Reportage del concerto di Isabella Turso “Nightfall Piano Concert”

Intimo crepuscolo – un piano tra lettere recitate
Reportage del concerto di Isabella Turso presso Casa Schuster in Via S. Antonio a Milano
all’interno del “Festival delle Lettere” - XVIII edizione 25 e 26 maggio 2024
“Nightfall Piano Concert” è il titolo dato dalla pianista e compositrice Isabella Turso – da noi molte volte intervistata e recensita – al suo tour concertistico che sta toccando da alcune settimane varie parti d’Italia.
A Milano il 25 maggio sera si è potuto vivere in una veste particolare e ascoltare questo suo concerto, tratto dal recente album “Nocturne” edito da Bluebelldisc (BBD PAL 2437), riportante otto nuove composizioni, in un magnifico contesto storico meneghino, Casa Schuster in Via S. Antonio a due passi dal Duomo, trasmettente fiabesche armonie e rinascimentali compostezze, all’interno del “Festival delle Lettere”, giunto alla 18^ edizione, che, come da comunicato ufficiale, è <<la prima e più importante manifestazione italiana che celebra la scrittura epistolare attraverso un concorso di scrittura e l’intreccio tra i testi delle lettere e le più diverse forme d’arte. Tema guida dell’edizione che volge al termine è LETTERA A UN BULLO: un’occasione, per grandi e piccini, di trovare la forza e il coraggio di rivolgersi a chi fa della prepotenza il suo unico credo, per indagarne le ragioni, stimolare una riflessione, illuminare il buono che può trovarsi dentro ogni individuo e invitare al cambiamento attraverso un confronto>>.



L’eccellente e affascinante, nonché simpatica e amorevole nei modi di fare, pianista compositrice Turso (leggete nostra intervista), che indossa un abito di Eleonora Lastrucci, è stata accompagnata in questa performance stillante dalla prima all’ultima nota “Intimo crepuscolo” – d’altronde la traduzione di “Nightfall”, che dà il nome al tour, è proprio “Crepuscolo” – dall’attore Renato Raimo (Il Paradiso delle Signore, Mare fuori, Un posto al sole, Che Dio ci aiuti) e dal polistrumentista e sound design Ludovico Clemente, tra l’altro produttore artistico dell’album “Nocturne”, che vede come special guest l’arcinota violoncellista di Hans Zimmer e molte colonne sonore, Tina Guo.
Raimo ha interpretato con coinvolta e coinvolgente intensità alcune lettere selezionate dall’archivio del Festival, scritte da Paola Bellei, Enzo Formizzi, Giulia Gioia e Antonio Marra, con in sottofondo il pianismo intimista della Turso e gli ambienti sonori atmosferici e sensoriali di Clemente, in una coordinazione d’intenti tra i tre artisti a dir poco abbracciante, come il gioco di luci in sala, variopinto nei colori, da quelli freddi o bianchi raggelanti a quelli caldi consolanti e assuefacenti, a simulare il viaggio emozionale della pianista dal pomeriggio all’imbrunire prima della sera e notte piena sino all’alba di un nuovo giorno, per riscoprire e riscoprirsi.


Tra una lettura e l’altra la Turso ed il suo degno collega musicista, Clemente, munito di un armamentario sonoro da One Man Band, ossia chitarra acustica, percussioni di vario genere, drum machine, diamonica e tastiere, hanno performato con ironia travolgente e virtuosismo ammantato di accorata delicatezza tutti gli otto brani facenti parte dell’album di cui sopra (segnalati nell’ordine di comparsa nel CD, non concertistico: “Nightfall”, “Rêverie”, “Café Terrace at Night”, “Luce”, “Amanda’s Theme”, “Lullafly”, “Ghost” e “Memento”) ed altri brani del suo repertorio (“Flow”, “Dream Terra” “Blue Waltz”, “Bossinha”, “Sharks”, “Breathe”, “Sliding Doors”, “Rapmaninoff”, “Memento”, “Dimples” e “Sunrise”), riarrangiati per questa tournée in linea con il tema trattato nell’album succitato: “Un viaggio in 4 fasi della notte, dal tramonto all’alba”. Tra melodismi richiamanti alcune pagine romantiche e intime alla Georges Delerue, Vangelis, Yann Tiersen e Dave Grusin – per questo siamo a qui a scriverne, perché la musica di Isabella Turso, sin dai suoi esordi, è sempre stata cinematica nelle sue forme ed espressioni esecutive, con rimandi chiari ma mai plagianti – e momenti più ballabili, il concerto crea suggellanti emozioni ed ogni brano, oltre a raffigurare quel passaggio dalla sera alla mattina con tutto quel bagaglio di pensieri, sogni e speranze che da sempre ci portiamo dentro nella nostra vita, non solo quello rappresentato perfettamente e intimamente in questo nuovo lavoro compositivo dalla pianista, è lo specchio in cui riflettersi per abbandonare ciò che ci ha fatto male alla ricerca del bene e soprattutto di una serenità che ci appare, giorno dopo giorno, sempre più sfuggente.



