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03 Gen2012

Happy Now

Scritto da Alessandro Bizzotto. Pubblicato in Cinema

cover_happy_now.jpgDario Marianelli
Happy Now (id., 2001)
Moviescore Media MMS-10023
17 brani – Durata: 38’54”

La colonna sonora di Happy Now si configura come insolita rilettura di genere, composta da Dario Marianelli diversi anni prima delle notevoli partiture nate dalla collaborazione con il regista Joe Wright (Orgoglio e pregiudizio, nomination all’Oscar nel 2006, ed Espiazione, Golden Globe e Oscar alla colonna sonora nel 2008). Diretto nel 2001 da Philippa Cousins, il film mette a fuoco il mistero di una ragazzina morta e sepolta che, dopo quattordici anni, sembra riapparire in un villaggio del Galles del Nord. È davvero lei? Spetterà al giovane investigatore locale scoprirlo.

Marianelli pare seguire la strada del giallo d’antan già dall’iniziale “The Strange Land”, con archi insinuanti e percussioni che procedono con ritmo lento e costante. Ma a fare la differenza, qui, è l’ombra di un citazionismo che sembra trattare la materia con scherzosa ironia: strani echi sonori rimandano alle incognite di una science fiction passata di moda (oltre che nel tema che apre l’OST, anche in “Execution” o “The Scream”), e le sfumature mystery a tratti sanno diventare quasi canzonatorie; “It’s A Camaleon’s Life”, ad esempio, procede con un ritmo inaspettatamente divertito.
La soundtrack, però, non respira certo umori comici. La concitazione è tipica del thriller, con il rapido insistere degli archi su poche note (“Near Miss”), o l’impalpabile tensione creata da un tema che fatica ad evolversi in melodia definita (“Derangement”). In “Glen Loses It” s’inseriscono anche le scale del pianoforte ad acuire il sentire inquieto.
La tavolozza delle sonorità di Marianelli sa essere confusa e straniante, soprattutto con “Who’s the Bullet For?”, e poco spazio lascia a tinte più nostalgiche e conosciute (esempio isolato ne è “Locked Away”).
Ma la colonna sonora di Happy Now sa concedersi anche inattese citazioni cinefile, anch’esse più leggere che deferenti: sono quelle allo spaghetti western firmato Sergio Leone e Morricone, simbolo di un’epopea da far west ormai codificata nella memoria collettiva. Si ascoltino in proposito “Bonanzaland” (esplicito richiamo alla serie western in onda per la prima volta nel 1959) e “Wild West Wales” con le intrusioni dell’armonica.
Echi di classica memoria trovano spazio nel più disteso “Hommage to David Rose”.
Efficace complemento alla narrazione, la soundtrack stenta, qua e là, a trovare vigore e ispirazione sincera, ma riesce a creare con efficacia clima e feeling per il racconto cinematografico.

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Daniela Bocconi

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