenti: piene invece di eventi atroci, aberrazioni, pulsioni deviate di molteplice natura, incluse quelle erotiche; trascolorano dall’horror (Pollicino, Hansel e Gretel) a possibili riletture in chiave porno (Biancaneve e i sette nani), né vi manca il sadismo (Cenerentola). Nel film, il favoloso (come categoria narrativa) contrasta con la cruda scoperta dell’eros da parte di adolescenze che patiscono la perdita d’aureola. Atti sessuali, stupri – passaggio dalla fantasticheria amorosa alla brutalità cieca e isterica della carne -, violenze anche psicologiche, l’uccisione di una delle due ninfette a capovolgere il vissero felici e contenti di prammatica: la favola si tinge di nero, le mostruosità dell’età adulta irrompono precoci, devastanti.

Quanto nero è passato nella musica? Quanto di morboso? Diciamo quasi nulla. Il commento opera per sottrazione, prevalgono le sonorità sognanti, la rêverie, si ricorre talvolta alle voci bianche. L’eros è adombrato, nessuna sensualità esplicita. Il motivo erotico si esaurisce nella prima versione di “Maladolescenza” dove una voce di bambina, carezzevole e lolitesca intona un nanananana che è un condensato di purezza e di velate allusioni sessuali. Melodia davvero bella affidata in principio al flauto dolce solo, accompagnato di seguito dalla chitarra acustica – si evocano atmosfere da locus amoenus, da sempre propizio agli idilli amorosi -; indi subentrano la batteria e la voce femminile (interprete non accreditata). La medesima linea ricompare in “Silvia e Fabrizio”, ripresa per violino, pianoforte e orchestra, e in “E’ già autunno” per corno - conferisce profondità - e orchestra (Silvia vuole tornare a casa e riprendere la scuola, Fabrizio l’accoltella e resta con lei nella grotta, alienato). Diverso, nonostante il titolo, “Maladolescenza (Il recinto dei giochi”): flauto basso e chitarra, batteria e basso con carillon, terzo giro con synth. Leggero e piacevole.

A Silvia, complice di giochi erotici e delle crudeltà verso Laura, è dedicata giustamente una sezione cospicua. Per lei una melodia delicata e malinconica suonata dalla chitarra acustica con suggestive aperture degli archi (“Silvia”). Notevoli le variazioni: con due chitarre a produrre effetti di musica di corte cinquecentesca (”Cara adolescenza”), con oboe e orchestra (“Adagio per oboe”), con archi sul dolente cupo nell’inizio de “La villa di notte”, con clavicembalo dapprima solo poi con sfondo orchestrale (“Silvia (Alternate Take #1 Harpsichord & Orchestra”), con voci bianche e orchestra (“Il sopravvento”).

Ecco: un aspetto caratterizzante è l’impiego del coro infantile, presente in altri due momenti. Nel primo, “Caccia a Laura”, troviamo vocette festose e spavalde senza interventi strumentali/orchestrali. In “Ninna nanna a nascondino” si inserisce la chitarra e si richiama la melodia precedente in riprese ora lente in cantilena ora scattanti in ritmi di danza. L’organico vocale si lega alla giovanissima età dei personaggi, in bilico tra pubertà e adolescenza e vicini ancora all’infanzia da poco dribblata. Ne deriva una musica ambigua: nel coretto di “Caccia a Laura” – la vittima - è un che di crudele, d’una crudeltà istintiva che si traduce nel gioco al massacro in fondo ‘innocente’ di quasi bambini inconsapevoli di scrupoli e inibizioni. Pagine amabili ed ingannevoli che colgono lo spirito autentico delle situazioni rappresentate e richiamano un passato di polifonia vocale.

