• News
    • Eventi & Ultime Notizie
    • Novità Discografiche
    • Concerti
    • Premi & Concorsi
    • Scuole & Corsi
    • Comunicati Stampa
  • Recensioni
    • Cinema
    • TV
    • Videogiochi
    • Musical
    • DVD
    • Libri
  • Contenuti Speciali
    • Interviste
    • Monografici
    • Dossier
    • Reportage
    • Video & Multimedia
    • Filmografie
  • Extra
    • L'angolo dei lettori
    • Archivio Rivista Cartacea
    • 1M1 Blog
  • Partners
  • Cerca
  • Home
  • Legenda Recensioni
  • Recensioni
  • Cinema
  • Music for Film and Television
24 Ott2011

Music for Film and Television

Scritto da Roberto Pugliese . Pubblicato in Cinema

cover_raccolta_badalamenti.jpgAngelo Badalamenti
Music for Film and Television (2010)
Dirk Brossé, Brussels Philharmonic
Varèse Sarabande VSD 7052
14 brani – durata: 71’50”

 

La prima cosa che ancora oggi, ad un quarto di secolo dalla sua – abbastanza tardiva – discesa nel campo della musica per film, i vari siti e apparati di informazione su Angelo Badalamenti si affrettano a specificare è che egli non è imparentato con il boss mafioso Gaetano Badalamenti, il “Don Tano” padrino di Cinisi e mandante, tra gli altri, dell’omicidio di Peppino Impastato, come raccontatoci in I cento passi di Marco Tullio Giordana.
 Ci sarebbe da sorridere non fosse che una ventina d’anni fa, a Cannes, venuto ad accompagnare di persona Fuoco cammina con me di colui che è divenuto il suo regista elettivo, David Lynch, fu lo stesso Badalamenti scherzoso ma non troppo a spiegare in conferenza stampa che la cosa di cui andava più fiero era sapere che, grazie a lui, il suo cognome sarebbe forse stato ricordato per qualcosa di diverso dalle imprese criminali del suo omonimo condivisore di origini sicule…  Ma, all’epoca, la sorpresa per alcuni fan fu piuttosto un’altra: e cioè che – per quel che vale – in pochi altri casi (viene in mente forse il nostro Carlo Crivelli) il look di un compositore viaggia in direzione così radicalmente contraria alla sua musica. Se in Crivelli, dietro l’aria e la parlata paciose, popolaresche e vagamente assonnate, si cela un artista tormentosamente in bilico fra suggestioni delle avanguardie storiche e postavanguardia, con una predilezione particolare per l’arroventato momento di trapasso fra Vecchia e Nuova Musica, Badalamenti si porta dietro veramente l’aspetto del “picciotto” tarchiato, attempato e sornione (non è un caso il suo ormai leggendario “cameo del caffè” in Mulholland Drive sempre di Lynch, nei panni del boss Luigi Castiglione!...), o nel migliore dei casi di un signorotto della borghesia italiana meridionale, cordiale e sanguigno. E fu così che molti scoprirono come dietro questa “maschera” albergasse un compositore di formazione classica, di predilezioni jazzistiche, e che si è trovato  - proprio grazie al cinema e al sodalizio con David Lynch iniziato nell’86 con Velluto blu – a manipolare, giunto ai 50 anni e in modo del tutto personale, le lusinghe della New Age e le risorse della musica elettronica.
 Badalamenti si è così ritrovato, nel tempo, ad essere un compositore di fatto sperimentale, a tratti border line, anche per le coraggiose scelte operate in fatto di generi, titoli e registi americani ed europei: dal drammatico psicologismo erotico di Paul Schrader in Cortesie per gli ospiti all’horror di Chuck Russell per il terzo Nightmare on Elm Street, dalla banalità terrificante del male di David Grieco per Evilenko al surrealismo fantastico di Jeunet in La città perduta o romantico in Una lunga domenica di passioni, dallo struggente e amaro sentimentalismo di Schumacher in Cugini alla delirante ritmica della paura di Mark Pellington in Arlington Road, scritta insieme al duo Tomandandy. E quel che colpisce nella sua musica è proprio il costante inscindibile abbinamento tra un lirismo a tratti infuocato, consapevolmente mediterraneo e struggente, cupamente malinconico e chiaroscurato, e una ricerca sul suono intransigente e molto spericolata: questo combinato disposto lo ha reso facilmente l’alter ego ideale per un maestro di oscuri e insondabili labirinti dell’inconscio come David Lynch, per il quale Badalamenti ha composto senza dubbio i propri lavori più inquietanti e suggestivi.
