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02 Apr2019

Zeder

Scritto da Emiliano Vom Schirosi. Pubblicato in Cinema

cover zeder newRiz Ortolani
Zeder (1983)
GDM 4334
18 brani – Durata 43’31’’



Riz Ortolani è stato indiscutibilmente tra i più abili tessitori di tappeti sonori per immagini in movimento. Trasversale ai generi, camaleontico pur restando riconoscibile nel suo oscillare tra l’apparente leggerezza de Il merlo maschio e i brividi estremi di Non si sevizia un paperino, Cannibal Holocaust e Zeder.
Pellicola sorprendente, quest’ultima citata ad opera di Pupi Avati, un horror emiliano-romagnolo che idealmente si configura come seguito di quel La casa dalle finestre che ridono che nel 1979 vinse il premio della Critica al Festival du Film Fantastique di Parigi.

Il tema principale dà il via alle danze fin dai titoli di testa. Dal nero germoglia in maiuscolo il nome di GABRIELE LAVIA, volto iconico già introdotto ai più da Damiano Damiani e Dario Argento, e la sezione d’archi comincia a tormentare nervi e carni dello spettatore, corroborata da synth e batteria goblinesca. Gli archetti fendono le corde, stridono, evocando le coltellate psicotiche di Bernard Herrmann e lasciando presagire il peggio. Che puntualmente sopraggiunge, già nei primi due minuti della pellicola. Una signora viene aggredita da un essere indefinito, comparso dal nulla nel cortile di una vetusta villa rurale. Stacco. Il coroner dell’obitorio constata che “E’ la terza donna che troviamo conciata così in due anni.” Il volto del cadavere, con un vistoso taglio all’altezza della gola, è quello dell’anziana donna. Ecco che il tema portante assume già dall’incipit un ruolo di primo piano, incidendosi nella memoria e nella corteccia visiva, fungendo, ad ogni reprise, da messaggero di pericolo e morte imminente.
Ortolani aveva grande dimestichezza con la tensione, tanto che per una pellicola controversa e disturbante come Mondo cane di Jacopetti-Cavara-Prosperi, aveva già vinto un Grammy e ottenuto la nomination all’Oscar. Non stupisce quindi che, da navigato conoscitore del mestiere, per sonorizzare questo film di Avati abbia utilizzato topoi del thriller, che inevitabilmente richiamano alla mente precedenti lavori di suoi illustri colleghi: Herrmann e Claudio Simonetti, ma anche il Fabio Frizzi fulciano di Zombi 2 e …E tu vivrai nel terrore! L’aldilà. Dunque, così come i fantomatici Terreni K in Zeder riportano alla vita i morti, così, nel suo percorso compositivo, Riz Ortolani smembra, cuce assieme e fa proprie suggestioni che il cinema aveva già utilizzato per far passare un brutto quarto d’ora allo spettatore, con le unghie piantate nei braccioli delle poltrone, pronto a sobbalzare di terrore e piacere.
Il resto dell’opera è un insieme di richiami, viraggi, declinazioni, passaggi interstiziali, spesso solo synth e organo elettronico, funzionali alle sequenze in cui il cuore deve restare in gola, in attesa d’esplodere. Vissute ed ascoltate contestualmente allo svolgersi della trama queste tracce hanno grande forza evocativa, ma private del supporto visivo risultano ottimo mestiere sebbene non così incisive, diversamente dal potentissimo tema iniziale.
Da segnalare infine la presenza di un brano “stonato”, se strappato dal contesto filmico, ovvero quel “Reggae thrilling” che altro non è che una traccia funk in levare oltremodo sbarazzina, fortemente commedia italiana anni ’80, che a metà del minutaggio vira quasi jazz. Un pezzo che sta al resto della colonna sonora come Hello Kitty sta a La notte dei morti viventi ma che nel film di Avati sorregge – seppur in punta di piedi – uno dei rari momenti leggeri, quello in cui Stefano (Gabriele Lavia), giovane scrittore, riceve in regalo dalla moglie Alessandra una macchina da scrivere. Ed è proprio analizzando una vecchia bobina trovata al suo interno che si imbatterà per la prima volta nei misteriosi Terreni K.
L’edizione GDM – pubblicata nel 2014 e già difficilmente reperibile - è la prima in assoluto a svelare nella sua interezza le musiche di Zeder, che in precedenza era apparsa sotto forma di due sole tracce in una compilation della Triple Time Music.
Se avete la fortuna di imbattervi in una copia in CD di questa colonna sonora, non fatevela scappare, poiché sono certo che azionerete il repeat già all’altezza della prima traccia.

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Daniela Bocconi

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