Heitor Pereira
I Puffi (The Smurfs - 2011)
Madison Gate Records
36 brani - durata 67’17’’
Sbarcati anch’essi in 3D,
I Puffi, cartoon indissolubilmente legato all’infanzia per chi comincia ad avere trent’anni suonati o giù di lì (come il sottoscritto), hanno rappresentato un immaginario fiabesco se si vuole stereotipato (ambientazione medievale e trame fantasy), con le classiche contrapposizioni tra il cattivissimo Gargamella e la comunità “patriarcale” guidata dal Grande Puffo, ma in una veste umoristica e ammiccando alle difficoltà della vita civile, sempre comunque risolutiva per superare disavventure e problemi (incuriosito dal linguaggio inusuale utilizzato nel cartone, Umberto Eco vi ha dedicato persino un saggio).
Musicalmente parlando, il ricordo non può non andare a Cristina D’Avena, voce della sigla di apertura e chiusura, la popolarissima “The Smurf Song” che ebbe in Europa un successo straordinario e che si caratterizzava per una innocente melodia fischiettata – mentre la colonna sonora vera e propria era una compilation di brani classici (Mussorgsky, Beethoven, Mozart, Schubert e moltissimi altri). Ebbene, dopo molti anni desta una certa impressione ascoltare una OST molto aderente all’immaginario (inespresso) degli anni ’80, sebbene si tratti di un lavoro non molto originale e “omologato” con il cinema d’animazione. Punto di partenza del lavoro di Heitor Pereira è stato quello di riciclare alcuni pezzi di temi delle sigle più famose, talvolta solo qualche nota in sequenza, rimescolando il tutto e facendo appello alla ricchezza timbrica dell’orchestra sinfonica e ad alcuni suoni iconici. Uno di questi è il famoso fischio, che si fa notare in brani come “Find That Star Gazer”, “Clumsy Gets In The Box”, “The History Of Smurfs”. L’altro è il suono di flauti esotici usati soprattutto per sottolineare ambientazioni cupe e misteriose (“Blue Moon Predictions”). Pereira inoltre fa grande uso di percussioni etniche e relega invece l’elettronica veramente ai margini (“Baby's First Picture”), scelta questa che ha dato i suoi frutti. Lo studio più importante è stato quello sui timbri dell’orchestra e sulla priorità che hanno avuto i legni sugli ottoni (in controtendenza quindi), aspetto questo che dà leggerezza alla partitura, evitando il naufragio sulle sonorità da blockbuster, e che ben esprime lo stile di vita dei puffi, per così dire. Altro suono fuori serie è l’organo a canne, delizioso in uno dei brani più interessanti, “The Vortex”, che è in un certo senso la parodia della grandeur hollywoodiana con l’ironica mescolanza di ritmi tensivi, percussioni marziali, cori maschili apocalittici e melodie ingenue. Viene veramente da ridere se si associa mentalmente questo tipo di musica ai puffi. Il massimo risultato di tale stravagante associazione di elementi seri e faceti lo si ha con la traccia intitolata “Get Out Of My Suck A Ma Jig”, che unisce mandolini sdolcinati e organi a canne terrorizzanti, trombe stoppate, controfagotti e cimbali rumorosi. A livello melodico lo score si basa principalmente su due temi molto brevi, che fanno della ripetitività la loro vera essenza. Il primo, spensierato e “puffoso” (se ci è permesso il neologismo!) lo si incontra già nel brano iniziale, “Race To The Village”, e riappare almeno in altre 11 tracce, tra cui segnaliamo “Arrival At Anjelou”, che mescola romanticismo e “pompierismo” epico. Il secondo è quello associato a Gargamella, basato su ostinati d’archi e idee melodiche che sbeffeggiano la mente contorta del malfattore, sempre con un pizzico di humor (“Gargamel's Smurf Plan”, “Behold My Glorious Army”, “Aaah, It's Gargamel!”). Insomma, l’album è nel complesso coeso e divertente da ascoltare, non originalissimo ad onor del vero e nel solco dello stile Disney, ma evocativo quanto basta per entrare nel mondo dei puffi, anche se non si è più bambini.