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  • Concerto a cinque stelle a Roma con l’Orchestra Georges Melies diretta da Franco Piersanti
07 Giu2012

Concerto a cinque stelle a Roma con l’Orchestra Georges Melies diretta da Franco Piersanti

Scritto da Paolo Eustachi. Pubblicato in Reportage

filmografie_foto_piersanti.jpgConcerto a cinque stelle a Roma con l’Orchestra Georges Melies diretta da Franco Piersanti

Raramente capita di incontrare un programma di concerto articolato in modo così interessante e coinvolgente come quello diretto il 5 u.s. all’Auditorium della Conciliazione a Roma dal Maestro Franco Piersanti alla guida dell’Orchestra Méliès, nuova formazione nata da un suo personale  progetto,  composta da 60 musicisti neo diplomati dai conservatori di tutta Italia e sostenuta da Marie Helène Leherissey-Méliès, pronipote del grande cineasta francese.
Il concerto inaugurale dell’orchestra ha avuto luogo in data 1 giugno 2012 con la direzione del Maestro Ennio Morricone.
“La musica nella sua stessa essenza sarebbe inconcepibile senza il romanticismo, ovvero il grande sogno del passato, del presente e del futuro... la sua potente bellezza supera ogni cosa e arriva a sconfiggere le forze del male, della violenza, della bigotteria e dell’ ignoranza...” (1).
Le parole che precedono sicuramente aiutano a visualizzare l’universo del musicista georgiano Gyia Kancheli, nato a Tibilisi il 10 agosto del 1935, annoverato fra i maggiori compositori contemporanei. La sua musica riesce ad armonizzare contrasti apparentemente inconciliabili in un linguaggio dalla forte carica emotiva, dove temi del folklore georgiano e della tradizione del canto liturgico affiorano in un tessuto sonoro dominato da intenso fervore, densità poetica e trasporto mistico in una alternanza di drammatiche eruzioni e momenti fortemente contemplativi nella linearità del suo scorrere spaziale e temporale e di una risoluta percezione del ritmo.
Afferma di lui il compositore Rodion Shedrin: “Potremmo definire Gyia Kancheli come un asceta dal temperamento e dal potenziale pari a quello di un vulcano compresso”.
Nel 1971 viene nominato direttore musicale del Teatro Rustaweli dove in collaborazione con il  regista Robert Sturua  compone una serie di musiche di scena  per ben 25  lavori teatrali.
In realtà uno dei suoi primi interessi musicali è il Jazz i cui influssi ritmici e timbrici  si ritrovano in molte colonne sonore da lui realizzate: insieme ad Alfred Schnittke  è  uno dei compositori per il cinema più prolifici della ex Unione Sovietica avendo composto ben 47 partiture per il grande schermo,  con ciò aderendo alla tendenza ufficiale che vedeva con favore il lavoro di importanti musicisti classici per il cinema.
Anche per Gyia Kancheli nel periodo sovietico il  cinema ha rappresentato  spesso il solo mezzo attraverso cui poter trasmettere una velata critica sociale e politica e in questo senso particolarmente intensa e significativa è risultata la sua collaborazione con Georgij Danelija, nato a Tibilisi nel 1930 e formatosi a Mosca negli studi della Mosfilm. Con la raffinatissima critica sociale e introspezione psicologica che tratteggia le sue commedie, Danelija diviene insieme ad altri grandi nomi come Klimov, Konchalovskij e Tarkovskij un emblematico rappresentante dei sestidesjatniki (sessantini), movimento culturale formatosi nel periodo del disgelo a partire dalla fine degli anni cinquanta e impegnato con coraggio nel  rinnovamento di un linguaggio artistico ed estetico per lunghi anni sottomesso ai ferrei canoni del realsocialismo stalinista.
Fra i suoi film musicati da Kancheli vorremmo qui ricordare in particolare Ne gurju (Non te la prendere, Mosfilm 1969), Mimimo (Mosfilm, 1979), Passport (Mosfilm, 1990), Fortuna (Mosfilm, 2000).
Realizzato nel 1986 negli studi della Mosfilm Kin-Dza-Dza, divenuto subito un cult-movie,  tratteggia in modo avvincente un incontro inconsueto con un alieno perdutosi nelle strade di Mosca da parte di un artigiano, Maschklov e di uno studente, Gedewan. Inavvertitamente i due urtano lo strumento che l’alieno porta con se e d’incanto si ritrovano in un pianeta sconosciuto, orribile e desertico: Kin-Dza-Dza.
Come si troveranno i nostri a contatto con gli abitanti del pianeta e in che modo riusciranno a far ritorno sulla terra? La singolare storia dei due malcapitati in un mondo alieno è concepita come una graffiante satira di una società che poggia su un sistema politico corrotto e in via di disintegrazione.
Il regista georgiano si chiede se “…la musica debba illustrare il pianeta, il viaggio o la nostalgia. Visto che il pianeta è brutto e ripugnante effetti di tipo elettronico-cosmico non andrebbero bene, mentre si rende necessaria una musica dalle tonalità ruvide e spigolose che tenga conto delle varie componenti…”.
Kancheli asseconda questa visione con  grande estro.
