L’Impero colpisce ancora - un vero e proprio “bagno di suono”

L’Impero colpisce ancora - un vero e proprio “bagno di suono”
Reportage del cine-concerto del film con le musiche di John Williams eseguito presso l’Auditorium Conciliazione in Roma il 12 maggio 2024
Sembra quasi superfluo tessere ancora una volta le lodi di un lavoro orchestrale, quello di John Williams per il secondo capitolo della saga stellare (L’Impero colpisce ancora, 1980 di Irvin Kershner), che, tra quelli scritti per il cinema, è forse il più amato e celebrato da fan, critici e studiosi di tutto il mondo.
Eppure non si può rimanere in silenzio, dopo l’esecuzione dello specialista Ernst Van Tiel alla testa dell’Orchestra Italiana del Cinema, tenutasi presso l’Auditorium Conciliazione di Roma lo scorso 12 maggio, davanti alla magniloquente forza drammaturgica delle idee williamsiane.
Come era già capitato di rilevare in occasione del concerto di Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, le esecuzioni dal vivo della musica di John Williams, sullo scorrere delle immagini del film completo, riescono a dar conto, più di quanto non accada nella visione cinematografica originale, dell’immenso lavoro del maestro newyorkese: tutti i crescendo, diminuendo, fortissimo, le pause e le scelte di tempo, per tacere dell’immenso lavoro sui temi e il timbro orchestrale, hanno un preciso rilievo nel ritmo complessivo del film, contribuendo al fascino inossidabile di uno dei film più avvincenti di tutti i tempi.
L’esecuzione è stata sensazionale. Al netto di qualche incertezza di missaggio audio, il virtuosismo tecnico dell’operazione non ha conosciuto soste, e ha saputo restituire tutta la carica folgorante delle pagine musicali: la ben nota marcia imperiale, il tema di Han e Leia, il tema di Yoda.
Ma forse il pregio maggiore della direzione di Van Tiel e l’esecuzione dell’Orchestra Italiana del Cinema risiede nella sottigliezza – mai scontata in questo tipo di progetti, dove dialoghi ed effetti sonori tendono purtroppo ad ostacolare o a rendere superfluo il lavoro di fino orchestrale – con cui sono stati assecondati gli innumerevoli giochi di scambi, variazioni, citazioni e anticipazioni tematiche della partitura williamsiana.

Forse per questo, ancor più delle fulminanti pagine action (tecnicamente impeccabili), hanno regalato brividi profondi performance come quella della prima enunciazione del tema di Han e Leia, dove la melodia è ben lungi dal librarsi nelle orchestrazioni sfavillanti che si ascolteranno più tardi, e si adagia invece nella cupa stasi di un pedale grave, come a presagire il tortuoso e doloroso tragitto che attende i due giovani ribelli nella lotta contro l’Impero di Palpatine e Dart Fener.
Nella resa di una partitura di questo genere è poi l’attenzione ai singoli colori orchestrali a fare la differenza: lo hanno ben dimostrato le esecuzioni dei passaggi atonali, tutti basati su quelle superbe textures orchestrali, certo memori delle avanguardie post-weberniane (Penderecki su tutti), che hanno reso Williams il re incontrastato dell’immaginario collettivo cine-musicale non meno dei suoi grandi temi.
E a proposito di collettività, lo spettacolo non ha fatto altro che confermare l’assoluta straordinarietà di un pezzo di cinema popolare come L’Impero colpisce ancora, in grado di strappare continuamente applausi a una sala piena e continuamente entusiasta. Applausi più che meritati. La forza mitopoietica della saga di Lucas è qui al suo apice, grazie a un susseguirsi ininterrotto di sequenze e dialoghi memorabili che qui non cito (Massimo Privitera su questa rivista ha già ampiamente ricordato, con la forza di chi ama la saga forse ancor più del sottoscritto, alcuni momenti indimenticabili del film – leggi reportage del cine-concerto avvenuto qualche giorno prima in Milano agli Arcimboldi).

Se, come si è detto, celebrare è pleonastico ma paradossalmente necessario, ciò che più preme dopo l’ascolto-visione di questo concerto, è riflettere una volta di più, proprio in occasione di un caso-limite come quello de L’Impero colpisce ancora, sul fenomeno (relativamente recente) della visione cinematografica accompagnata dall’esecuzione dal vivo. Si dirà forse una banalità nell’attestare che sostanzialmente si tratta di un ritorno alle origini, a quel cinema muto dove la colonna sonora era appunto eseguita live, da un pianista o da un’orchestra sinfonica. Ma è una banalità su cui riflettere: specie se il film in questione è stato, insieme al primo capitolo (Guerre Stellari), tra i primi a far uso del sistema audio Dolby Stereo, che nella metà degli anni ‘70 consentì per la prima volta l’effetto – immersivo – di un vero e proprio “bagno di suono”. Manifestazioni come questa, posta a gloriosa conclusione della terza edizione del Roma Film Music Festival, corroborano la sensazione del cinema come arte tutt’altro che cristallizzata o museale, capace com’è di trasmutarsi in forme sempre diverse e ricollegare le proprie origini alle istanze più moderne.
La saga di Lucas, da par suo, sembra destinata a riflettere ad oltranza, anche “oltre” la visione cinematografica originale, sulla sinergia di vecchio e nuovo, sulla loro sostanziale interdipendenza e talora interscambiabilità: sospesa com’è tra innovazione tecnologica (gli effetti speciali per allora all’avanguardia) e impianto narrativo classico, tra un apparato audio all’avanguardia (il Dolby Stereo) e un sinfonismo che più tradizionale non si può (eppure così penetrante e scuotente).
Nella complessa dialettica tra innovazione e tradizione, il sorprendente bisogno del pubblico verso il recupero della qualità performativa dell’esperienza cinematografica, in antitesi con il concetto di registrato che è stato invece protagonista di tutto il cinema sonoro, si sostanzia in eventi imperdibili come questo, che riconfermano l’immenso valore popolare e autoriale della saga di George Lucas.
Foto ufficiali del film concerto di Flavio Ianniello
Grazie a Marco Patrignani dei Forum Studios e del Roma Film Music Festival per la generosa disponibilità, amicizia e cortesia.
