14 Nov2013
Scritto da Massimo Privitera e Roberto Pugliese. Pubblicato in Interviste
Roque Baños, ballate dall’Inferno!
Introduzione a cura di Roberto Pugliese
Quanto è avvenuto in Spagna nell’ultimo quindicennio, relativamente alla musica per film, è il fenomeno più simile di qualsiasi altro a ciò che avvenne negli Stati Uniti tra gli anni ’40 e i ’50: ossia il formarsi di una vera e propria “scuola” di compositori che, ciascuno secondo le proprie predilezioni e la propria formazione, si muovono lungo una linea comune di recupero della grande tradizione sinfonica ma spingendola, anche grazie alla frequentazione assidua con il parallelo rinascimento in quel paese del genere horror, sul coraggioso crinale di un aggressivo avanguardismo strumentale, di estremismo dinamico e ribollente fantasia orchestrale: il tutto conservando, specie in alcuni casi e soprattutto in quello che qui ci interessa, un tocco pressoché magico per il tematismo, l’invenzione leitmotivica, il “pezzo chiuso”.
Di tutta questa pattuglia, che comprende ormai nomi illustri come Javier Navarrete, Alberto Iglesias, Lucas Vidal, Carles Cases e Fernando Velázquez per non citare che i principali, il catalano Roque Baños López (Jumilla, 1968) è probabilmente il più dotato e, sino ad oggi, quello che può vantare una carriera di maggior continuità ed eclettismo. Attivo dalla seconda metà degli anni ’90 e con alle spalle una solidissima formazione accademica e classica, Baños ha da poco sconvolto l’apparato d’ascolto di qualunque spettatore con la partitura tellurica e infernale del nuovo
La casa di Fede Alvarez ed è reduce dagli scores per i mystery
Séptimo e
Tres60 nonché per la nuova fatica di Spike Lee
Oldboy, mentre tra i suoi prossimi incarichi c’è il nuovo film di Ron Howard
In the Heart of the Sea.
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