06 Mar2013
Scritto da Roberto Pugliese . Pubblicato in Cinema
Paolo Vivaldi
Maternity Blues (2011)
Warner Chappell Italia WC-IT 215
20 brani + 3 canzoni – Durata: 60’03”
Esprimere, trasmettere o comunque tradurre il sentimento del dolore al cinema, e segnatamente nella sua componente musicale, è una delle imprese più ardue che possano pararsi dinanzi ad un compositore. Decine di nomi, anche illustri e blasonatissimi, sono naufragati incappando in tutte le trappole che la circostanza prevede: facile sentimentalismo, citazioni classicheggianti ad hoc, un melodismo lacrimevole e ripetitivo, spesso piagnucolante, il rifugio nelle tonalità minori come ultima spiaggia, e naturalmente un minimalismo (qui tocca circoscrivere la casistica al panorama italiano…) di riporto, che tenta spesso vanamente la carta della sottrazione emotiva attraverso una compressione della scrittura nella speranza di sortire l’effetto opposto.
A questi rischi ci si sottrae tenendo salda la barra di un “discorso-percorso” musicale rigoroso, articolato su strutture e modelli classici padroneggiati con sicurezza ma non con sfrontatezza, invocando dall’orchestra un pathos fatto di tensione più che di perorazioni retoriche ad effetto, e distribuendo i timbri secondo una dialettica espressiva che coniughi la trasposizione sonora di ciò che viene raccontato sullo schermo con le più ferree regole del contrappunto.
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