09 Ago2018
Scritto da Roberto Pugliese . Pubblicato in Cinema
Nino Rota e AA.VV.
Il Gattopardo (1963)
Quartet Records QR327 – Edizione limitata 2000 copie
CD 1, 30 brani + 3 bonus tracks – Durata: 66’03”
CD 2, 10 brani + 12 bonus tracks – Durata: 64’50”

Dove si annida con precisione l’incontrovertibile, particolarissima grandezza di Nino Rota?
Siamo ancora a chiedercelo, a più di un secolo dalla nascita e quasi quarant’anni dalla scomparsa, consapevoli della natura sfuggente, inafferrabile e ubiquitaria di questo compositore. Perché il primo elemento a cui Rota sfuggiva era innanzitutto il proprio tempo. Tanto per cominciare era nato nel secolo sbagliato. La sua epoca, i suoi modelli, i suoi riferimenti erano tutti nell’Ottocento, da Rossini a Verdi, da Puccini ai lasciti del verismo passando per le lusinghe del belcanto e risalendo sino al melos belliniano tanto amato da Richard Wagner. Ma, per chiarire, insieme alla decisa avversione per qualsiasi sorta di avanguardia e per la modernità in genere, Rota non nutriva certo spiccate propensioni per il mondo musicale mitteleuropeo, in particolare per il gigantismo postwagneriano; semmai poteva registrare qualche sintonia con i russi, forse il primo Stravinsky o quello neoclassico, forse il Prokof’ev più asciutto ed ellittico (sicuramente non il rivoluzionario Shostakovich).
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