04 Mag2014
Good Will Hunting
Danny ElfmanGood Will Hunting – Genio Ribelle (Good Will Hunting, 1997)
Music Box Records MBR 043
27 brani – durata: 44’ 53’’

Per celebrare il film che ha portato la nomination all’Oscar a Danny Elfman, Good Will Hunting, è stato rilasciato un CD edizione speciale (solo 1500 esemplari) per riportare questa splendida creazione sul mercato e alle orecchie degli ascoltatori, aggiornata con nuove tracce e una nuova alta definizione. Questo film è certamente conosciuto come la pellicola che ha lanciato Matt Damon e che ha permesso a Robin Williams di vincere un Oscar ma dal punto di vista musicale è stato ancora più importante: esso è stato una tappa importante nella carriera di Danny Elfman poichè gli ha permesso di dimostrare in maniera definitiva la sua versatilità a chi a quel tempo lo vedeva solo come l’ex cantante degli Oingo-Boingo alla corte di Tim Burton.
La discussione sull’estetica o sulla vera utilità di queste riedizioni è un dibattito frequente ed ancora acceso tra gli appassionati ed i collezionisti di colonne sonore; lo stesso forum di questa rivista ospita molti dibattiti sull’argomento. Ci sono, infatti, molti motivi per essere a favore o contro la possibilità di queste più o meno frequenti proposte discografiche ma probabilmente è più saggio notare che, se da un lato ci sono riedizioni di alcuni album che si susseguono con tale frequenza da non capire nemmeno se vengono presentati con una scusa plausibile o meno, dall’altro ci sono riedizioni che invece ci permettono, grazie alle nuove tecnologie e ai nuovi dati, di avere più informazioni, più tracce e una qualità migliore del suono in modo tale da godere con maggior facilità la musica percepita al cinema. Parallelamente alle innovazioni tecnologiche che permettono di vedere un film con una qualità ormai praticamente indistinguibilie da quella delle sale di proiezione, anche nell’ascolto della musica si può usufruire di questi progressi per ascoltare la musica come fosse appena uscita dalla sala di incisione. In questa nuova edizione possiamo ascoltare ben 27 tracce diverse che sono tutte le musiche composte espressamente per il film e che hanno accompagnato molte delle scene e di quelle battute che lo hanno premiato con un Oscar alla miglior sceneggiatura. Nel cd infatti sono presenti sia le musiche composte da Danny Elfman come sottofondo per la pellicola che le canzoni cantate durante il film da Elliott Smith, come la famosissima “Miss Misery” e la struggente “Between the Bars”; proprio questo ultimo brano viene arrangiato da Danny Elfman nella traccia 22. Tutta la musica del CD è di fatto molto lontata dalla solita musica che Elfman ci aveva abituato ad ascoltare, abitualmente molto tonale e con abbondanti particolari giochi di timbrica e orchestrazione. Qui invece è tutto l’opposto: la musica è poco tonale, si fa utilizzo della tonalità solo per sottolineare i momenti più drammatici e sentimentali come nella traccia 1 (“Main Title”) o 11 (“Time Up”) dove addirittura viene usato un coro, insieme all’accompagnamento orchestrale, per rendere tutto più solenne, ma per il resto gli strumenti sono sempre quelli: una tromba e un flauto la fanno da padroni utilizzando le loro qualità in ruoli solistici; difatti nella traccia 1 il flauto inizia col richiamare un’atmosfera celtica alla Braveheart e poi si complica giocando con gli altri strumenti fino ad adoperare molta della sua versatilità in maniera simile a come fa la tromba nella traccia 6 (“Mystery Math”) che usa alcune della sue timbriche per giocare insieme ad un pianoforte ed estrarre così col suo suono cristallino ogni stilla di tristezza dalle note arpeggiate che il pianoforte crea come in una composizione romantica. Anche nella traccia 7 (“Them Apples”) ci sono sia il flauto che la sezione di archi che si alternano in maniera nuova, calda e atonale, creando una suggestiva base di sonorità che poi si ampliano e si innalzano in un modo del tutto estraneo alla poetica di Elfman. Ci sono poi molte altre tracce ancora più lontane da quello a cui siamo abituati: in “First Calculation” piano, flauto e tromba giocano con un tema atonale che poi si espande, come avviene anche per il brano 12 (“Oliver Twist”) che nel suo andamento orchestrale sentiremmo più vicino ad un Philip Glass o ad un Desplat piuttosto che al nostro compositore che evidentemente qui ha voluto sperimentare, cosa che ha fatto anche nel brano “Retainer Part A” dove pianoforte e archi si alternano in maniera più tradizionale ma sempre con delle sonorità che allargano la tonalità e la rendono, se non sfuggente, per lo meno molto indefinita. Interessante è anche il pezzo 5 (“Kick-Ass Choir”) in cui invece il compositore usa solo le voci bianche per creare una sorta di polifonia sacra che si evolve poi in un crescendo motivico e tonale che anche qui, quasi come fossero delle stonature, rompe gli schemi ed esce dalla tradizione classica dell’armonia. Un’innovazione che certamente non è strepitosa o rivoluzionaria in generale, ma ciò nonostante risulta perticolare per Danny Elfman che ha scelto questa via, una caratteristica come l’armonia che è sempre alla base degli schemi di ogni compositore come una grammatica per il linguaggio, ma la usa per rappresentare in questo caso un personaggio che esce proprio dagli schemi e dalla logica standard e che così facendo riesce ad imporsi sulla società e a vivere a proprio modo fino a raggiungere la tanto a lungo agognata serenità.
