Timeline (Rejected Score)
Jerry Goldsmith
Timeline (id. – 2004)
Varese Sarabande 302 066 600
14 brani – durata: 47’31’’

L’artista svolge un lavoro minuzioso, particolareggiato, cesellato in ogni dettaglio, mirato ad offrire ancora una volta una composizione di una ricercatezza ed una ricchezza timbrica degna della sua tradizione. Il risultato è una colonna sonora molto bilanciata, in cui i toni più acuti si sposano splendidamente con i tappeti, offrendo come risultato un ascolto sempre molto morbido ma entusiasmante, pacato e coinvolgente. Lodevole la resa sonora dell'orchestra, che interpreta magistralmente i movimenti composti dal Maestro, favoriti da un’attenta e puntuale orchestrazione. La sezione d'ottoni è quella maggiormente curata, grazie ad uno stile molto avventuroso e storico, in cui corni, trombe e tromboni occupano ruoli importanti per l'interpretazione dell'intera partitura. Brani come “No Pain” o “To Castlegard” infatti testimoniano questa cura, con leitmotiv che richiamano lo spirito d'avventura e drammatico, dipingono precisamente l'ambientazione e la natura della vicenda, e creano attorno all'ascoltatore un'atmosfera avvolgente. Goldsmith dedica particolare attenzione alla costruzione ritmica, conferendo grande importanza alla sezione dei timpani, i quali rappresentano l’imponenza della musica composta attraverso una scansione temporale prorompente ma sempre molto elegante e contenuta, priva di sbavature, capace di ospitare sfumature timbriche lievi e appena percettibili anche negli istanti di massima esplosione musicale, come accade nel brano “Find Marek”. Le atmosfere dipinte spaziano tra ambientazioni lucenti e situazioni estremamente intense, riuscendo ad esprimere sempre al meglio il carattere storico del leggendario compositore attraverso una tecnica che brani come “The Rooftop” o “Move On” rappresentano meglio di qualsiasi commento. I momenti conclusivi dell’album sono tra i più possenti della composizione, grazie all’ordine cronologico della sequenza che propone nella parte finale i brani che avrebbero commentato la battaglia nella pellicola. Qui Goldsmith si cimenta in numerosi arrangiamenti del tema principale, fornendo di volta in volta visioni eroiche ed evocative, “Be Careful”, caratteri marziali arricchiti da massicce sezioni di rullanti, “Ambushed”, strizzando quasi l’occhiolino allo stile patriottico del suo Air Force One, sfociando infine nei due passaggi più possenti: “Greek Fire / Light The Arrows” e “Prepare For Battle / Victory For Us”. Per una durata di circa 14 minuti, l’artista ci propone una sessione musicale impegnata nell’interpretazione di pagine manifesto della sua produzione migliore negli ultimi anni della sua vita, attraverso costruzioni melodiche estremamente penetranti, accompagnate da ritmiche serrate che di volta in volta ripropongono marce di rullanti, martellanti presenze dei timpani, ed un crescendo del corpo orchestrale che passa da lunghi momenti ascendenti a cavalcate eroiche arricchite da una cura timbrica impregnata del suo stile più vigoroso. L’eroismo dei movimenti trasuda da ogni singolo passaggio, ogni motivo di questa lunga sessione, generando atmosfere brillanti e prorompenti.
Timeline è un lavoro che rappresenta l’apice di una carriera stroncata che, dopo una brusca caduta, si rialza in piedi e, passo dopo passo, ritrova il suo antico splendore. Dopo le numerose vicende che negli anni ’80 compromisero la voglia, l’impegno e la cura che aveva contraddistinto l’autore statunitense nei suoi primi venti e più anni di carriera, Goldsmith impiegò davvero molto tempo a far rifiorire quella vena artistica che lo rese famoso attraverso lavori come The Wind And The Lion, Capricorn One o Patton. Ci volle quasi una intera decade, gli anni 90, per far sì che il musicista tornasse a comporre pagine quali The 13th Warrior, Mulan o The Mummy, riportando alla luce quella cura, quella ricerca della perfezione nel dettaglio, quella passione e quelle costruzioni ritmiche che lo hanno consacrato nel mondo delle colonne sonore. Timeline gode di un lavoro creativo ed una tecnica ormai ristabilita, seppur molto legata a quei canoni che negli anni ’90 sono diventati lo standard tematico dell’artista (di cui Air Force One e simili sono manifesto), caratterizzata da una scrittura estremamente morbida, avvolgente, capace di coinvolgere e lasciarsi ascoltare con estremo piacere. Rispetto alle scritture taglienti e acute che rappresentano gli anni ’70, forse il periodo più prolifico del Maestro, questo nuovo modo di fare musica offre tanto dell’antico splendore delle sue opere epiche quanto dello stile sviluppato successivamente. Le presenze sintetiche di “The Dig” testimoniano l’intenzione di continuare a utilizzare coloriture impostegli dai nuovi standard, che però possiede e fa proprie, riuscendo sempre a conservare quella originalità e quella personalità tale da non adattarsi mai agli standard che il mondo del cinema contemporaneo impone. Vanno poi tenuti in pianta di mano tutti quei movimenti costruiti sulle ritmiche scandite da timpani, rullanti e percussioni varie, manifesto di un talento innato che ha sempre reso l’artista capace di comunicare molto attraverso la costruzione ritmica.
La musica composta e non utilizzata per questo film rappresenta l’ultimo colpo inflitto al musicista prima della sua scomparsa, nel luglio del 2004. Fortunatamente la Varese Sarabande non ci ha fatto attendere troppo, offrendo buona parte delle pagine composte dall’artista in una edizione particolarmente curata, edita in formato SACD (Super Audio CD) per una migliore resa sonora negli impianti in grado di riprodurlo.
Molti dei meriti vanno spartiti con Mark McKenzie, che ha affiancato Goldsmith nell’orchestrazione delle sue pagine, svolgendo un lavoro degno di lode e, sbilanciandomi forse un po’, per nulla inferiore ai suoi storici collaboratori quali Alexander Courage o, meglio ancora, il grande Arthur Morton. Il lavoro di Jerry Goldsmith rappresenta forse l’apice del cammino di un artista, che in 50 anni ha regalato al mondo delle colonne sonore una quantità incredibile di lavori, introducendo nuove forme espressive e ispirando diversi artisti che al giorno d’oggi si cimentano nella scrittura di musica applicata. Forse Timeline non è l’apice creativo del compositore, come sicuramente nessun singolo lavoro è in grado di esprimere completamente l’inventiva, la competenza e il talento di questo grande Maestro, ma spiritualmente racchiude forse molto di più di quanto non sembri, e di sicuro coloro che hanno a lungo ascoltato le note di questo artista, capace di scrivere pagine taglienti e spigolose come Planet of the Apes, patriottiche come Patton o capaci di esprimere il sapore di terre esotiche o lontane come The Chairman, The Sand Pebbles o The Wind And The Lion, non faticheranno a coglierne l’anima.