La score presenta invero un profilo classicheggiante, si richiama ad una tradizione illustre. Abbiamo già ricordato l’”Adagio per oboe” a cui si può aggiungere il clavicembalo assai connotato di “Silvia Alternate Take #1”. Ecco poi “Re e buffone” dove violino, violoncello e flauto si propongono con brio e con un che di medievale. Solenne, colorito e corposo è “Scambio di consegne”: trombe, orchestra classica e batteria ‘moderna’ siglano la rivisitazione di certa musica barocca. “Identificazione” è ambizioso amalgama di classico (utilizzo dell’orchestra secondo i modi canonici sei-settecenteschi) e leggero (chitarra e batteria). “La notte dell’attesa” riprende senza chitarra. In operazioni di questo tipo è il rischio di proporre quella che potrebbe essere detta “brutta musica classica” ovvero un ircocervo che finisce con lo svilire l’antico non meno del moderno. Pericolo evitato dall’autore che padroneggia alla pari e la tradizione (che presuppone studi seri: dal poco che si sa, studiò in principio da autodidatta, poi prese lezioni dalla pianista jazz Dora Musumeci e dal maestro D’Esposito) (3) e le forme ‘legger’ in virtù della consuetudine con il mondo della canzone e del varietà televisivo. Ne derivano pagine amene e di buon gusto in cui il passato rivive in modi non museali mentre la vicenda filmica si staglia su sfondi che compensano il pesante realismo maladolescenziale di una vicenda che amena non è. E tuttavia Maladolescenza non è un racconto filmico realistico. O, meglio, il realismo è l’oggettività della situazione raffigurata – l’eros come brutale scoperta dell’impurità del mondo -, non la sua messa in scena appoggiata a referenti simbolici (il serpente-tentazione, quando Fabrizio scaglia un serpente sul collo di Laura; la grotta/caverna ove si consuma il primo amplesso tra i due e dove Silvia sarà accoltellata: luogo di esistenza alternativa, in Platone teatro di simulacri scambiati per realtà, qui palcoscenico amoroso quando non violento) e letterari (Laura, Silvia, il bosco, l’estate propizia agli amori) e a luoghi fantastici (le Montagne Blu e le rovine di edifici d’imprecisata antichità). La musica capta questi arcani risolti in sonorità pregne di attesa e mistero. Come in “Città segreta”, flauto ed arpa sospesi e fuori dal tempo – anche se potrebbe parere, con un pizzico di fantasia, una danza medioevale” -; o ne “Il labirinto” (carillon atematico, suoni campionati e fasce oscure, senso di spaesamento e minaccia); o ancora in “La villa misteriosa”, enigmatico con quell’arpa su archi rarefatti di gusto vagamente morriconiano, ripreso nella seconda parte di “La villa di notte”. Particolare “L’incubo e il serpente” con la partecipazione dei Goblin in veste di esecutori. Ad una prima sezione statico/onirica con frammenti di carillon senza definita melodia e timbro meccanico segue una seconda concitata e rock: batteria & basso – e qui i Folletti li senti -, borbottii elettronici e interventi duri della chitarra elettrica: una miscela in contrasto con il tono dominante.
Dopo quasi cinquant’anni che non si vedono e non si sentono, Maladolescenza è ancora una buona proposta d’ascolto. Nel suo piccolo Pippo Caruso contribuì alla grandezza della nostra musica del cinema e della settima arte di quegli anni formidabili.

  1. https://bmoviezone.wordpress.com/2011/04/11/maladolescenza-1977/ (ultimo accesso: ottobre 2025).
  2. Daniele Vacchino, “I gialli dimenticati della letteratura da edicola anni ’70” – “KKK I classici dell’orrore e l’Italian Giallo”, in “Nocturno” 263, agosto-settembre 2025, pp. 44-51: 51. L’autore indaga i legami più o meno criptici tra la ‘letteratura da edicola’ e il nostro cinema gotico e thriller e ad entrambi riconosce una libertà senza freni (‘selvaggia’) nell’invenzione narrativa e nella rappresentazione che volentieri accantonava e logica e buon gusto e buon senso; un’estetica disinibita, delirante e sfasata, estendibile a tutto il cinema bis di allora – dal western al sexy, dalla commedia crassa al cannibal movie, dal postatomico al pornonazi…-, fucina di opere bizzarre, spesso non catalogabili entro categorie chiare e rassicuranti. Come appunto Maladolescenza, qualcosa di più e qualcosa di meno di un ‘film erotico’.
  3. https://www.archiviocolonnesonore.com/caruso-pippo/biografia/ (ultimo accesso: ottobre 2025).

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Daniela Bocconi

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