04 Dic2012
Concerto ad Atina in ricordo di Andreij Tarkovskij
Concerto ad Atina in ricordo di Andreij Tarkovskij
‘L’arte come ricerca dell’assoluto’ è il titolo della giornata di studi dedicata al grande regista russo (1932 – 1986) organizzata lo scorso 30 novembre dall’Università di Cassino in collaborazione con l’Istituto Internazionale A. Tarkovskij di Firenze.La giornata ha avuto inizio a Sora con la presentazione del libro di Tarkovskij, recentemente pubblicato dalla BUR Rizzoli, intitolato ‘La forma dell’anima’ che contiene preziose riflessioni e analisi su regia, cinematografia e arte. La presentazione è stata curata dal Presidente dell’Istituto A. Tarkovskij, Andreij Andrejevich Tarkovskij e dal Prof. Andrea Ulivi, Direttore della casa editrice Edizioni della Meridiana di Firenze, che cura le pubblicazioni dell’Istituto, fra cui ricordiamo ‘Martirologio’, i diari del regista, di cui è prevista a breve una seconda edizione. Preziosa anche la testimonianza di Franco Terilli, produttore del film Nostalghia, uno dei capolavori del regista russo, girato nel 1983 nel nostro paese. La proiezione di questo film ha avuto luogo al Palazzo Ducale di Atina ed è stata preceduta da un approfondito dibattito con il Prof. Pasquale Beneduce dell’Università degli studi di Cassino e Massimo Calanca del centro studi CinemAvvenire.
La giornata ha avuto quindi una sua felicissima conclusione musicale con l’affermato Duo Gazzana (Natasha Gazzana, violino e Raffaella Gazzana, pianoforte) che hanno proposto un articolato e suggestivo programma di composizioni presenti nei film di Andreij Tarkovskij o scritte da compositori a lui in grande vicinanza spirituale e artistica.
Grande amante della musica, Tarkovskij aveva un concetto molto rigoroso della sua applicazione alle immagini. La musica deve muoversi in uno spazio adeguato che non turbi l’equilibrio complessivo del film e del suo universo temporale e poetico. Egli ama il ritornello, inteso non come Leit-Motiv di una composizione filmica come avrebbe potuto essere concepita da Shostakovich o Schnittke, ma di un tema autonomo che ritorna in alcuni momenti del film per rievocare sensazioni, atmosfere ed emozioni precedentemente attraversate.
Ecco allora il “Preludio in fa minore” di Bach, autore prediletto, che nel suo periodico riproporsi conferisce un tocco poetico al dramma metafisico trasmesso dal film Solaris (1972), ispirato all’omonimo, splendido romanzo di Stanislaw Lem. Superbamente eseguita da Raffaella Gazzana con un fraseggio ampio ma allo stesso tempo asciutto e incisivo la musica del grande compositore di Lipsia - nella versione per piano curata da Ferruccio Busoni - viene illuminata e proiettata verso un universo esistenziale e una dimensione inconscia a noi vicina e attuale. La stessa impressione suscita la splendida esecuzione del “Largo dalla Sonata in Do minore BWV 1017 per violino e pianoforte” dove Bach rielabora il tema del corale “Erbarme Dich” dalla sua Matthaeus-Passion che Tarkovskij ha voluto come filo conduttore nel suo ultimo film Il Sacrificio (1986).
In perfetta comunione spirituale con la sorella pianista Raffaella, Natasha Gazzana rappresenta l’essenziale purezza e la dimensione cosmica delle linee architettoniche bachiane con un suono profondo e avvolgente che ne illumina la sempre avvincente universalità e modernità.
Semplicemente folgorante appare la capacità di immedesimazione delle due artiste capaci di viaggiare con disinvoltura, perfetta intesa spirituale ed espressiva attraverso autori del periodo barocco, classico e contemporaneo.
Dirompente si rivela la tensione espressiva che avvolge l’interpretazione delle variazioni sul tema della “Follia” di Arcangelo Corelli. Nell’appiattimento globalizzato di un mondo destinato a un’inevitabile apocalittica autodistruzione – tema ricorrente nei capolavori dell’indimenticabile regista russo – e lontano da ogni tipo di autocelebrazione mediatica tristemente dilagante anche nell’ambiente classico, il Duo Gazzana trasforma il lavoro di Corelli in una vera ‘Sternstunde’, dove la forza espressiva e interpretativa avvolge ogni dettaglio della partitura.