La sua scrittura a tratti vagamente dissonante e dalla profonda carica ironica è lineare, di sbalorditiva essenzialità, mai descrittiva o ornamentale quanto presente in ruolo dialettico nel suo straordinario esprimere l’inespresso verbale in modo penetrante e coinvolgente. Una musica che parla e accompagna l’inconscio dello spettatore della fantastica parabola nella sua suggestiva costruzione simmetrica che ha inizio e compimento nel frenetico movimento di una via di Mosca.
La tecnica di composizione filmica caratterizza numerosi suoi lavori, in particolare le sue sette sinfonie evidenziano un marcato carattere narrativo, mentre il ritmo del suo linguaggio sembra più rispondere alla percezione temporale che a proporzioni metronomiche.
Eseguito in prima mondiale nel 2000 da Gidon Kremer e la sua orchestra Kremerata Baltica, “Little Daneliade” per violino, pianoforte, percussioni e orchestra d’archi è un omaggio del compositore al regista georgiano in cui  accenti sereni e contemplativi si intersecano a momenti ironici e brillanti in un divertito fraseggio dove il Leit-Motiv di Kin-Dza-Dza risalta in una disintegrante metamorfosi per un  disegno scenico che  si allaccia a un immaginario dialogo con il pubblico.
L’Orchestra Méliès con il suo impressionante impasto sonoro e invidiabile compattezza d’insieme, ha rappresentato  il magnifico e complesso  affresco musicale di Kancheli con grande competenza e coinvolgimento emotivo. Con le sue magistrali doti di interprete il Maestro Piersanti ha saputo ottenere dall’orchestra un suono intenso e profondo tratteggiando in modo superlativo il carattere atemporale e trasfigurato della partitura magnificamente coadiuvato nell’impegno dai solisti Diego Procoli, pianoforte e da Giacomo Bianchi, violino.
Un profondo carattere contemplativo avvolto nella straniante atmosfera di ‘Endzeitstimmung‘ viene trasmesso dallo splendido pezzo intitolato “Requiem Marino”, composto dal Maestro Piersanti  e tenuto a battesimo il 20 febbraio 2010 nella Stagione dei concerti IUC a Roma e che in certo modo sembra rivolgersi all’universo musicale di Giya Kancheli.
La struttura della scrittura poggia su lunghe linee disegnate dagli archi e punteggiate da sinistre interiezioni del violino (bravissima la solista Lisa Green!) e dei fiati che conferiscono al lavoro un’interiore forza mistica.
La profonda impressione destata dalla partitura in occasione della sua creazione viene ulteriormente rinnovata  e intensificata ora dalla dirompente intensità espressiva con cui l’Orchestra Méliès, con la direzione del compositore, ha saputo tratteggiarne l’esecuzione.
Avvincente e commovente. Una  meditazione sul mare dal profondo carattere introspettivo che nella forma architettonica trasmette dei rimandi al “Requies” per orchestra d’archi di Takemitsu e nel suo linguaggio ricorda la forza espressiva e la spiritualità di Sofja Gubaidulina.
Il mare nelle sue sconfinate dimensioni, capace di trasmettere grandi emozioni ma allo stesso tempo portatore di messaggi biblici, artefice e spettatore di gravi lutti che spesso si abbattono sui viaggi della disperazione e della speranza.
Sembra riallacciarsi a precedenti scritture quali La bestia nel cuore di Cristina Comencini e La stella che non c’è di Gianni Amelio il carattere introspettivo e rarefatto avvolto in una raffinata veste timbrica di vago taglio impressionista che percorre la trama della partitura scritta dal Maestro per il recente lavoro del regista calabrese Il primo uomo e di cui sono stati proposti i principali brani raccolti in una suite, analogamente a quanto avvenuto poi anche per Habemus Papam.
Nella colonna sonora composta per il magnifico film di Nanni Moretti il linguaggio sembra riflettere l’inafferrabile inquietudine che affligge il protagonista nel suo hamletico porsi in discussione e non mancano accenti solenni e drammatici che evocano suggestive atmosfere bruckneriane.
Straordinaria iniziativa infine l’idea di musicare alcuni cortometraggi muti del geniale George Méliès - regista teatrale, cineasta, illusionista e prestigiatore - cui la sua splendida orchestra è intitolata.
Nel nero dello schermo appaiono a intervalli le immagini realizzate dall’artista francese dove il Maestro Piersanti mira a creare una rappresentazione della memoria. Il carattere della scrittura musicale assume ora accenti  divertenti, ironici e a tratti anche avvolti in una elegante spavalderia danzante come avviene per L’homme mouche (1902) e Le melomane (1903) e che rimanda alla fantasia ritmica e atmosferica delle partiture del Commissario Montalbano, il cui “Tema di Psyco” è stato poi proposto in fuoriprogramma.
Successo travolgente con nutrita presenza artistica. Morricone, Amelio, Moretti e tanti altri ad applaudire uno dei maggiori musicisti contemporanei e una nuova formazione, grande speranza per il futuro artistico del nostro paese.

Note
(1) Olga Nesterova, note di accompagnamento al cd Olympia ocd 424 (Kancheli, Symphony n.1 -
Mourned by the wind, Liturgy for viola and orchestra – Symphony n.7. Moskow State Symphony Orchestra conducted by Fedor Glushchenko, Svatoslav Belonogov, viola), 1992.

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Daniela Bocconi

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