Lion
Dustin O’Halloran & Hauschka
Lion - La strada verso casa (Lion, 2016)
Sony Classical 88985400442
19 brani – Durata: 49’00”

Amore.
Parola complicata, abusata e spesso sottovalutata in quanto riferita al solo atto erotico e sessuale tra due persone, immensa perché intrisa di mille significati e declinazioni, bella anzi bellissima, la massima espressione di sentimento positivo, profondo e appassionato nei confronti di qualcuno o qualche cosa, facile da utilizzare, più difficile (ahimè!) da praticare. A mio modestissimo parere è il motore che muove la macchina più complessa mai apparsa nel sistema solare: noi (meglio non tirare in ballo l’universo…). Penso che dovremmo iniziare ad avvicinarci a questa parola con meno timore e affrontarla a viso aperto, abbracciare le sue molteplici diramazioni, percorrere i suoi infiniti sentieri sotterranei. Amore.
E’ quello che ho pensato appena conclusa la visione di Lion - La strada verso casa. Non parlo solamente di quello affettivo, romantico e passionale che traspare da una storia volutamente e maledettamente strappalacrime, ma anche e soprattutto di quell’amore, quella fusione di passioni che permettono la realizzazione di un film: dalla sceneggiatura (non originale perché tratta da avvenimenti realmente accaduti) alla fotografia (principalmente nelle suggestive cornici indiane), dal casting (un Dev Patel vero e sincero, una Nicole Kidman emozionante e cosa dire di Sunny Pawar, interprete del protagonista in versione pargolo? Quello che ha fatto a 8 anni dietro la macchina da presa è sicuramente fuori dal comune) alla colonna sonora (ci arriviamo presto!). Lo si respira, lo si percepisce e anche lo spettatore occasionale può avvertire la sensazione di sentirsi cullato da braccia che lo rassicurano con gentilezza ed autentica empatia.
Musica.
Sono due i pilastri su cui poggia la partitura dei compositori Dustin O'Halloran e Hauschka, entrambi pianisti; il leitmotiv, cioè la ricorrenza di uno o più temi musicali rilevanti, e le musiche suggestive, evocative e a tratti aleatorie di atmosfera o sottofondo. Lascio in sospeso per un momento il giudizio sul brano di apertura della tracklist che, tranquilli, non mancherò di analizzare successivamente, e parto con la presentazione di quello che, senza ombra di dubbio è il tema principale, “Lion theme” (solo alla fine del film, grazie ad alcune didascalie riguardo alla storia realmente accaduta, scopriamo che “leone” è il vero significato del nome del protagonista). Il motivo viene esposto inizialmente con un accompagnamento a terzine del pianoforte e successivamente rafforzato melodicamente prima dall’entrata dei violoncelli e poi da quella dei violini. Andando avanti lungo lo score, “River” è il brano che prende le redini lasciate dall’esposto precedente: questa volta ci si affida ad un altro strumento a corde, in questo caso pizzicate, cioè l’arpa immediatamente sostenuta da un ribattuto leggero di un violino che nel giro di pochi istanti si impone trasformandosi in un intrigante inciso ritmico. Saltando di traccia in traccia, arriviamo a “Family”, che ha come scopo principale quello di unire alcune delle peculiarità appena descritte ricordandoci che il main theme è presente ed ha ancora molto da dire. “Searching for Home” è una bellissima variazione sul tema: si differenzia dalle precedenti versioni nella parte di accompagnamento ostinato, mentre nella stessa identica forma si ripresenta l’inciso ritmico del violino. Chiude il cerchio di questa prima parentesi tematica il penultimo brano dello score, “Arrival” e, vista la biografia dei due compositori, non poteva che rubare la scena proprio quello strumento che per primo aveva dato il la, il pianoforte.
C’è un secondo tema che ricorre durante l’ascolto del CD e viene introdotto dalla traccia “Orphans”. Ancora una volta sono i tasti bianchi e neri a farla da padrone: con l’aiuto degli archi ci cullano con estrema delicatezza; quale che sia il nostro stato emotivo questa è una musica che ha la capacità di condurci completamente, di alleggerire la nostra mente e il nostro corpo (ogni volta che l’ascolto il pensiero mi riporta l’immagine di una madre e di un padre che si abbandonano in un ballo lento ed elegante, quasi in punta di piedi, a ritmo del movimento ondulatorio con cui hanno appena addormentato il proprio figlio). “Home Is with Me” e “Mother” ne sono la copia esatta: entrambe però sono nutrite da un forte senso di speranza e positività grazie ai violini più aperti, sonori e ad arcate più distese, e al pianoforte che finalmente, anche se solo per pochi secondi, esce dalla confort zone che gli è stata affidata per l’intera colonna sonora e si spinge verso note più acute e incisive, come per liberarsi da un vestito ormai troppo stretto.
Le tracce che completano il lavoro hanno, a mio parere, più l’obbiettivo di ambientare o enfatizzare momenti particolari del film, senza necessariamente costruire una melodia tematica o un’armonia ricorrente. “Train” ne è l’esempio perfetto; un mix di angoscia, sofferenza, paura, senso di solitudine per il viaggio verso l’ignoto che si sta affrontando. Chi meglio del violino, con un suono in bilico tra l’impreciso e il nitido, tra l’incertezza e la padronanza, poteva incarnare queste emozioni? Credo nessuno…
Prima di passare alla conclusione, due brevi appunti: evitabilissimi i 38 secondi del brano “School”, scarsamente significativo, mentre particolarmente ispirate e suggestive mi sono sembrate le parti 1 e 2 del brano che prende il nome di “Lost”.
Musica.
Difficile trovare una definizione univoca e convincente, troppi e diversificati sono i percorsi che ci conducono alla sua essenza. Di certo c’è che la musica è arte (questo lo sanno tutti!), ma è anche studio, conoscenza, esperienza, passione, determinazione, talento e amore, quell’amore che è condivisione e apertura verso gli altri.
Detto questo, ho trovato (e non è la prima volta, visto che recentemente mi sono imbattuto nella stessa situazione con il brano di Rita Ora utilizzato per il film Pokémon: Detective Pikachu) noiosa, banale e inutile la canzone “Never Give Up” di Sia (eccola svelata finalmente!). Il suo inserimento nella colonna sonora ha uno scopo prettamente commerciale, quello di attirare l’attenzione mediatica verso la pellicola. Nient’altro. Non trasmette nulla e poco dice musicalmente (piatta, ripetitiva e veramente elementare nell’inserimento di sonorità orientaleggianti che alludono allo scenario dove si svolge gran parte della storia). Mi preme sottolineare che la OST originale non ha mai strizzato l’occhio a quel tipo di mondo musicale, non ce n’era bisogno. E’ quindi un abisso la distanza che si viene a creare tra chi ci mette anima, corpo e, non smetterò di ripeterlo, amore e chi con il minimo sforzo produce un prodotto scontato e dimenticabile.
