“The Queen Symphony”

Sinfonicamente “Queen”!!!
Reportage del concerto-tributo del 19 giugno 2022 alla rock band inglese all’interno del POPs Festival dell’Orchestra Sinfonica di Milano
Realizzare un concerto tributante Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon, ovvero la celeberrima rock band britannica Queen, è come realizzarne uno che tributi in parte anche la musica per immagini. Perché, direte voi? Perché i Queen sono imbevuti sin nel midollo di note e sequenze filmiche: basti pensare che molte delle loro più famose (e anche meno conosciute) canzoni sono divenute colonna sonora portante di film o addirittura brano originale appositamente scritto per una pellicola – come anche score principale o aggiuntivo per alcuni cult quali, in primis, Highlander – L’ultimo immortale (Russell Mulcahy, 1986 – partitura di Michael Kamen) e a seguire, per importanza (anche se precedente), Flash Gordon (Id. – Mike Hodges, 1980 – partitura di Howard Blake) –; vedi, ad esempio, titoli quali “A Kind of Magic”, “One Year of Love”, “Who Wants to Live Forever”, “Hammer to Fall” e “Princes of the Universe” (tutte nel succitato Highlander e nel seguito Highlander II - Il ritorno, solo però “A Kind of Magic”), “Radio GaGa” (Metropolis rimusicato da Giorgio Moroder), “Bohemian Rhapsody” (Fusi di testa – Wayne’s World), etc. etc. etc.
Non possiamo non rammentare il biopic del 2018 Bohemian Rhapsody, diretto da Brian Synger, che racconta le vicende del gruppo e di Freddie Mercury in particolare, interpretato da Rami Malek (strameritato Oscar per la sua performance), che è riuscito a conquistare in totale quattro premi Oscar nell’edizione 2019 (miglior attore, miglior montaggio, miglior montaggio sonoro, miglior sonoro).
Per maggiori dettagli sul peso socio-cultarl-musicale che i Queen hanno impresso sulla Settima Arte vi rimandiamo all’ottimo ed esaustivo volume “A Night At Theatre – i Queen alla corte di sua maestà il Cinema” (Arcana, 2022) di Vincenzo Cossu, il quale “ha scritto questa monografia, un testo capace di gettare una luce totalmente inedita sulla storia e sul percorso di crescita estetica e musicale della rock band che più ha influenzato la cultura pop e la società di massa dell’ultimo mezzo secolo; un percorso ricostruito attraverso aneddoti, ipotesi suggestive, testimonianze dirette e dati oggettivi, che svela in maniera coerente ed entusiasmante un “segreto sotto il sole” che aspettava soltanto di essere raccontato” come descritto nella quarta di copertina del libro stesso.

Invece, parlando del funambolesco e trascinante concerto “The Queen Symphony” inserito nella rassegna musicale del “POPs Festival” (Stagione Estiva 2022) dell’Orchestra Sinfonica di Milano, sotto la direzione, in questa performance, del meticoloso, partecipe e invogliante Maestro Giovanni Marziliano, dopo il concerto omaggio ai Beatles e prima di quelli agli Abba e Pink Floyd prossimamente (ne parleremo), possiamo solo esprimere infinito impeto: le versioni sinfoniche di 12 canzoni ultra note più 2 non presenti nel programma di sala e inserite nei tre generosissimi bis dopo due ore di concerto (“We Will Rock You”, divenuta fonte per un Musical dal medesimo titolo a Londra nel 2002 e “Hammer to Fall, oltre alla ribattuta di “Don’t Stop Me Now”) hanno infiammato un pubblico nutrito e desideroso, ad ogni esecuzione da grandeur sinfonica pop hollywoodiana, di cantare a squarciagola e ballare sulle sedie dell’auditorium milanese, purtroppo limitandosi a intonarle tra sé e sé e a battere mani e piedi a ritmo delle strepitose performance.

La compagine lombarda presente al gran completo (68 elementi), con l’aggiunta di alcuni strumenti elettrici e di parti canore affidate ad un ben assortito Ensemble vocale di otto elementi, si è dimostrata, ancora una volta, all’altezza del suo Nome, cimentandosi con spontaneità e divertito compiacimento (vedere la timpanista ballare tra un’esecuzione e l’altra ha appassionato non poco il pubblico facendo sciogliere la tipica ingessatura data da luoghi del genere con i suoi classici concerti) e altrettanto divertente trasporto nelle varianti sinfo-pop di canzoni epocali come “One Vision”, “I Want It All”, “Killer Queen”, “Who Wants To Live Forever” (che il sottoscritto considera una delle più belle ed emozionali original song del Cinema), “I Want To Break Free”, “Somebody To Love” (qui il povero cantante designato a farne il famosissimo acuto avrebbe voluto trovarsi, credo, in altra sede per la sua non egregia performance; unica nota semi dolente della serata, se proprio vogliamo cercare il pelo nell’uovo), “Don’t Stop Me Now”, “These Are The Days Of Our Lives”, “Crazy Little Thing Called Love”, “Ragio GaGa”, “Bohemian Rhapsody” e “We Are The Champions”. Tutte superbe le trascrizioni orchestrali che in taluni frangenti hanno ricreato quel sound rock-pop tipico della Band londinese formatasi nei primi anni ’70 e divenuta Icona di trasgressione e innovazione esuberante in Musica; ciò che l’Orchestra Sinfonica di Milano e il suo direttore Giovanni Marziliano sono stati perfettamente in grado di ridare (tra fuochi d’artificio di effetti luce) all’interno dell’Auditorium meneghino.