 L’album di omaggio che gli ha dedicato la Varèse affronta una sfida non da poco, ossia “tradurre” in linguaggio pressoché integralmente orchestrale alcune delle più celebri pagine del compositore anche concepite originariamente con l’ausilio dell’elettronica, affidandole ad un’orchestra sontuosa come la Brussels Philarmonic Orchestra of  Flanders e a un direttore specializzato, dal respiro sinfonico e dal fraseggio incantatorio, come Dirk Brossé: si tratta in pratica della registrazione in studio del programma in cui consistè il concerto-omaggio che nel 2009 fu dedicato a Badalamenti in Belgio dal Festival di Ghent, città natale di Brossé, che dirige la manifestazione dal 1999. E proprio la curiosità per questa audace ma stimolante traslitterazione porta a correre immediatamente all’ascolto di una delle più famose e incantevoli pagine di Badalamenti, nata proprio al synt, ossia il “Laura Palmer’s Theme” per la serie Twin Peaks: uno di quei brani che ti mettono in ginocchio per l’ampiezza del respiro melodico e la costruzione interiore, in cui dal tenebroso modulare iniziale di accordi gravi emerge, solare e cantabile e attraverso ulteriori inarrestabili modulazioni armoniche, il vero e proprio tema, di un’altezza lirica senza eguali. Ebbene, la strumentazione adottata da Brossé si rivela decisiva per fedeltà allo spirito originario e insieme capace di restituire – moltiplicata – la carica emotiva del brano: lo spessore iniziale degli archi è di una densità quasi soffocante, il fraseggio dei violini che si innalzano irresistibile, e il ripristino del “sound” originale (il basso a plettro) in “Falling”, ossia il cantilenante, ossessivo e carezzevole tema dei Titoli di testa (alla cui stesura ha collaborato lo stesso Lynch), arricchito dall’orchestra, produce un effetto ancora più emozionante.
 Edotti da questa sorta di preascolto, si capisce retroattivamente che tutto l’album mira a scoprire le radici profondamente “mediterranee”, appunto, del 74enne compositore nato in realtà a Brooklyn ma da famiglia di origini italiane, enucleando la straordinaria vena melodica della sua scrittura e l’accorata, si direbbe pucciniana propensione per una drammaturgia musicale complessa e stratificata. Ecco scorrere il lacerante, obliquo disegno dei violini, e poi dei clarini, per i titoli di testa di Velluto blu, così come la breve ma intensissima suite da Una lunga domenica di passioni è un florilegio di non trattenuto sentimentalismo che Brossé delega allo strettissimo contrappunto degli archi. Il tema d’amore di Cugini, nella sua semplicità espositiva di malinconico valzerino discendente, strumentato magistralmente fra piano iniziale, archi, corni e apoteosi liberatoria finale dell’orchestra, è quasi un’epitome persino autoironica del sentimentalismo badalamentiano, non meno del colorismo esotico di chitarre e nacchere della “Dark Spanish Symphony” da Cuore selvaggio, inserito nell’architettura di una ballad severa ed epicheggiante. A riprova della perfetta sintonia con Lynch, anche nel suo film sicuramente meno “lynchiano”, ecco gli oltre cinque meravigliosi minuti del “Rose’s theme” da Una storia vera, la cui prima parte è costituita da un sublime duetto violino-violoncello, ripreso nella seconda da una sorta di pezzo concertante per chitarra e orchestra, innestato sul nucleo di una melodia tanto semplice quanto toccante.
 Si citava prima Puccini come uno dei sicuri riferimenti del musicista, e la conferma viene dalla suite per La città perduta: qui svettano ancora le qualità della Brussels Philharmonic e di Brossé, nel nitore iniziale degli archi imploranti sommessamente e poi disperatamente peroranti su un tema di tre note, molto “rotiano” e  iterato quasi ipnoticamente: a questo brano, anche per contiguità tonale, viene fatta seguire senza soluzione di continuità “Who will take my dreams away”, che proviene da un altro film francese di Badalamenti, La ragazza sul ponte (1999, Patrice Leconte), e che gli fece ritrovare la voce particolarissima, scavante e drammatica, di Marianne Faithfull, autrice anche del testo e per la quale quattro anni prima  il musicista aveva orchestrato, composto e prodotto l’album “A secret life”. Cortesie per gli ospiti, presente con il lungo “The other side of the mirror”, è forse la pagina più “italiana” di