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05 Giu2014

Maleficent

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Cinema

cover_maleficent.jpgJames Newton Howard
Maleficent (Id. – 2014)
Walt Disney Records 050087296001
23 brani (22 di commento + 1 canzone) – durata: 71’58”

Finalmente James Newton Howard è tornato ad essere James Newton Howard, cioè quel compositore dal grande respiro melodico e dal sinfonismo al calor bianco tanto caro alla vecchia scuola hollywoodiana di autori illustri della Golden e Silver Age americana come Miklos Rozsa, Max Steiner, John Williams e Jerry Goldsmith. Howard è tornato ad essere quel compositore che ci aveva sbalordito con la grandeur sinfonica di opere notevoli come Waterworld, Wyatt Earp, Peter Pan, L’uomo del giorno dopo e i film d’animazione targati Disney Dinosauri, Il pianeta del tesoro e Atlantis – l’impero perduto, e non l’anonimo autore degli score per Lanterna verde, The Bourne Legacy e in accoppiata con Hans Zimmer per Batman Begins & Il cavaliere oscuro.
Sarà, ma proprio con la Casa di Topolino Howard ritrova la sua lucentezza e potenza compositiva abbinata ad un armonia ascendente carica di favolistica ebrezza pentagrammale; difatti dalla Walt Disney viene richiamato per dare voce e possenza tonale alla storia delle storie, alla fiaba delle fiabe, quella più oscura e tenebrosa, con una delle streghe cattive e crudeli più affascinanti nella filmografia disneyana, quella Malefica de La bella addormentata nel bosco (1958) riveduta e corretta agli anni ’00 nel live action Maleficent, attraverso la sorprendente interpretazione dark di un’Angelina Jolie in splendida forma (affascinante più che mai con quegli zigomi taglienti come lame luccicanti, quelle sinuose corna corvine, gli occhi verdi ghiaccio e le labbra rosso sangue). La pellicola, rivisitata in chiave moderna e molto femminista, vede prevalere la figura di Malefica (non poi così crudelmente “malefica” come tutti abbiamo sempre supposto), delle tre fate madrine (distratte, biricchine e combinaguai) e di Aurora, la principessina con il maleficio addosso che morrà toccando la punta di un arcolaio compiuti i 16 anni, salvata solo dal bacio del “vero amore”, a discapito di figure maschili inconcludenti, pericolose oltre ogni dire, follemente stupide e dedite solo al potere sopra ogni cosa, perfino il grande amore. Maleficent è un bel film per grandi e piccini, con effetti speciali appropriati (dire strabilianti al giorno d’oggi sarebbe un’esagerazione dato i risultati che hanno raggiunto molteplici pellicole fantasy e fantascientifiche viste prima di questa!), una storia, seppur nota, districata benissimo con un interessante prologo che spiega molte questioni che nel cartone storico rimanevano irrisolte o date per scontate, attori perfetti nel loro ruolo, scenografie magniloquenti e fantastiche al punto giusto, creature fiabesche incantevoli, mostruose e brutte ma tenere da coccolare, e soprattutto una musica che sorregge le immagini arricchendole di quel quid in più che ogni commento cine-musicale dovrebbe fornire alle sequenze, senza altresì soffocarle o farne da tappezzeria. James Newton Howard, come già si intuisce dall’introduzione di questa recensione, ha saputo cogliere con grazia, vigore, maestria sinfonica e destrezza compositiva tutti gli aspetti del film dove primeggia Angelina Jolie, da quelli più puramente sentimentali a quelli oscuri, da quelli favolistici a quelli d’azione, roboanti in stile Signore degli Anelli o Le cronache di Narnia. E chi ha sostenuto in alcune sue critiche alla colonna sonora in oggetto che non vi fossero dei veri e propri temi al suo interno probabilmente ha ascoltato altro! Alcuni hanno persino detto che dopo il suo ascolto si rammenta solo la canzone dei titoli di coda, il celeberrimo leitmotiv del film d’animazione degli anni ‘50 “Once Upon a Dream” di Sammy Fain e Jack Lawrence, adattato da un tema di Tchaikovsky, nella cover atmosferica, aliena e ancestrale di una Lana Del Rey da Oscar per la sua performance. Howard, con una compagine orchestrale di oltre 100 elementi, sotto la direzione del grandissimo Pete Anthony, e un coro adulto (London Voices) e giovanile (Trinity Boys Choir), fin dal primo lungo brano “Maleficent Suite” svela il carattere ben delineato dell’intera partitura: dopo un incipit misterioso, gli archi e i fiati, accompagnati da una tuba curiosa e sospettosa al contempo e da un’arpa cantilenante, un coro di ragazzi ascendente, insieme agli ottoni in levare, salgono di volume fino a