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23 Feb2014

Curiosità musicali dalla Berlinale 2014

Scritto da Paolo Eustachi. Pubblicato in Reportage



Curiosità musicali dalla Berlinale 2014


Il climax musicale della 64^ edizione della Berlinale è stato sicuramente rappresentato dalla proiezione alla Philharmonie il giorno 9 febbraio della versione restaurata a cura della Murnau Stiftung di Wiesbaden del celebre film muto Il gabinetto del Dottor Caligari, realizzato nel 1920 da Robert Wiene e accompagnato dalle musiche dal vivo composte ed eseguite all’organo Karl Schuke da John Zorn di cui si è già riferito nei giorni precedenti.
A parte lo straordinario film-concerto e malgrado la presenza di molti film di grande pregio e interesse la rassegna berlinese quest’anno ha offerto solo pochi spunti musicali sui quali intrattenersi.
L’onnipresente Alexandre Desplat ha musicato il bel film di Wes Anderson The Grand Budapest Hotel, premiato con l’Orso d’argento e Gran Premio della Giuria, e l’ultimo lavoro di George Clooney The Monuments Men, non appare ancora essere pervenuto a una chiara definizione del suo linguaggio musicale.
locandina_the_grand_budapest_hotel.jpgAssente quasi completamente la musica nel bellissimo film Kreuzweg (Via Crucis, Orso d’argento per la migliore sceneggiatura) di Dietrich Brueggemann che porta lo spettatore a vivere le drammatiche conseguenze su un’adolescente generate da un’educazione cattolico-fondamentalista di taglio matriarcale.
La cantante Tina Dickow (nome d’arte Tina Dico) è l’autrice della colonna sonora del film En du elsker (Una persona che ami, presentato nella Sezione Berlinale Special), magnifica realizzazione scandinava (Danimarca e Svezia) di forte valenza bergmaniana, della rappresentazione del dramma familiare in cui è chiamato a confrontarsi Thomas Jakob, cantautore danese stabilitosi in California che torna in patria per la realizzazione di una registrazione discografica. Il dirompente conflitto fra il compiacimento e il coinvolgimento artistico e il dramma umano della figlia Julie e del figlio undicenne Noa è splendidamente delineato dalla regista Pernille Fischer Christensen e la musica composta principalmente da canzoni che richiamano l’arte di Leonard Cohen si inserisce in un ruolo protagonista con un montaggio superbamente equilibrato.
Il film che ci ha maggiormente colpito in questa edizione della rassegna berlinese è sicuramente Ballaad maailma heakskiimisest (Free Range) presentato nella Sezione Forum e firmato dal regista estone Veiko Õunpuu che ricordiamo autore del magnifico Suegisball (Ballo d’autunno, vincitore del Premio Orizzonti  al Festival di  Venezia nel 2007).    
Il dramma esistenziale e psicologico di un giovane che rifiuta il passivo adattamento ad una vita precaria, alienante e priva di significato, inghiottita in un mondo dominato da una società cinica, corrotta e opportunista è superbamente accompagnato nella sua interiore tensione narrativa dalla forza poetica e pittorica di straordinarie inquadrature e da un soundtrack montato in modo superlativo e ideato in forma di compilation, che interagisce in modo suggestivo e coinvolgente con le immagini,  in cui trovano posto alcuni dei maggiori artisti pop - rock del ventesimo secolo, da Salvatore Adamo a Joan Baez, da Cat Stevens a Scott Walker, da Georg Ots agli Alessi Brothers e dove non poteva mancare una partitura di una ormai leggendaria icona musicale estone, il “Festina Lente” per orchestra d’archi e arpa di Arvo Paert (1935).
locandina_monuments_men.jpgIl giorno 11 febbraio all’Arena 02 World da tempo esaurita in ogni ordine di posti, il Maestro Ennio Morricone ha diretto un concerto di sue musiche, grande hit peraltro al di fuori dell’ambito della Berlinale.
Nel periodo della Berlinale 2014, in particolare nel fine settimana dei giorni 8 e 9 febbraio anche la musica sinfonica ha vissuto un momento di grande vivacità con ben due differenti esecuzioni della “Symphonie Fantastique” di Hector Berlioz, la prima con l’orchestra  Rundfunk Sinfonieorchester Berlin diretta da Marek Janowski e la seconda con i leggendari Berliner Philharmoniker guidati da Herbert Blomstedt.
Riallacciandosi all’esperienza della “Sesta Sinfonia” in fa maggiore op. 68 ‘Pastorale’ di Beethoven ma liberandosi allo stesso tempo dai canoni classici nella “Symphonie fantastique”, composta nel 1830, la musica diventa un formidabile strumento espressivo di passioni e drammi umani o di atmosfere paesaggistiche o ancora storia di personaggi e si pone allo stesso tempo come fondamentale punto di riferimento nella futura evoluzione del linguaggio musicale applicato al grande schermo.
In una veste architettonica tutta nuova nasce un dramma sinfonico dall’imponente forza narrativa  che si estende su cinque movimenti rispetto ai quattro della sinfonia classica ed evoca con accenti autobiografici gli ‘episodi della vita di una artista’ che si innamora perdutamente di una donna (l’attrice irlandese Harriet Smithson) che assurge ad immagine opprimente  e come un fantasma  avvolge la sua vita ondeggiando su un mutevole divenire di sogni, passioni e incubi.
Lo sfarzo timbrico che avvolge la scrittura di Berlioz comporta l’impiego di un organico orchestrale, fino al quel momento impensato,  sensibilmente rafforzato in particolare nelle sezioni dei fiati e delle percussioni mentre risulta di fondamentale importanza dal punto di vista armonico la sua costruzione architettonica leitmotivica che andrà successivamente ad influenzare grandi figure della letteratura musicale quali Richard Wagner , Richard Strauss o Aleksander Skrjabin, così come alcuni musicisti della transizione post-romantica come Alexander von Zemlinskij, Franz Schrecker fino a Gottfried Huppertz (autore della colonna sonora del film Metropolis di Fritz Lang) e ai compositori di origine europea come Frank Waxmann, Erich Korngold o Bernard Herrmann, che trasferitisi negli USA, hanno profondamente segnato il soundtrack hollywoodiano.
A Berlino abbiamo ascoltato l’esecuzione dei Berliner Philharmoniker diretti dal maestro svedese Herbert Blomstedt, percorsa da forte tensione interiore unita a un formidabile virtuosismo orchestrale avvolto in un seducente glamour sonoro che peraltro a nostro avviso non arriva a trasmettere la dirompente carica visionaria che caratterizza le interpretazioni di Valery Gergiev e soprattutto di Esa-Pekka Salonen.



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Daniela Bocconi

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