Reportage del cine-concerto di Dirty Dancing

Nessuno può mettere Baby in un angolo!
Reportage del cine-concerto di Dirty Dancing presso il Teatro degli Arcimboldi di Milano il 7 maggio 2024
Le battute a memoria. Le canzoni cantate a squarciagola. I balli proibiti che ancorati alle poltrone del teatro si sono danzati muovendo piedi e mani da seduti, con qualche ristretto ancheggiamento corporale, a ritmo di musica. Il tutto vissuto dai numerosi spettatori che dire in visibilio è dire poco. In tutto questo sensoriale entusiasmo dilagante e coinvolgente, un’esemplare band di 4 musicisti e 3 cantanti (due uomini e una donna) che esegue dal vivo a sincrono con le immagini (perfino rispettando le dissolvenze delle canzoni e score originali così come montate nella pellicola) tutte le performance canoro-musicali del cult Dirty Dancing. Il Teatro degli Arcimboldi, ospitante questa unica data italica del tour del Film Concert con i divi Patrick Swayze e Jennifer Grey del 1988 (il 1987 l’uscita in USA), di cui non vi cito la trama perché dovreste saperla a menadito (altrimenti andate di corsa a vedervi il film, sconsiderati! Scherzo, ovviamente, oppure no?), è stato gremito da fan accesissimi che, tra applausi a fiotti e ululati ormonali (soprattutto l’area femminile tra platea e galleria ad ogni comparsa, vestito o svestito, di Swayze), ha fatto sentire a gran voce il pieno diletto rispondente ad un’esibizione Live sulle sequenze a dir poco perfetta, proseguita da un lungo ed esaltante, oltre ogni immaginazione, medley delle canzoni portanti del film, senza le immagini del medesimo a supporto, per dare finalmente libero sfogo agli ottimi performer.


Il pubblico non pago della visione dei 100 minuti filmici, all’interno di uno show durato due ore e mezza piene, commentati da esultazioni vocali e applausi torrenziali, come succitato, ha potuto finalmente alzarsi in piedi, riempiendo persino i corridoi tra una fila di poltrone e l’altra degli Arcimboldi, per ballare sfrenatamente e cantare con tutta la voce possibile in gola il medley suonato con forza trascinante e passione virtuosa dai tre cantanti, dalle vocalità strepitose e pienamente in linea con l’epoca filmica e gli interpreti originali delle hit songs, e dalla band di quattro elementi, abbigliati come si conveniva ad un gruppo di musicisti degli anni ’60: nota dolente, come accade sempre più spesso in spettacoli di questo tipo, il non sapere i nomi dei performer, nemmeno rintracciabili sui comunicati stampa ufficiali e online. Sono Loro il vero fulcro di un cine-concerto del genere, atipico rispetto ai classici sinfonici, da noi largamente recensiti, eseguiti da orchestre corpose per film arcinoti che ben sapete voi che ci leggete – vedi le saghe di Star Wars, Harry Potter e Il Signore degli Anelli, tra le tante –.


Come accennavo poco sopra, non soltanto eseguite impeccabilmente le iconiche canzoni – su tutte quelle di culto “(I’ve Had) The Time of My Life” (Oscar per la miglior canzone), interpretata da Bill Medley e Jennifer Warnes, il tema d’amore canoro scritto da F. Previte, J. DeNicola e D. Markovitz, “She’s Like the Wind” scritta e interpretata dal compianto Patrick Swayze, featuring Wendy Fraser, “Hungry Eyes” cantata da Eric Carmen e composta da F. Previte e J. DeNicola, “Overload” di Alfie Zappacosta, “Be My Baby” dei The Ronettes, “Where Are You Tonight?” di Tom Johnston, “Stay” di Maurice Williams & The Zodiacs, “Hey Baby” di Bruce Channel e “Love Is Strange” di Mickey & Sylvia (che i due protagonisti della pellicola cantano mimandone le parole nella sala prove mentre si seducono vicendevolmente) – anche i parchi interventi della musica originale composta da John Morris, includenti estratti della melodia della summenzionata canzone vincitrice dell’Oscar e anche del Golden Globe e del Grammy – rammentate che il compositore Morris, scomparso nel 2018, è stato il sodale collaboratore di Mel Brooks (Mezzogiorno e mezzo di fuoco, Frankenstein Junior, Balle spaziali, etc.) e per David Lynch in The Elephant Man –, performati dai musicisti alle tastiere, basso, chitarra elettrica, sax, contrabbasso, flauto, clarinetto, batteria, percussioni e chitarra acustica.


In conclusione, prendendo a prestito le frasi scritte da Matteo Marini e Simone Stefanini nel volume “Film Pop Anni ‘80” (Becco Giallo 2020), da noi recensito nella sezione ‘Libri’: <<[…] andiamo a parlare del film che ha fatto appassionare tutto il mondo ai balli latinoamericani ambientati negli anni Sessanta posticci. Prima di cominciare, una domanda: siete tra quanti reputano Dirty Dancing una boiata pazzesca o tra quelli che non ne perdono una replica e si struggono d’amore per il compianto Patrick Swayze, e hanno provato almeno una volta nella vita a fare la presa di Hokuto, come nel balletto alla fine del film?>>. Ecco io, come, logicamente, tutti i convenuti al teatro milanese, appartengo alla fazione dei fan accaniti della pellicola e in special modo delle sue incancellabili canzoni, che so a memoria (anche tutti i dietro le quinte del film e della nascita della colonna sonora); e una volta tentai, rovinosamente, la presa di Hokuto. Dirty Dancing è uno dei miei guilty pleasure filmici e la sua colonna sonora in doppio CD, integrale (CD + DVD RCA/Legacy 88697087622, 2007), l’ho letteralmente consumata. E rivederlo da cima a fondo agli Arcimboldi e condividerne battute (la mitica femminista, pronunciata però da Swayze, “Nessuno può mettere Baby in un angolo” è storia), balli proibiti e canzoni con tutto il pubblico presente è stato qualcosa di realmente impagabile. Peccato per l’unica data, perché almeno altre due avrebbe fatto il sold out sicuramente. Ma chi si accontenta, gode!

Foto di Massimo Privitera
Grazie a Cristina Atzori per la preziosa disponibilità e cortesia.