La Turso chiude con un bis il programma, suonando la sua versione del celebre “Tema d’amore” di Nuovo Cinema Paradiso, composto da Andrea Morricone, per il quale la pianista fu elogiata dallo stesso Ennio Morricone, il quale la definì “musicista di sensibilità e talento”. Quale miglior finale di una serata di piano tra lettere recitate a spalancarci ardimento, tormento, desiderio e amore, tutti volti dell’album “Nocturne”, di questa edizione del “Festival delle Lettere” e del film cult di Giuseppe Tornatore.

Doverosa postilla: come fuori programma concertistico, prima dell’esecuzione del brano morriconiano, Isabella Turso ha letto accoratamente, seduta al piano, una sua lettera, intitolata “Lettera aperta”, che ha dedicato ad ella stessa e alle donne, che vi riportiamo integralmente qui di seguito, perché davvero bella e sincera, con il supporto dell’artista cantautore italiano Gregor Ferretti che ne ha curato l’aspetto poetico in rima:
<< Cara…
È difficile scriverti.
Da tanto, troppo tempo volevo farlo. La notte rincorre il giorno e volano dalle mani istanti eterni che si schiantano a terra o salgono lievi e sfiorano la luna d’oro che ci guarda: è quasi buio, è quasi amore.
Le luci cambiano, le ombre si allungano e io con loro, pur restando io.
La verità è che solo poco prima del buio trovo il mio spazio nel mondo, nella partitura della vita, nel pentagramma, nel nonsense delle cose. Sì, perché non sempre deve avere tutto un senso.
Sciolgo i capelli, tolgo i tacchi e siamo solo io e te, siamo solo io e me: nude e semplicemente, dolcemente imperfette. E mi sento bella e libera, c’è qualcosa di male?
Siamo abituati a rimandare, a pensare di avere tempo, di avere tutto per poi capire che a volte non è così, non abbiamo niente se non troviamo il coraggio di fermarci ad ascoltare, il silenzio, il buio, il canto delle piccole cose.
E allora, cara me, che poi sono io, sei tu, siamo noi, diverse ma in fondo uguali, siamo donne!
C’è chi scrive con carta e penna, chi mangia le unghie e schiaccia veloce i tasti sul display, chi ha cuore d’inchiostro o digitale, chi aspetta una lettera che non è mai arrivata, non importa. Fermati anche tu a scrivere. Qui, la lettera si fa inevasa e aperta, si fa grembo materno di un mondo fragile e a tratti un po’ violento e schizofrenico.
È qui che le vedo, fra le dita, le note, le parole. Le voci sono le loro, le tue, quelle delle donne con le scarpe e le panchine rosse, di sera nel rosso arancio del cielo.
Come fosse un fiume la vita e io mi ci specchiassi dentro, fra le corde piene e vuote siamo attimi, scintille nel divenire del buio, siamo bambine con la bambola di pezza e il mini pianoforte, siamo figlie di padri amati e perduti, madri di giovani uomini cresciuti nell’amore, amanti, amiche, mogli, poco pudiche, siamo “la pazza della porta accanto”, non importa. Che male c’è?
Siamo tutte sillabe, parole, siamo tessere o frame dello stesso pezzo di film, siamo il Paradiso, lo immaginiamo, il paradiso sai?!
Ma ho capito che non lo conosciamo, non lo riconosciamo spesso quando lo abbiamo davanti perché forse abbiamo amato troppo loro, gli altri.
Fra una notte e l’altra si agitano le parole, le musiche, quelle che non ti ho detto o che non ho ancora scritto.
Il silenzio si è rotto e dal tetto un raggio di luce mi parla del cielo e degli uomini, di alcune di noi che ora sono solo stelle.
A te dico, scrivi a te stessa una lettera, non è mai troppo tardi per scrivere una lettera. Scrivi una lettera.
Ciao piccola Isabella, vai e sii felice…>>

Le foto ufficiali sono di Alessandra Andreotti
Un grazie profondo all'amico Andrea Natale e alla splendida amica e pianista e compositrice Isabella Turso
