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11 Apr2022

Shostakovich a Santa Cecilia evoca Melina Merkouri

Scritto da Paolo Eustachi. Pubblicato in Reportage

Shostakovich a Santa Cecilia evoca Melina Merkouri

Firmato dal regista Jules Dassin (1911–2008) Alle 10.30 di una sera d’Estate (10.30 pm: Summer, 1966) è uno dei grandi film del genere noir-drammatico americani realizzati negli anni sessanta. Con un cast stellare che include Melina Merkouri (Maria), Romy Schneider (Claire) e Peter Finch (Paul), il film è ispirato all’omonimo romanzo di Marguerite Duras – che ricordiamo fra l’altro sceneggiatrice del film Hiroshima mon amour (1959) diretto da Alain Resnais – e trasmette una profonda e dirompente introspezione psicologica. Sentitasi tradita dal marito Paul, Maria fugge dall’albergo che li ospita in un piccolo paese iberico per incontrare Rodrigo Palestra un assassino ricercato dalla polizia con l’accusa di delitto passionale. Ella vorrebbe portarlo con sé in salvo. I due si guardano dapprima in un lungo silenzio poi Maria prende la parola in totale dedizione e abnegazione. Rodrigo non risponde, tutto è rinchiuso nella sua profonda espressione, afflitta e disperata. Il compositore spagnolo Cristobal Halfter (1930 – 2021) nella costruzione della colonna sonora del film, oltre a sue musiche originali dal taglio doloroso e moderatamente spigoloso, inserisce la suggestiva “Romanza”, secondo movimento del “Concertino per chitarra op. 72” di Salvator Bacarisse (1898-1963) che stempera la tensione drammaturgica e narrativa nella sua associazione agli imponenti paesaggi attraversati nel viaggio e il primo movimento “Nocturne: Moderato” dal “Concerto n. 1 op 77 in la minore” per violino e orchestra di Dmitrij Shostakovich, chiamato ad accompagnare la pregnante e toccante sequenza dell’incontro, nell’esprimere il non detto in straordinaria simbiosi con le immagini nel profondo dramma umano e nella raccolta interiorità  psicologica dei protagonisti. Con i suoi quattro movimenti la partitura presenta una impostazione di taglio sinfonico dove il violino solista viene sottoposto a un impegno interpretativo e virtuosistico che non lascia tregua. Vogliamo qui ricordare come il grande compositore russo sia stato sempre molto legato al cinema con la scrittura di 35 colonne sonore per film firmati da importanti registi, fra cui emergono La Nuova Babilonia (Nowyj Vavilon, 1929), Amleto (Gamlet, 1964), Re Lear (Korol Lir, 1971) di Grigori Kozintsev.
Lontano da essere una serenata notturna, il primo movimento percorso dal lungo monologo del violino, con il suo drammatico arco espressivo, trasmette un interiore stato di attonita rassegnazione, un angosciante presentimento e un senso di dolorosa lacerazione. Segue lo scherzo di grande impatto ritmico e virtuosistico dove l’autore inserisce evidenti rimandi ai canti popolari Klezmer e la sua firma musicale D-S-C-H (notazione tedesca), ripresa in seguito in altri importanti lavori fra cui ”Concerto n. 1 per violoncello in mi bemolle” e la “Sinfonia n. 10 in mi minore”. Con lo struggente lirismo e i tormentati accenti delle variazioni che percorrono il terzo movimento “Passacaglia”, la scrittura raggiunge il suo suggestivo climax con un trasporto emotivo raramente riscontrabile nella letteratura di questa forma musicale. Nelle sue 17 battute il motivo del basso ostinato viene ripetuto per nove volte ed evoca gli accenti contemplativi e il tratteggio grave e severo della “Sinfonia n. 8 in do minore”.
Segue un’articolata cadenza di 117 misure dove il compositore fa ricorso a tutta la propria inventiva virtuosistica che peraltro viene trascesa e trasformata in intenso slancio espressivo.



Con una incalzante e vertiginosa carica ritmica e il suo carattere popolaresco il quarto movimento “Burlesque: Allegro con brio – Presto” riprende temi precedenti fra cui il monogramma D-S-C-H mentre si proietta verso il suo avvincente finale.
Due grandi artisti come il maestro Semyon Bychov e la violinista giapponese Karen Gomyo hanno dato luogo lo scorso 7 aprile ad una eccezionale serata musicale nell’ambito della stagione sinfonica 2022 dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Conoscevamo già bene il direttore russo che ricordiamo in particolare a fine anni novanta a Firenze nell’opera Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Shostakovich con la regia di Lew Dodin e successivamente nel “Concerto per viola e orchestra” di Sofja Gubaidulina con il solista Jurij Bashmet. Una magnifica sorpresa si è invece rivelata Karen Gomyo che ha affrontato la complessa partitura di Shostakovich con coinvolgente determinazione, coniugando in modo superlativo profondo impegno intellettuale e formidabile tecnica esecutiva.
In perfetta intesa con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia guidata dal maestro Bychov, con il suo avvolgente e morbido fraseggio e il suo fenomenale virtuosismo, entra nel profondo dell’animo del compositore russo per tratteggiare un affresco sonoro di elevato fervore e profonda carica espressiva.
La seconda parte del concerto era dedicata alla “Sinfonia n. 1 op. 68 in do minore” di Johannes Brahms. Pubblicata dopo una ventennale gestazione nel 1876 la partitura è considerata una pietra miliare della letteratura musicale classica e presenta un’affascinante simbiosi di accenti drammatici, poetico-contemplativi ed epici. Il direttore russo coglie in modo superlativo l’eloquente e variegato arco espressivo e la potenza rappresentativa della partitura brahmsiana e guida l’orchestra in un’esecuzione smagliante, avvolta in uno spessore di suono denso, profondo e trasparente che, riteniamo, rimarrà impressa per lungo tempo. Trionfale accoglienza per solista e direttore da parte di un pubblico attento ma in realtà purtroppo assai esiguo.

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Daniela Bocconi

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