Musica e Cinema 2018 Festival Internazionale "A.F.Lavagnino"


“Una grande lezione di musica per film” – Parte Ventiseiesima
Colonne Sonore va avanti sulla sua strada di chiacchierate sempre più allettanti che elargiscono risposte complete alle differenziate domande di giovani lettori che vogliono cimentarsi nella musica per immagini, attraverso le imbeccate di coloro i quali si mettono alla prova da anni nell’Ottava Arte, componendo musica applicata: i compositori di Film Music hanno risposto a sei domande che la nostra redazione ha ritenuto fondamentali per costruirsi una carriera come artigiani di musica per film.
Ecco a voi la ventiseiesima parte della Lezione-Intervista di musica applicata con le sei identiche domande a cui molti compositori italiani e stranieri hanno risposto per facilitare i futuri giovani colleghi che si raffronteranno con la Settima Arte e la sua musica:

TITOLO: JOKO INVOCA DIO …E MUORI
CODE: PTM009
LABEL: Pentamusic
COMPOSER: CARLO SAVINA
GENRE: ORIGINAL MOTION PICTURE SOUNDTRACK
BARCODE: 8032539494625
RELEASE DATE: MAY, 31, 2018
JOKO INVOCA DIO... E MUORI (aka VENGEANGE - AVEC DJANGO, LA MORT EST LÀ) è un film western del 1968, diretto da Antonio Margheriti e interpretato da Richard Harrison, Mariangela Giordano, Paolo Gozlino, Claudio Camaso. Joko (Harrison), Mendoza, Rikie e Domingo tendono un'imboscata a un gruppo di banditi che si erano impossessati di un prezioso carico d'oro, ma Domingo tradisce i suoi amici e Mendoza scompare in un crollo sotterraneo mentre cerca di aiutare gli altri a fuggire.
Alexandre Desplat
Florence (Florence Foster Jenkins, 2016)
Decca Records B002495102
18 brani + 5 brani classici + 2 canzoni – Durata: 63’51”

A differenza di quanto sostengono le biografie più indulgenti, Florence Foster Jenkins (Wilkes-Barre, 1868 – New York, 1944) non era “una cantante sprovvista di qualsiasi talento”. Questo si può dire di una comprimaria qualunque o di un soprano di terza fila senza particolari doti che ne tramandino la memoria.

COBRA KAI LLLCD 1461
Music by Zach Robinson and Leo Birenberg
RETAIL PRICE: $15.98
LIMITED EDITION LONGBOX RETAIL PRICE: $20.98
TRACK LISTING:
1. Awake the Snake 2:07
2. Ace Degenerate 1:25
3. Miyagi Memories 1:35
4. Strike First 1:07
5. Father and Son 0:39
6. 50th Anniversary 1:01
7. The All-Valley Tournament 3:34
8. A Badass Name for a Dojo 0:38
9. Miyagi-Do* 1:53
10. Slither 1:54

MUSICA PER FILM: L'Orchestrazione, tra teoria e pratica.
Abbazia di Casamari
23 e 24 luglio 2018
www.ancorarte.it
Il Programma si svolgerà nelle giornate del 23 e 24 luglio e sarà così articolato:
L’ Orchestra: caratteristiche fondamentali
Il suono: colore e dinamica
L’Orchestra in sala di registrazione e sua conduzione
La registrazione multitraccia
Mixaggio e post produzione
Ascolto critico di famose colonne sonore
Analisi dei lavori dei partecipanti
Esercitazioni guidate per il commento di immagini

Domenica sera 3 giugno presso la piazza centrale di Feletto Canavese (TO), alle ore 21,00.
VIDEOCONCERTO DI MUSICA PER FILM della Filarmonica Felettese diretta dal M° Bruno Lampa.
Un fantastico viaggio cinemusicale, dove le immagini proiettate su uno schermo 3m x 5m saranno accompagnate in sincrono dalle musiche eseguite dalla Filarmonica Felettese che per il sesto anno propone nuovi brani sulle immagini.
Erik Nordgren
The Bergman Suites (2016)
Naxos 8.573370
24 brani – Durata: 53’21”

Sotto il profilo musicale, la filmografia di Ingmar Bergman si può suddividere in tre grandi blocchi. Con una premessa. Nella poetica dell’immenso maestro svedese, di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita (Uppsala, 1918 – Fårö, 2007), la “musica” nelle sue più ampie accezioni (compresa la sua assenza) ha sempre svolto un ruolo basilare. Essa appare ed emerge nei suoi film come elemento quasi filosofico, etico prima ancora che estetico: ed il silenzio che a volte ne prende il posto (sino a dare il titolo alla sua celebre “trilogia” comprendente Come in uno specchio, Luci d’inverno e appunto Il silenzio, 1961-1963) non costituisce affatto un “vuoto” ma al contrario una componente espressiva dall’impatto emotivo spesso devastante, in una dialettica interiore che è poi ciò che fa grande e modernissimo tutto il suo cinema “dell’anima”.
Bruno Coulais
Eva (Id., 2018)
EuropaCorp
12 brani – Durata: 18’05”

Alla sua quarta collaborazione con l'eclettico regista Benoît Jacquot (dopo Addio mia regina, Journal d'une femme de chambre e Tre cuori), Bruno Coulais abbandona i panni rassicuranti del compositore francese più richiesto (dopo Alexandre Desplat, ça va sans dire...), in un ventaglio di stili che va dal naturalismo documentaristico al fantasy al noir, e sceglie per questo torbido melò a due tra Gaspard Ulliel e Isabelle Huppert la strada di un radicalismo elettronico che sinora non gli conoscevamo: applicato, per di più, per frammenti sparsi, a volte brevissimi, in una delle partiture più stringate mai ascoltate.

Arnaud Rebotini
120 battiti al minuto (120 battements par minute, 2017)
Because Music Records
17 brani – Durata: 56’26”


Arnaud Rebotini
Eastern Boys (2013)
Blackstrobe Records
13 brani – Durata: 23’13”

Si discute molto, e legittimamente, se sia lecito e corretto parlare di “cinema gay” come un cinema “di genere” (e l’accezione assumerebbe qui valore ambivalente). Ovvero, se esista una specificità linguistica, estetica e stilistica del cinema su tematiche legate all’omosessualità. Da un lato il rischio è semplicemente quello di ribadire e consolidare una ghettizzazione, sia pure con ottimi intenti (dei quali, com’è noto, sono lastricate le vie dell’inferno…); dall’altro però se esistono festival, rassegne, pubblicazioni dedicate a questi film qualcosa vorrà pur dire. La questione tra l’altro si fa ancora più spinosa se al suo interno distinguiamo tra maschile e femminile. Il cinema di area “lesbo”, ad esempio, oltre a virare spesso sul fronte lirico-melò-sentimentale (si pensi a film recenti come Io e lei o Freeheld), ha tutta l’aria di rivolgersi ad un pubblico maschile, sfruttandone le innegabili vocazioni voyeuristiche (come spiegare altrimenti il clamore intorno allo stucchevole La vita di Adèle di Abdellatif Kechiche?), raramente trovando il rigore e l’asciuttezza necessarie per raccontare storie “dall’interno” (si pensi a Go Fish di Rose Troche, 1994).