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01 Set2011

Anche nel West c’era una volta Dio

Scritto da Federico Biella. Pubblicato in Cinema

cover_anche_nel_west_cera_dio.jpgCarlo Savina
Anche nel West c’era una volta Dio (1968)
Digitmovies/Digitsoundtracks CDDM 187
18 brani (17 di commento + 1 canzone) - durata: 39' 53"


 
Prosegue in casa Digitmovies l’esplorazione degli spaghetti western musicati da Carlo Savina, a lungo relegati nell’oblio e adesso riscoperti e preservati in formato digitale per la gioia dei collezionisti. Nel caso di Anche nel West c’era una volta Dio, rielaborazione in chiave western de L’isola del tesoro di R. L. Stevenson (per inciso,  più di una volta romanzi, tragedie, poemi epici e miti classici hanno ispirato, con esiti alterni, il genere), una traccia era già stata incisa sul vecchio LP Savina’s western, risalente agli inizi degli anni Settanta. L’antologia, oggi considerata una vera rarità, era composta da brani tratti anche da La Colt è la mia legge (1965), E Dio disse a Caino… (1969), Testa o croce (1968) …E intorno a lui fu la morte (1968), I senza Dio (1971); tra questi solo i primi due sono pervenuti ad un’edizione completa in CD, rispettivamente grazie alla stessa Digitmovies e alla Beatrecords.
Il motivo trainante della OST, che rispecchia il tono avventuroso della pellicola, è la performance canora di Raoul che, coadiuvato da un arrangiamento piuttosto scarno con l’organo elettrico in primo piano, si cimenta in “Heart of stone”. L’anima spagnola del pezzo emerge più pienamente in “Seq. 2”, dove una chitarra classica suonata ad accordi pieni e ad arpeggi ne ripropone la struttura essenziale. Molto più appagante risulta però l’ascolto delle numerose ripetizioni della versione orchestrale del tema, dove, grazie agli archi che scorrono fluidamente su una base ritmica di impostazione moderna, può respirare in tutta la sua epicità. Un ritorno ad una veste minimalista è previsto ancora nelle sequenze 9 e 11, per due chitarre l’una, per organo l’altra. Lo spartito, così come il film, presenta anche un lato misterioso che Savina sottolinea marcatamente scrivendo con torrenziale inventiva molteplici e mai ripetitivi intermezzi di angosciante attesa. In tali episodi preponderante è la presenza di un organo elettrico in vena di dissonanze gotiche, ma affiorano di frequente anche uno statuario basso elettrico, delle percussioni riverberate e alcune note di chitarra in dissolvenza o in saturazione.
Melodie affascinanti e sperimentazioni tutt’altro che noiose per un western all’italiana rientrante nella media della produzione del periodo: una combinazione che rende encomiabile la performance di Carlo Savina.

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Daniela Bocconi

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