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10 Mar2013

Inno alla Libertà

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Reportage

foto_buster_keaton.jpg

“Inno alla Libertà”
Reportage del concerto “Ridi, Buster, Ridi” di improvvisazione pianistica di Giorgio Gaslini su sequenze filmate di Buster Keaton tenutosi il 10 marzo presso il Teatro dei Filodrammatici a Milano

Un pianoforte, uno schermo bianco, un teatro storico milanese e un compositore contro un comico del muto e viceversa: Giorgio Gaslini vs. Buster Keaton, Buster Keaton vs. Giorgio Gaslini in una lotta alla pari. Un grande compositore e jazzista verso un grande attore comico del Cinema, la Settima Arte si scontra con l’Ottava Arte in una battaglia che dura da tempo: difatti i primi film dell’era del muto venivano accompagnati, durante la proiezione, da pianisti che suonavano opere celebri, canzoni dell’epoca o brani classici più per agevolare, nel buio della sala, la visione agli spettatori stupefatti da quelle immagini in movimento sul telo bianco che per puro accompagnamento. foto_giorgio_gaslini.jpgIl Maestro Gaslini (nato a Milano il 22 ottobre del 1929), illustre autore jazz e classico, noto nel mondo delle colonne sonore (oltre 40 musiche per film) per le sue composizioni per Michelangelo Antonioni (La notte, 1961 – Nastro d’Argento per le musiche) e Dario Argento (Profondo rosso, 1975), si è voluto cimentare al piano solo con composizioni istantanee sulla proiezione di celebri spezzoni muti di quel genio di Buster Keaton (regista, sceneggiatore, produttore, attore), colui il quale ha inventato il genere slapstick al Cinema, dando il “la” (e proprio il caso di dire in questo frangente!) a quella comicità nonsense di Charlie Chaplin ad arrivare fino a Woody Allen, passando per Jacques Tati e il nostro Maurizio Nichetti. Otto cortometraggi o estratti di lungometraggi degli anni ’20 nei quali Keaton, il mago dell’atletismo scenico improvvisativo duro e puro, il comico che non rideva mai – sia in scena che nella vita (obbligato per contratto, Ndr.) – diventa maschera seriosa di un’esistenza di ribellione agli schemi preconfezionati di una cultura massificata e ingabbiante con le sue evoluzioni mirabolanti e le sue movenze ridicole e aggraziate al contempo, sempre in perenne ricerca di una donna da salvare da un uomo bruto o da un matrimonio sbagliato, sventare malefatte e ingiustizie, tra mille peripezie e furibonde eruzioni naturali, tempeste dell’animo e di tutto quello che ci/lo circonda. Tutte queste rivoluzioni sceniche tra un’accelerazione, un inseguimento, una catastrofe naturale e pochi attimi di quiete (che in ogni caso precedono sempre e comunque una tempesta!), quel mago del pianoforte di Gaslini cerca, senza alcuna fatica a dire il vero, di seguire con gli occhi e con le dita pigiando quei tasti bianchi e neri con la carica jazzistica, classica e naturale di chi la musica gli scorre dentro fin da tenera età con la grazia che solo i “Grandi” posseggono. Come un pentagramma che scorre pari passo con le immagini, Gaslini distende le sue note, mutandole, incoraggiandole, plasmandole, fondendole a quelle sequenze ultradinamiche e parossistiche in cui Keaton (Oscar alla carriera nel 1960) raggiunge vette inimmaginabili di genialità recitativa e corporale di chi, magro, serio e piccolo ha sempre i piedi per terra (si fa per dire!) per contrastare i mali dell’esistenza e dar voce (?) a chi non ce l’ha. Il Maestro milanese, tra le risate di cuore di un pubblico numeroso e partecipe, riesce in ogni sua evoluzione pianistica a dar ancora più risalto a quelle immagini favolose e tutt’oggi di una modernità inventiva impressionante, con toni ritmico percussivi ascendenti, svolazzi armonici a tratti consolatori a tratti ribelli, citazioni mutevoli di brani esistenti (su tutti l’arcinota “Marcia nuziale”), una sorta di mickeymousing inevitabile ma nelle sue mani mai semplice e banale, con quelle creazioni spontanee ma ricche di genialità: come già accennato prima, due geni alla pari che si inseguono vicendevolmente salendo sul podio del vincitore insieme e a testa alta!
Come afferma lo stesso Gaslini, alla fine del concerto, un “inno alla libertà” quello di Keaton e del suo Cinema, che il compositore omaggia ulteriormente con un bis di Oscar Peterson (celebre jazzista straniero che ha indirizzato Gaslini verso i concerti di piano solo agli inizi della sua carriera), un pezzo dal titolo appropriato “Hymn to Freedom”.
Che meraviglia di concerto, che meraviglia di comicità, una musica mutante e pregevole per una recitazione multiforme e fantasmagorica in uno di quegli eventi dove la musica e l’immagine si uniscono alla perfezione e che vorresti non finissero mai!

Un ringraziamento particolare al Maestro Roberto Porroni, direttore musicale de “I Concerti della Domenica” presso il Teatro dei Filodrammatici di Milano per la sua disponibilità, cordialità e simpatia.      

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Daniela Bocconi

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