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  • Stefano Lentini e Wong Kar Wai: The Grandmaster!
17 Ott2013

Stefano Lentini e Wong Kar Wai: The Grandmaster!

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Interviste

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Stefano Lentini e Wong Kar Wai: The Grandmaster!

Colonne Sonore ha incontrato il compositore Stefano Lentini (Shooting Silvio, il film per la TV Il sorteggio, il documentario Sfiorando il muro) che ha avuto il privilegio di vedere inserito un suo brano all’interno dell’ultimo film di Wong Kar Wai, The Grandmaster. Lentini ci ha parlato di come è nata questa collaborazione tra un giovane autore italiano di musica applicata e il grande regista hongkonghese di In The Mood for Love e 2046.

Colonne Sonore: Come è avvenuto l'incontro con Wong Kar Wai che lo ha portato a scegliere il tuo brano "Stabat Mater" per il suo ultimo film The Grandmaster?

Stefano Lentini: Questa è la stessa domanda che gli ho fatto dopo la Premiere della Berlinale di quest’anno. E’ stato un incontro fortuito, ha ascoltato il brano su un mio cd ed ha deciso di inserirlo nel film. Non avevo una via privilegiata per arrivare a lui, semplicemente il mio cd si è trovato al posto giusto nel momento giusto, in cima ad una pila di altri dischi.


cover_stabat_mater.jpgCS: Il pezzo "Stabat Mater" è di matrice operistica, dalle forti influenze schubertiane nel suo incedere lirico, fortemente melodrammatico. Perchè il desiderio di comporre un brano così profondamente lontano nel tempo, musicalmente, ed intimamente lacerante?

SL: Nella sua prima versione lo “Stabat Mater” era strumentale. Solo in un secondo momento ho deciso di trasporlo in una versione per soprano che è poi diventata quella definitiva. L’idea dello “Stabat Mater” mi gironzolava in testa da almeno vent’anni, quando scoprii quello di Pergolesi. Rimasi folgorato dal fatto che l’avesse composto a venticinque anni. Non credo si tratti di musica lontana nel tempo, penso che siamo noi che mettiamo le cose vicine o lontane a secondo dell’uso che ne facciamo. Per me questa musica è presente come ogni altra cosa che ascolto o che faccio nel quotidiano. E’ lacerante, credo lo sia in un modo che attraversa lo spazio e il tempo, è struggente, come penso la musica debba poter essere a volte.

CS: Sapevi già dove avrebbe collocato il brano "Stabat Mater" nel suo film Wong Kar Wai? Se sì, la sua collocazione la trovi congeniale all'essenza del tuo pezzo?

SL: No, non ne avevo idea. Sapevo si trattava di una scena centrale ma nulla più. Sulla collocazione, è un regalo che mi ha fatto Wong Kar Wai, ha restituito la densità della musica a modo suo intessendo una scena dal carattere profano con un grande senso del sacro. Generalmente siamo portati a credere che la musica sacra debba riferirsi soltanto a certi ambiti dell’umano, penso ci sia tanto sacro dentro le cose profane di ogni giorno, anzi che è proprio la nostra dimensione terrena che se riconosciuta, rispettata ed onorata, diventa sacra.

CS: Qual è il tuo parere da musicista del film The Grandmaster?

SL: E’ un film difficile perché siamo abituati ad una concezione di film totalmente diversa. Come le nostre canzoni hanno un’intro, una strofa, un ritornello, anche i nostri film sono sempre costruiti secondo delle regole estetiche e narrative che ne sostengono l'architettura, regole che hanno dei pro e dei contro. Esse danno struttura, definizione, facilità di fruizione, ma sottraggono quella che chiamerei poetica dell’inatteso, i movimenti sinuosi della diversità. The Grandmaster è un film in cui le emozioni fluiscono lentamente, alcune cose non sono dette, altre racchiudono vasti significati, particolari insospettabili sono accostati ad un lirismo estremo. L'idea che sia possibile fare un cinema in cui l'identità del narratore possa essere centrale e non opacizzata dalle necessità del mercato mi sembra magnifica. Ancora una volta Wong Kar Wai ci mostra che è possibile e che la ricerca del singolo coincide con l'arte.

CS: Il tuo nuovo album extracinematografico, dal titolo, per l'appunto, "Stabat Mater (As Seen In Wong Kar Wai's The Grandmaster)", riflette la tua anima neoclassica, con influssi moderni non troppo marcati. Qual è secondo te l'anima di questa tua creatura musicale?

SL: E' naturale cercare di capire chi si ha davanti ma secondo me i generi non aiutano. La mia prima band era heavy-metal, anzi trash-metal, una derivazione ancora più dura. Una musica che ancora mi eccita. Qual’e' allora l'anima in questione? Io direi che formalmente sono anti-genere e musicalmente, un amante delle tessiture profonde.

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Daniela Bocconi

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