A distanza di intere galassie dalla uniformità routinaria delle dilaganti esecuzioni su strumenti originali, la musica di Arcangelo Corelli viene proiettata verso affascinanti dimensioni romantiche in un costante impegno rivolto a trasmettere una rappresentazione musicale che vola all’incontro con l’animo dell’ascoltatore così come Tarkovskij riusciva con le indimenticabili immagini dei suoi capolavori.
Il carattere sobrio e ascetico del linguaggio del compositore estone Arvo Paert (1935) è lontanissimo dal vuoto spirituale e culturale del ‘minimalismo’, corrente musicale nata negli Stati Uniti negli anni sessanta, in cui egli viene spesso erroneamente etichettato. Dopo una iniziale esperienza seriale e una fase aleatoria Paert ha sviluppato uno stile che richiama la centralità del tempo e del silenzio e che quindi presenta notevoli affinità con la poetica e l’universo artistico di Andreij Tarkovskij. Al grande regista egli ha dedicato “Arbos”, suggestiva partitura per strumenti a fiato oggetto di registrazione discografica da parte del label tedesco ECM (ecm 8319592).
Il suo concetto stilistico basato sulla tintinnabulazione deriva dall’associazione di una voce melodica e una triade che suggerisce, senza peraltro imitarlo, un tintinnio di campane. L’elegante ripetitività della melodia subisce nella sua evoluzione lievi variazioni allargandosi in successione a una nota. La versione per violino e pianoforte di “Fratres” (1977) è forse quella più intensa ed espressiva e viene restituita in maniera superlativa in tutta la sua forza spirituale e carica poetica da Natasha e Raffaella Gazzana, profonde studiose del compositore estone le cui partiture da anni rappresentano un punto fermo del proprio repertorio.
Il rapporto di Arvo Paert con il grande schermo è strettissimo. Le sue musiche sono state utilizzate in numerosissime colonne sonore di importanti lavori. Ricordiamo fra gli altri Pentimento (1987) di Tenghiz Ambuladze, I cento passi (2000) di Marco Tullio Giordana, Haeven (2002) di Tom Tykwer, Fahrenheit 9/11 (2004) di Michael Moore, Times and Winds (2006) di Roha Erdem, The Banishment (2007) di Andreij Zvyagintsev, Habemus Papam (2011) di Nanni Moretti.
Fra le partiture da lui composte specificatamente per il cinema ricordiamo Il test del pilota Pirks, coproduzione estone-polacca diretta da Marek Piestrak, realizzata negli studi della Tallinfilm nel 1979 e ispirato all’omonimo romanzo di Stanislaw Lem.
Sospeso in una dimensione temporale che ricorda quella scolpita da Andreij Tarkovskij appare anche il linguaggio di Valentin Silvestrov (1937) compositore ucraino, attivo nel cinema quale fedele collaboratore della regista Kira Muratova. Le sue qualità artistiche sono evidenti oltre che nel recente film Eterno ritorno: provini, presentato all’edizione 2012 del Roma Film Festival, anche nelle numerosissime registrazioni discografiche di suoi lavori come la splendida “Sesta sinfonia” (ECM new series 4765715) e “Die Widmung”, per violino e orchestra (Teldec 4509 99206) dedicato al violinista Gidon Kremer.
Il formidabile solista lettone ha recentemente commissionato a vari compositori - fra cui figurano Giya Kancheli, Raminta Serksnyte e Leonid Desyatnikov - una raccolta di invenzioni su temi di J.S.Bach da legare in un omaggio al pianista Glenn Gould che gli appassionati ricordano supremo interprete del compositore di Lipsia. Il lavoro intitolato ‘Homage to Glenn Gould’ è ora disponibile anche in CD pubblicato dalla Nonesuch (7559 – 796345).
Il contributo di Valentin Silvestrov denominato “Dedication to JSB”, originariamente composto per violino, vibrafono e orchestra d’archi è stato presentato ad Atina in una nuova versione trascritta dal compositore per violino e pianoforte.
L’avvolgente sound di Silvestrov poggia su un linguaggio postmoderno dai tratti consonanti e occasionalmente politonali in cui nostalgici echi romantici e atmosfere sognanti vagano sospesi nel vuoto avvolti in un tessuto di raffinati accenti e gradazioni di impronta impressionista.
Natasha e Raffaella Gazzana vivono nel profondo il suggestivo universo umano e sonoro del compositore ucraino, affrontano con disarmante disinvoltura le difficoltà tecniche della splendida scrittura e arrivano a trasmetterla all’ascoltatore con struggente pathos e coinvolgente profondità di accenti mentre impressionano per la formidabile capacità di riprodurre il complesso equilibrio fra sogno e realtà in cui la sua musica sembra ondeggiare.