tutto l’album (il film, che Schrader ricavò da un romanzo di Ian McEwan, è un torbido intreccio erotico ambientato in un’altrettanto torbida Venezia bizantineggiante):  qui davvero nel tema esposto inizialmente dal piano poi dagli archi si sente, oltre che un ulteriore omaggio a Rota, anche sapore di Italia, di tramonti sul mare, di struggimenti del cuore, di opera lirica e di passioni forti. E’ la musica che, a dimostrazione dell’acutissimo orecchio musicale di molta anche altolocata critica cinematografica, l’ineffabile trio Morandini (sull’omonimo dizionario Zanichelli) ebbe a definire “detestabile” (sic, e non infieriamo oltre…).
 “Fire to the stars”, un adagio per archi su cui si ode mormorare un rintocco di chitarra classica, momento di compostezza beethoveniana e scrittura quasi luttuosa, proviene da The edge of love, film inglese con un cast che comprendeva Keira Knightley, Cillian Murphy, Thomas Rhys e Sienna Miller e che nel 2008 il regista britannico John Maybury dedicò al tormentoso e multiplo legame sentimentale che il poeta gallese Dylan Thomas intrattenne con la moglie e una coppia sposata di amici: un esempio ancora una volta perfetto, conchiuso, della poetica badalamentiana.
 Inedita per noi è la lunga, sorprendente suite per Inside the Actors Studio, una prolifica serie televisiva iniziata nel 1994 per la tv via cavo Bravo Channel e consistente in una serie di interviste a celebri star uscite dall’altrettanto celebre scuola di recitazione newyorkese: sorprendente perché Badalamenti adotta, malgrado il contesto “freddo”, uno stile squisitamente sinfonico ancorchè discorsivo, divagando su un tema “patetico” con amplissimi arpeggi degli archi e un eloquio caldo, appassionato e coinvolgente: questa è forse la pagina più “americana” dell’album.
  Mulholland Drive costituisce, com’è noto, uno dei più intricati e morbosi puzzle lynchiani, un vero viaggio al termine della notte di identità oniricamente e psichicamente intercambiabili: il brano “Snapshot from Prague” è una nuova, accasciata, quasi sconsolata pagina per archi, strutturata ancora come adagio barberiano (o prima ancora mahleriano; ma dello sfruttatissimo Adagio di Barber Lynch si era pure servito in Elephant man…) che ci rivela come Badalamenti punti ad avvolgere il mondo buio del regista in un substrato angoscioso, foscamente tragico ma lontano, ad esempio, dai sincretismi e dalle abissali vertigini espressive di uno Shore per un altro David, Cronenberg. No, nel musicista di origini italiane permane un’espansività, uno stato di trance emotiva costante, di cui sono prova anche i Main title dal medesimo film (dall’orchestrazione particolarmente minacciosa e incombente), e che si traduce in temi spesso immobili, inchiodati al proprio destino gravoso e ad un registro timbrico altrettanto grave, secondo una concezione musicale che ha chiare radici nel tardo Ottocento e nel primo Novecento.
 A chiudere l’album una chicca singolarmente solare e squillante, quasi rózsiana (!...) con tanto di coro e fanfare: ossia il “Torch theme” che Badalamenti scrisse per l’accensione della fiaccola olimpica a Barcellona 1992: nulla di più apparentemente lontano dalle sue corde, in una pagina di pura e precisa committenza trionfalistica. Eppure testimonianza disarmante dell’onnivoro trasformismo anche ironico di questo artista, curioso sempre e di tutto, ma senz’altro ineluttabilmente connesso, con la sua musica alta eppure così dolorosamente “umana”, alle sofferenze e alle infinite contraddizioni dell’animo e della mente.


 

Stampa

  • Indietro
  • Avanti
CS on Spotify
soundtrackcity

Daniela Bocconi

  • Pubblicità
  • Redazione
  • Cookie Policy
  • Info & Contatti

Copyright © 2017 - ColonneSonore.net | Vietata la riproduzione anche parziale dei contenuti

  • News
    • Eventi & Ultime Notizie
    • Novità Discografiche
    • Concerti
    • Premi & Concorsi
    • Scuole & Corsi
    • Comunicati Stampa
  • Recensioni
    • Cinema
    • TV
    • Videogiochi
    • Musical
    • DVD
    • Libri
  • Contenuti Speciali
    • Interviste
    • Monografici
    • Dossier
    • Reportage
    • Video & Multimedia
    • Filmografie
  • Extra
    • L'angolo dei lettori
    • Archivio Rivista Cartacea
    • 1M1 Blog
  • Partners
  • Cerca