27 Feb2014
Intervista esclusiva a Gianluca Sibaldi
La musica per immagini: un attore invisibile che si esprime senza utilizzare parole – Intervista esclusiva a Gianluca Sibaldi
Negli anni ’80 ha fondato un suo studio di registrazione, rinnovato e rinominato 5.1 Factory nel 2005 con l’introduzione del sistema Surround 5.1. In questo spazio tecnologico tuttora scrive musica per cinema, teatro e tv, realizza arrangiamenti e scrive canzoni per produzioni discografiche, progetta creazioni ed allestimenti sonori per multimedia, eventi ed installazioni. Sibaldi ha ricevuto una nomination ai Nastri D’argento per il film di Pieraccioni del 2003, Il Paradiso all’improvviso. Il suo stile, ben definito e orecchiabile, è figlio legittimo della scuola musicale toscana, al contempo irriverente e melodica, intimamente agganciata a diversi generi musicali, dal pop al folk, dal jazz al country, dal popolare nostrano all’etnico-rock, di compositori e musicisti quali, uno su tutti, Giovanni Nuti, colui il quale ha musicato e creato un sound ben preciso per l’universo cinematografico dolce-amaro del fratello Francesco Nuti, come ha fatto lo stesso Sibaldi per l’amico fraterno Leonardo Pieraccioni, altro toscanaccio che molto in comune ha con il succitato padre di Caruso Pascosky di padre polacco e Tutta colpa del Paradiso. Le melodie sibaldiane sono dirette, colpiscono al cuore e riempiono lo schermo di quell’essenza invisibile – ma tanto presente – che traccia ogni luogo e personaggio con armonica sensibilità e allegria.
Colonne Sonore: Bagnomaria (Giorgio Panariello, 1998)
Gianluca Sibaldi: E’ il primo film di grande distribuzione a cui ho collaborato, e mi ha dato l’opportunità di conoscere da vicino la lavorazione cinematografica come era prima dell’arrivo delle nuove tecnologie. Già da tempo abituato all’uso di computer e audio digitale, seguii con molta curiosità la postproduzione del film che invece era ancora completamente analogica e guidata dalla maestria artigianale dei vari professionisti che la eseguivano. Alla moviola il “cut & paste” si faceva letteralmente tagliando e incollando la pellicola e il nastro magnetico. In sala mix la copia lavoro del film era piena di segni e annotazioni scritti a mano direttamente sui fotogrammi. Le vedevamo guizzare veloci sullo schermo durante la proiezione e servivano tra le altre cose a rammentarci una dissolvenza incrociata tra due musiche o qual era il numero di pista del brano successivo.
Tutto questo mi permise di capire fino in fondo cosa intendesse Nino Rota quando affermava che “le colonne sonore sono musica fatta col metro e le forbici”.
CS: Il paradiso all'improvviso (Leonardo Pieraccioni, 2003)
GS: Con Leonardo Pieraccioni c’erano già una grande sintonia e una solida amicizia, maturate in oltre dieci anni trascorsi facendo il pianista-spalla nei suoi spettacoli di teatro di cabaret. Dopo avere scritto in sordina (non accreditato) qualche brano per Il principe e il pirata, Leonardo decise poi di farmi scrivere la colonna sonora del film successivo Il paradiso all’improvviso. Di lì nacque un nuovo tipo di collaborazione che si rivelò subito positiva ed efficace. Infatti mi portò a scrivere il “Tema di Amaranta”, a cui sono particolarmente affezionato perchè per la prima volta un mio brano era co-protagonista di una scena importante sul grande schermo. Fu anche l’occasione inaspettata di essere candidato al Nastro d’Argento 2004.CS: Ti amo in tutte le lingue del mondo (Leonardo Pieraccioni, 2005)
GS: Un film che ho avuto fisicamente vicino a me per un po’ di tempo. Infatti fu girato in buona parte a Pistoia e la postazione principale della produzione era a pochi passi dal mio studio. Finii di scrivere molta della musica prima che il film fosse terminato perchè ebbi la possibilità di vedere in anteprima le scene girate o addirittura di vederle mentre venivano girate. Mi feci un’idea del film molto più precisa di quella che mi ero fatto inizialmente leggendo la sceneggiatura, e gli spunti musicali di conseguenza non tardarono ad arrivare. Una delle prime cose che scrissi fu “La sorpresa”, che proseguiva sulla strada di pianoforte e archi aperta in precedenza dal “Tema di Amaranta”.
CS: Una moglie bellissima (Leonardo Pieraccioni, 2007)GS: Probabilmente era arrivato il momento giusto per abbandonare il binomio tematico pianoforte / archi e cercare ispirazione in altre direzioni. Il risultato di quella ricerca che tuttora mi soddisfa maggiormente è “La lettera”, il tema che accompagna una lunga sequenza chiave del film. Poi è stato divertente giocare con le cover di “Grease“ cantate da Rocco Papaleo e Chiara Francini. Ho scritto “Keep Movin’ ” una falsa cover demenziale in inglese gramelot ed ho eseguito dal vivo “Sandy” all’organo da chiesa insieme a Rocco, stravolgendola completamente in chiave comica.
