Morricone Film History
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Morricone nella Storia del Cinema
Reportage del concerto tributo al Maestro Premio Oscar tenutosi il 12 Aprile 2022 presso il TAM Teatro degli Arcimboldi di Milano
Che alla scomparsa di uno de maggiori geni dell’Ottava Arte, il mai compianto abbastanza Ennio Morricone, fossero apparsi, o subito dopo o a distanza di qualche anno, una sequela infinita di omaggi concertistici o registrazioni di nuovi album, ossequiosi o meno delle forme originali morriconiane, o stampe di vecchie o inedite colonne sonore, era propriamente (e doverosamente) da immaginarselo. Ora, non è questo il contesto per sottolineare (o stare a polemizzare) sull’effettiva onestà intellettuale e, in special modo, musicale di tali operazioni, sia se esse vengano costruite a tavolino per sfruttare il Nome Illustre che, ricordiamolo, attira una marea incredibile di pubblico, sia se pensate con profonda passione e rispetto da parte di musicisti colleghi stimati che con Morricone hanno lavorato a stretto contatto per anni e anni, quindi legittimati nella messa in opera di tributi seri e affettuosi, che non hanno in nuce solo il mero denaro come pensiero primario.
Il concerto alla quale ho assistito presso il Tam Teatro degli Arcimboldi di Milano, eseguito dalla Cinema Ensemble Grand Orchestra diretta da Simone Giusti, ha riscosso un ottimo successo di pubblico - numeroso, partecipe (d’altronde come non si può esserlo ascoltando le incancellabili musiche di Morricone!) e foriero di applausi insistentemente entusiastici -, il quale ha richiesto a gran voce (e scontatamente ottenuto) vari bis - tre in totale, già eseguiti nel programma: il tema portante da C’era una volta il West, “L’estasi dell’oro” da Il buono, il brutto, il cattivo e il “Gabriel’s Oboe” da Mission - confermando ciò che ho velatamente enunciato poco sopra, ovvero che in qualsivoglia contesto ambientale ed esecuzioni più o meno eccellente, le colonne sonore del nostro compianto Ennio riscuotono un consenso unanime e senza se e senza ma.
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Allora, tornando al concerto in esame, la compagine prettamente composta da giovani maestri d’orchestra (ad occhio e croce tra i venti e i trent’anni d’età, tranne il direttore d’orchestra e qualchedun altro tra i musici oltrepassante la quarantina e cinquantina) si può benissimo ritenere smagliante e dal tocco accurato e appassionato, anche se non sempre gli arrangiamenti (e annessa esecuzione) - che si presumono farina del sacco del direttore Giusti, ma che non è dato sapere visto che sia nel comunicato stampa che nel misero flyer (locandina) consegnato in teatro non è specificato a chi attribuirne l’ideazione - sono risultati all’altezza, non dico, logicamente (e non è nemmeno il caso di pretenderlo), dell’idea originale e della sua relativa performance nelle recording sessions o in concerto dallo stesso Morricone e fedeli e fidati musicisti di una vita, del pensiero stesso dietro la loro composizione del Maestro due volte premio Oscar: questi arrangiamenti che hanno ridotto in forma di medley o singola esecuzione del tema principale molte iconiche soundtracks quali i western di Sergio Leone (Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto, il cattivo, Giù la testa e C’era una volta il West) e altre quali Metti, una sera a cena, Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Il clan dei siciliani, Bianco, rosso e verdone (inaspettata e quasi mai eseguita in concerto, quindi graditissima, soprattutto al comparire del tema malinconico della nonna - la mitica Sora Lella (“Mia cara nonnina” nella track list della OST originale) - che qualche lacrimuccia ha suscitato non soltanto nel sottoscritto), Ogro, Sacco e Vanzetti, Mission, Nuovo Cinema Paradiso, La leggenda del pianista sull’oceano, C’era una volta in America e l’Oscar per le migliori musiche The Hateful Eight di Quentin Tarantino, oltre ad una sorpresa, un brano di musica assoluta, davvero inattesa e per questo ancora più gradita, almeno da chi vi scrive, ma di cui vi parlerò più avanti.
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L’orchestra di una quarantina di elementi, con alle proprie spalle un grande schermo dove si alternavano fotogrammi dei film di cui si suonava la partitura composta dai temi più rappresentativi e oramai divenuti imprescindibili nei concerti morriconiani a immagini in diretta dei musicisti, il soprano, la vocalmente possente e delicata al contempo Costanza Gallo, e il direttore Giusti, tutti ripresi da una regia video e da alcuni cameramen non sempre pronti a cogliere i momenti salienti delle performance solistiche o d’insieme - anzi, il più delle volte assai distraente e azzarderei una regia ‘parrocchiale’ rasente l’amatoriale (e sorvolo sull’errore madornale del nome del regista de Il clan dei siciliani Henri Verneuil trascritto sbagliato mentre appariva sullo schermo durante il tema omonimo del film) -, torno a ribadire, si è comportata diligentemente bene, soprattutto la sezione dei fiati e degli ottoni, il pianista e tastierista, il chitarrista e bassista, le percussioni e la già citata soprano, accompagnati da una direzione puntuale e coinvolta; in alcuni pezzi mancava il coro ma non si può “volere la botte piena e la moglie ubriaca” e l’esecuzione di alcuni temi - vedi i meravigliosi Metti, una sera a cena e C’era una volta in America su tutti - molto frettolosa e poco empatica (e se togli l’empatia alla musicalità altamente melodica di Morricone hai tolto tutto e distrutto la sua Poesia intrinseca); però un motivo, perfino due, di elogio lo devo elargire a questo concerto-tributo al grande e unico Ennio: l’aver eseguito alla perfezione e con un’enfasi trascinante e scalpitante il tema portante di The Hateful Eight nella sua variante più atonale e turbante e il brano di musica assoluta, come dicevo poco sopra, dal titolo “Ostinato ricercare per un’immagine” dedicato alla moglie Maria Travia, di una bellezza sconvolgente da far perdere la testa.
A conti fatti, e come avrete ben compreso da quanto da me riportato, questo “Morricone Film History” è stato un grande, come dicono gli americani, “Wanna-Be” e nulla più, con rari sprazzi di poetica morriconiana in primo piano; ma alla fin fine quello che comanda è il gradimento del pubblico e se mi dovessi basare solo su quello, che ho già ampiamente espresso, allora la conclusione è una soltanto: il concerto è piaciuto per buona pace dei puristi come me (ma non sono un talebano in questo, sappiatelo, benché a tutto c’è un limite!) e di quei musicisti, orchestre e solisti di un certo livello che hanno eseguito le opere di Morricone, da lui stesso dirette, in lungo e largo con quel piglio sincero, professionismo elevatissimo e amore inossidabile per il loro Maestro da rendere quelle performance memorabili e impresse definitivamente nell’immaginario collettivo. Ed è ciò che conta di più, perchè Loro restano, il resto rimane un pallido ricordo.