presentare un tema trionfale e meditativo insieme, debitore di alcune pagine per le sublimi partiture per il sodale M. Night Shyamalan (vedi The Village, Signs, Unbreakable), che nella seconda parte del pezzo esplode in tutta la sua magnificenza sinfonica, chiudendo all’improvviso con un piano fiabesco e due voci bianche accorate. “Welcome to the Moors” è uno di quei brani svolazzanti, ariosi, carichi di quel melodismo incantato e incantevole tanto caro al suo compositore (peccato per la sua brevità che ne trancia la bellezza tematica!). “Maleficent Flies” è traccia di soave intensità narrativa, quasi horneriana nel suo incedere lento, aperto e caldamente intimista, con le voci giovanili che si sovrappongono, rincorrendosi e creando un tema, nella seconda parte, dalla maestosità sinfonica esplosiva, dirompente per intensità esecutiva e dolcezza d’insieme tra fiati, ottoni e archi. Vulcanico il pezzo da battaglia, anche se inizia in sordina, “Battle of the Moors” con il suo procedere ritmico militaresco e le sospensioni degli archi tensivi come controaltare: un pezzo dinamico che Howard non scriveva da tempo in maniera così incisiva (con richiami a Waterworld), in particolar modo quando il pieno orchestrale si fa magmatico ed epico. Con “Three Peasant Women” si cambia registro, il tono si fa favolistico all’ennesima potenza, quasi puntillistico, a tratti bucolico (parliamo delle tre fatine pasticcione Flora, Fauna e Serenella). “Aurora and the Fawn” brilla di luce propria, sprizza armonia da ogni strumento, una vera e propria aurora boreale sinfonica per coro e grande orchestra, con il leitmotiv della principessina che si fa “luce e ombra” nella seconda parte, marziale e tenebrosa (compare Malefica!). “The Christening” è traccia corrotta dal dolore, minacciata da follia umana, con la tuba addolorata, l’arpa afflitta e voci bianche tremebonde dopo un inizio furioso, che nella seconda metà diventa ritmicamente moderno, quasi pop con gli archi aggressivi e gli ottoni e i corni scatenati, rabbiosi (un brano di bravura orchestrale da brivido lungo la schiena). “Prince Phillip” svela con la sua arpa e il clarinetto solo il lato romantico della storia fatata: qui un nuovo tema tenue, sentimentalmente elevato fa capolino per archi, anche se nella coda cambia registro divenendo mesto. “The Spindle’s Power” evidenzia un altro dei personaggi della vicenda, il fuso incantato da Malefica, con un motivo rocambolesco e oscuro per voci adulte e pieno orchestrale. “Path of Destruction” è altro pezzo furibondo per ottoni, archi, fiati in gran spolvero. “Aurora in Faerieland” riespone il tema della dolce e bella principessa in versione pastorale, anche se a metà il leitmotiv si fa mickeymousing puro, per poi riappropiarsi del suo lato sentimental-fiabesco. Pezzo d’azione al fulmicotone per grande orchestra e coro è “The Wall Defends Itself”, mentre “Are you Maleficent?” porta con sé scoperta e dolore tramutando il tema di Aurora e quello di Malefica in un tutt’uno dall’impianto tensivo e possente. “The Army Dances” parte in forma di valzer demoniaco per crescere sempre di più in modo folle e surreale (anche in questo caso peccato per la brevità del suo sviluppo!). Il tema del principe Filippo si riaccende dolcemente in “Phillip’s Kiss” nella speranza che il vero amore salvi dal sonno mortale Aurora. “The Iron Gauntlet” è mickeymousing descrittivo di azioni nefaste e ridicole nel medesimo tempo. “True Love’s Kiss” delinea il tema di Malefica nella sua vera forma, immagine di un’anima ricca d’amore e non di odio, amore per una figlia non sua ma che realmente le appartiene per dolcezza e armoniosità d’intenti: i leitmotiv di Aurora e di Malefica si uniscono in un caldo abbraccio. Il lungo e sublime “Maleficent is Captured” pigia sul pedale della grandiosità orchestrale e corale, tuonando a destra e a manca, facendo esplodere il “tutti” in un crescendo al cardiopalma (di quei pezzi di bravura esecutiva dove la direzione d’orchestra del pregevole Pete Anthony si fa sentire, eccome!). Chiude lo score il brano “The Queen of Faerieland” in cui il tema di Aurora e quello ritrovato di Malefica, nella sua essenza più pura e amorevolmente fatata, si fanno teneramente trionfalistici, ariosi e risolutivi di quegli “Happy End” tanto cari a Walt Disney e a tutti i suoi fan grandi e piccini.
La strega è tornata e James Newton Howard vola con lei alla grande!           

 

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Daniela Bocconi

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