Pillole di Note: Focus sull’etichetta Cam Sugar

Pillole di Note: Focus sull’etichetta Cam Sugar
La nostra rubrica ‘Pillole di Note’ – ovvero mini recensioni di un certo qual numero di colonne sonore che si differenziano dalle consuete nostre classiche recensioni di lunghezza più o meno variabile – ancora una volta sonda la fusione tra due storiche etichette italico-internazionali.
Rianalizziamo l’etichetta italiana Cam Sugar: (https://linktr.ee/camsugar):

Nino Rota
Il Casanova di Federico Fellini (1976)
Decca Records/Cam Sugar Heritage Collection CS HC05CD
27 brani – Durata: 65’21”
Fellini era la Mente, Rota era il braccio, sentenziò Ermanno Comuzio nel suo dizionario “Colonna Sonora”. Dargli torto? No! Anche se limitare il Maestro di Amarcord, 8 e ½, Rocco e i suoi fratelli, Guerra e Pace ad un semplice burattino nelle mani del Maestro de Lo sceicco bianco, I vitelloni e La strada è assai sminuente, perché, invero, Rota era sì il braccio ma colui che rovistava nella mente stracolma di idee e fantasie di Fellini tirandone fuori musicalmente tutto quel coté di citazioni e originalità che solo un Genio come il compositore milanese (1911 – 1979) poteva solo far sciorinare. Il Mereghetti così descrisse il film Il Casanova di Federico Fellini nel suo noto Dizionario: “…il film è soprattutto il viaggio in un universo femminile mostruoso: gigantesse, gobbe, monache assatanate, vecchie repellenti. Il sesso è ridotto a performance meccanica (come sottolinea la divertita colonna sonora di Nino Rota) e la donna ideale di Casanova, che compare nel sogno finale, è proprio un automa”. Per l’appunto, Rota, che ottenne per questa score un meritatissimo David di Donatello, ha scritto una delle sue opere più spigolosamente esoteriche, sperimentalmente disturbanti, pur nella loro basilare cantabilità meccanicamente matta e delicatamente psichedelica (come le donne di cui sopra) che potesse partorire per il sodale amico regista riminese. Il Casanova di Federico Fellini che si aggiudicò un Oscar per i Migliori Costumi a Danilo Donati, tre Nastri d’Argento (Miglior Scenografia, Miglior Fotografia, Migliori Costumi), due British Academy Film Awards (Miglior Scenografia, Migliori Costumi), nelle musiche rotiane – per la prima volta assoluta su doppio vinile con quattordici brani inediti prima di adesso su LP (Music Box Records nel 2018 ha pubblicato un’edizione integrale su doppio CD con ben 40 tracce) – trova il suo perno mistico, fumoso, parodistico, sfottente, classicheggiante sino al parossismo, descrivendo in maniera sublime la condizione di seduttore nella Venezia del ‘700 di un ‘non più giovane’ Casanova, interpretato da un magnifico Donald Sutherland, doppiato da un altrettanto magnifico Gigi Proietti. L’emblema di questa partitura orchestrale e solistica (all’armonica a bicchieri, nonché glassarmonica, Bruno Hoffmann), diretta dal fidato Carlo Savina, sono innanzitutto “Pin Penin”, “L’uccello magico a Dresda”, “Il Duca di Wurttemberg”, “La poupée automate” e “Canto della Brunella”. Insomma c’è tutto il Nino Rota che abbiamo imparato a conoscere ed amare, ma anche molto di più! Basta scoprirlo grazie a questa ottima edizione, anche in formato compact disc, di oltre un’ora.

Colapesce & Dimartino
La Primavera della mia vita (2023)
Decca Records/Cam Sugar CS015CD
24 brani – Durata: 43’28”
Ogni tanto accade. E ci si sorprende non poco. Succede che alcuni cantautori o cantanti si prestino a scrivere musica applicata per il Cinema o la TV – casi ve ne sono parecchi, non soltanto nel nostro Bel Paese, come ad esempio Lucio Dalla, Carmen Consoli, Jovanotti, Eric Clapton, Bob Dylan, Sting, Francesco Gabbani, Paolo Conte, Enzo Avitabile, Pino Daniele e mi fermo qui – con egregi o persino incredibili risultati inaspettati. Come in questa score assai brillante e ottimamente architettata di Colapesce e Dimartino (Lorenzo Urciullo e Antonio Di Martino), anche interpreti esordienti e co-sceneggiatori di questo La Primavera della mia vita, commedia stralunata di un’amicizia on the road per la Sicilia. Si passa da canzoni dissacratorie e ridicolissime ma dal ritmo incalzante, psichedelico, prog anni ‘70 e fantasmatico, subito trascinante (“Il cuore è un malfattore”) all’ultimo strabordante e iper danzante successo sanremese (“Splash”), da pagine corali in stile Angelo Branduardi (tipo State buoni se potete per capirci) (“Il coro degli albini”), a quelle funky-soul in puro flavour Blaxploitation (“Stanco stanco stanco”, “Le mandorle non crescono d’inverno”), fino a momenti popolar-rustichelliani (“Il borbottio dei giorni”), techno-dance (“Speedy pizzo”), rock Settanta (“I Love You mbare”), spaghetti western alla Morricone (“Il ricatto gentile (Professore)”) e dolcemente pianistici (“La spiaggia”); il tutto suonato magnificamente dai due autori più uno stuolo di virtuosi amici musicisti tra cori, chitarra 12 corde, batteria, sax, synth, percussioni, basso, chitarra elettrica, flauto, armonica, clarino, wurlitzer, archi e pianoforte. La canzone sentimentale tipicamente anni ’60 alla Luigi Tenco, che prende il titolo dal film, è interpretata da Madame con il suo timbro vocale delicatamente tenue e cantilenante, con il supporto di Colapesce e Dimartino.
