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30 Gen2023

Alessandroni Proibito

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Cinema

cover alessandroni proibitoAlessandro Alessandroni
Alessandroni Proibito (2022)
Four Flies Records
Box cinque 45 giri
14 brani – Durata: 28’00”

Tutti hanno uno scheletro nell’armadio, perfino i compositori. Anche quelli meno impensabili. Colui che a ragion veduta è considerato il padre della library music italiana, Alessandro Alessandroni – il noto fischio di tanti spaghetti western e non solo – ancora oggi osannato perché creatore di quell’imprescindibile e riconoscibile library sound sin dal 1968, ha prestato la sua firma esecutiva e compositiva ad una serie indescrivibile di generi cinematografici e televisivi dei più vari, tra cui i film a luci rosse. Difatti, denominato “l’uomo chiave di una buona fetta di musica segreta italiana” da Pierpaolo De Sanctis, ideatore e fondatore dell’etichetta Four Flies Records, che mette alle stampe questo appetitoso box set di cinque 45 giri, edizione limitatissima a 300 copie, includente un poster illustrato da 30x70cm che riproduce la pruriginosa cover disegnata da Eric Adrien Lee, che non verrà più ristampato (da quanto riportato nel comunicato della medesima), contenente quattordici tracce inedite rimasterizzate dai nastri originali, inerenti partiture per film pornografici, il cosiddetto cinema a luci rosse di fine anni ’70 e primi ’80.
Alessandroni da grandissimo artigiano e sperimentatore qual era, anche dinnanzi alla pochezza realizzativa di cotanti filmetti hard o soft core tutti uguali visto che la trama (?) e la recitazione (?) contavano poco o nulla ai fini commerciali, riesce ugualmente a nobilitarne le sorti al botteghino dell’epoca con temi e pagine strumentali dignitosamente sue e, se ascoltate al di fuori dei fotogrammi d’origine, pregevolmente belle, evocative e seducenti. Il compositore di Soriano nel Cimino, scomparso nel 2017 a novantadue anni, portati splendidamente, nella sua dimora africana in Swakopmund in Namibia, ha realizzato nei Settanta, dato lo scarso budget a disposizione, queste colonne sonore in modalità fai-da-te nel suo studio, talvolta suonando più strumenti traccia per traccia e poi mixando il tutto attraverso l’utilizzo pionieristico del registratore Teac 4-piste, tirando fuori un suono cristallino su leitmotiv per lo più di matrice etnico esotica/disco-funky – percussioni, drum-machine, synth, flauto, piano, chitarra a 12 corde (la sua inconfondibile) e voce – inebriando, stimolando, rinvigorendo e ammaliando ad ogni rinnovato ascolto. Quattordici pezzi ultra virtuosi che si avvinghiano su sonorità disco-funky psichedeliche canore (“Snake Disco”), disco dance blaxploitation vocal-perturbanti (“One Sunday Morning”), africaneggianti ammiccamenti tribali robusti o serpeggianti (“Il quarto tipo”, “Misterioso spaziale”), vocalizzanti esotismi circolari e pianistico sintetici alla Henry Mancini (“Tensione erotica” e “Strip elettrico”), ondeggiamenti disco pop libidinosi alla Grace Jones (“Uno Yacht a Tahiti”), reggae pop beat sbarazzini (“L’isola del piacere” e “Lulù 77” che rievocano quelle melodie divertenti e divertite di tante commedie scollacciate italiche anni settanta e ottanta), arabeggianti pagine simil score bondiane (“Chimera”), serpentinamente ritmiche con flautandi lascivi (“Harem Voyeur”), pensose arie pompose e beffarde (“Casanova sintetico”), perfino tensivamente sospettose (“Impronte digitali”) e per concludere cavalcanti old wild west alla Gioacchino Rossini del “Guglielmo Tell” (“Il cavaliere elettrico”).

Recensione concessa su autorizzazione e pubblicata in origine sulla rivista cartacea Audioreview 2022

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Daniela Bocconi

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