CS: Io e Marilyn (Leonardo Pieraccioni, 2009)
GS: Per Io e Marilyn mi sono ritrovato a scrivere due colonne sonore diverse, una come l’avrei voluta io e una come la voleva Leonardo. C’erano tantissimi spunti, forse troppi per seguirli tutti in modo organico: gli anni ‘50 di Marilyn, il mondo del circo sospeso tra il surreale e la quotidianità, la crisi della famiglia contemporanea, l’importante presenza scenica di una Firenze quasi da cartolina... C’è stato un momento in cui avevamo idee contrastanti: a me veniva naturale assecondare le atmosfere stralunate e meno convenzionali della storia mentre Leonardo viceversa sentiva l’esigenza di qualcosa di più classico a contrastare. Durante il montaggio ovviamente ci siamo resi conto entrambi che trovarsi a metà strada era la soluzione ideale, così nel film convivono tranquillamente “Psicologia dei fantasmi” che è un brano polimodale in 7/4 con percussioni etniche e “Notturno”, un tema orchestrale che potrebbe essere l’overture di un melodramma del primo ‘900.
CS: Finalmente la felicità (Leonardo Pieraccioni, 2011)
GS: Un film che racconta di musicisti e di melodie rubate mi ha offerto senza dubbio delle opportunità particolari, come per esempio una intera scena imperniata sull’esecuzione di un tema da parte di un’orchestra di 60 elementi con voce solista. Credo che la colonna sonora di Finalmente la felicità sia in qualche modo l’espressione migliore dell’esperienza maturata fino ad allora, una sorta di fotografia del mio modo di concepire la colonna sonora di una commedia in quel momento. Ci si ritrovano tutti gli elementi a cui ho fatto sempre riferimento: i temi orchestrali (“La felicità”, “Allegrone”, “La notte del ladro acrobata”), i brani per pianoforte e chitarra classica solisti (“Tema di Benedetto”, “Samba De Luna”), la canzone “seria” (“You can try”), la canzone demenziale (“Les zingaron”), la cover stravolta (“Withinacross-Vitti ‘na crozza”).
CS: Margerita (Alessandro Grande, 2013) GS: Col giovane regista Alessandro Grande ho lavorato alla colonna sonora di un cortometraggio d’autore in cui la musica ha un ruolo fondamentale nell’interazione tra i personaggi e nello svolgimento della trama. Sia la storia in sè che questo suo aspetto narrativo mi hanno colpito ed ispirato fin dalla prima lettura della sceneggiatura. Il film ha ottenuto un unanime consenso di pubblico e di critica nei vari festival nazionali ed internazionali, e mi ha regalato diversi riconoscimenti tra i quali il premio come migliore musica al Canberra Short Film Festival 2013 (Australia).
CS: Un fantastico via vai (Leonardo Pieraccioni, 2013)
GS: E’ difficile parlare oggettivamente e lucidamente di un’esperienza così recente.
Ora come ora posso dire in due parole che questo film, il n. 6 con Leonardo, è stato una vera sfida nello scrivere cose diverse da quelle che avrei immaginato prima per un suo film. A volte succede che il bagaglio di conoscenza accumulato nel tempo diventi un ostacolo anzichè un aiuto e può rivelarsi complicato scansarlo per fare spazio ad altre idee. Ci sono riuscito? Spero di sì...
CS: Quali sono i suoi compositori italiani e stranieri preferiti di musica per film?
GS: Dovrei fare una lista infinita perchè mi piacciono generi musicali e stili molto diversi, ed in effetti è comunque un “listone”...
Per cominciare Nino Rota ed Ennio Morricone, due nomi forse ovvi nella loro grandezza ma che sono per me punti di riferimento assoluti, come il nord per una bussola. Dei compositori italiani più prossimi alla mia generazione apprezzo in modo particolare Teho Teardo.
Degli stranieri, tra i colossi della storia del cinema mi limito a citare Dimitri Tiomkin, Bernard Herrmann, Henry Mancini. Tra i classici-contemporanei: Philip Glass (la cui musica mi ispira e mi guida anche molto al di là di ciò che ha scritto per il cinema), John Williams (lo score del 2004 di The Terminal è probabilmente tra i suoi lavori il meno conosciuto, ma per me un vero caposaldo di maestria) e Alan Silvestri. Tra i miei vicini di anagrafe, senza dubbio Danny Elfman, Michael Giacchino e Alexandre Desplat.
CS: Cosa significa per lei “musica per immagini”?
GS: Ci sono vari modi in cui musica ed immagini possono interagire. Parlando di cinema e dintorni direi che ce ne sono almeno due fondamentali.
Quando insieme raccontano una storia, la musica è il contrappunto non verbale, un attore invisibile che si esprime senza utilizzare parole. Si fa portavoce di un elemento del racconto, lo asseconda, lo contrasta, costruisce una narrazione emozionale parallela, alterna tutte le sfumature tra la piccola sottolineatura di un’azione all’essere sè stessa parte fondamentale della trama. Questa è la modalità che preferisco e che mi viene spontaneo utilizzare quando mi trovo a scrivere musica per immagini.
Quando invece musica e immagini si ritrovano semplicemente ad essere fianco a fianco come un contenuto multimediale fruibile dal pubblico, sono come i giocatori di una partita a due. Che deve essere avvincente, memorabile e possibilmente finire in parità.
