09 Set2011
Il massacro della Foresta Nera
Carlo Savina
Il massacro della Foresta Nera (1966)
Digitmovies/Digitsoundtracks CDDM 179
21 brani - durata: 49' 00"

Diretto da Ferdinando Baldi, Il massacro della Foresta Nera è un film storico che intende rievocare un episodio poco conosciuto della prima età imperiale romana. Nel 9 d. C., sotto il principato di Augusto, durante una campagna di espansione verso nord, tre legioni guidate dal generale Varo perirono nella selva di Teutoburgo per mano dei germani guidati dal capo della tribù dei Cherusci Arminio, che aveva appreso le tattiche militari proprio dai romani. Nell’Ottocento, durante il Risorgimento tedesco, lo stesso Arminio assurse al rango di eroe nazionale e di icona della ribellione contro l’oppressione straniera, tanto che sulla sommità di una collina sovrastante la foresta venne eretta un’enorme statua che lo ritrae con sembianze vicine a quelle di un cavaliere medievale.
Carlo Savina, autore di lunga e solida esperienza in seno allo storico-mitologico, ha composto per la pellicola una OST orchestrale che è ora reperibile nella collana dedicata dalla Digitmovies al peplum (si tratta del XIX volume). Ricalcando uno schema ampiamente sfruttato, il lavoro si presenta bipartito: da una lato le epiche tessiture sinfoniche a commento delle lunghe scene di battaglia e d’azione, dall’altro il sentimentalismo dei temi romantici che esplorano l’intimità o i drammi personali dei personaggi. I brani relativi al primo aspetto sono caratterizzati dall’apporto dei corni francesi e da poderose ritmiche scandite dai timpani, come in “Seq. 1 – Titoli”, marziale brano d’apertura ripetuto svariate volte; quelli relativi al secondo, condensati in più morbide esecuzioni degli archi e della sezione fiati, non perdono mai, neppure nei momenti più idilliaci, un certo retrogusto nostalgico (si considerino ad esempio “Seq. 3” e “Seq. 5”, ma anche diverse delle tracce successive). Per il resto, gli accenni di danza orientaleggiante (“Seq. 4”), i tocchi di organo elettrico per accentuare la suspense (“Seq. 6”) o i rari sprazzi di serenità (“Seq. 15”), le timide sonorità non convenzionali (la frusta avvertibile in “Seq. 8”) costituiscono gli unici accorgimenti, peraltro disseminati in più punti, con cui Savina esula da un’impostazione prevalentemente classica.
In definitiva, pur muovendosi sulla falsariga degli stilemi tipici del genere, la partitura è stata concepita con innegabile mestiere e risulta complessivamente godibile.
