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15 Mag2009

The Chairman

Scritto da Valerio Mastrangeli. Pubblicato in Cinema

Cover The ChairmanJerry Goldsmith
La Lunga Ombra Gialla (The Chairman – 1969)
Prometheus Records PCD 158
12 brani  - durata: 31’26’’

Uscito in Italia come La Lunga Ombra Gialla, The Chairman diretto da J. Lee Thompson (Conquest Of The Planet Of The Apes, King Solomon’s Mines, The Guns Of Navarone) e interpretato da Gregory Peck (Spellbound, The Big Country) e Conrad Yama (Midway, The Virgin President) rappresenta forse una delle migliori prove di Jerry Goldsmith della fine degli anni 60.

L’ambientazione orientale consente all’artista statunitense di cimentarsi ancora una volta con le sonorità più caratteristiche di quei luoghi, sviluppando una composizione letteralmente impregnata delle timbriche e delle sfumature cinesi più rappresentative.

The Chairman è senza dubbio una delle sue opere più interessanti, carica di costruzioni e soluzioni che torneranno più volte nella produzione di questo artista, ma al tempo stesso colma di una notevole identità e di una capacità di scrivere motivi e temi seducenti e coinvolgenti.
Che si tratti infatti del romantico “The World That Only Lovers See (Love Theme From The Chairman)”, brano d’apertura dell’album estremamente dolce e raffinato, arricchito da una trascinante interpretazione di pianoforte ad opera dello stesso compositore, o delle atmosfere orientali più spiccate del “Main Title”, in cui soluzioni timbriche e ritmiche rappresentano egregiamente gli orizzonti cinesi, Goldsmith riesce a raffigurare minuziosamente atmosfere e ambientazioni, riconfermandosi ancora una volta maestro indiscusso della musica da film.
Le soluzioni timbriche del tema principale, che vedono percussioni tipicamente orientali, marce serrate per rullanti ed insistenti e martellanti presenze metalliche si fondono ad un tema crescente per fiati ed ottoni estremamente penetrante, che coinvolge grazie al suo carattere eroico, drammatico e molto marziale, esponente di una corrente musicale iniziata con The Blue Max nel 1966 e che si è protratta fino alla fine degli anni 70, sviluppando gli indimenticabili temi per film di guerra come The Sand Pebbles, Patton o MacArthur.
La musica sviluppata da Goldsmith risulta essere estremamente pacata e moderata, caratterizzata da movimenti d’archi molto acuti e timide presenze pizzicate, che dipingono per lo più atmosfere pacate, che spesso però precedono esplosioni di notevole interesse, come “A Late Visitor”, che nella parte finale del brano propone il tema cinese susseguito da una inquietante performance ritmica.
Lo stesso tema, in una veste più maestosa e imponente, apre “The Tour”, prima di lasciare spazio ad una serie di scritture che si presentano cariche della tradizione cinese, specialmente nell’animo e nelle soluzioni ritmiche.
L’arrangiamento più martellante di “The Red Guard” squarcia invece il silenzio attraverso intonazioni acute e laceranti, che vengono arricchite di volta in volta da presenze ritmiche come percussioni e raddoppi della sezione d’ottoni, introducendo un passaggio eccessivamente intenso e penetrante, in cui il compositore si cimenta nella realizzazione di ambienti molto variegati che spaziano tra attesa e calma apparente, generando un silenzio in cui solo costanti sfumature timbriche tipiche di quei luoghi fanno capolino.
Costruzioni più frenetiche e martellanti invece caratterizzano “Escape” e “Fire Fight”. Nel primo brano l’aria furtiva è sottolineata da una costante presenza di ostinati d’archi che s’incastrano a presenze ritmiche che fondono rullanti e percussioni orientali, generando un mix di sonorità multietnico particolarmente interessante, che sfocia poi nella più marziale “Fire Fight”, nella quale si assapora maggiormente il carattere action e pieno di tensione della pellicola, grazie ad una ritmica incalzante ed un’ansia crescente di quest’ultima. Nella costruzione per orchestra spiccano le incisive sequenze interpretate dagli archi, e al tempo stesso le sporadiche entrate degli ottoni, che attraverso strappi puntuali e sapientemente inseriti aggiungono agitazione insieme ad un notevole rinforzo della sezione dei timpani.
Decisamente gradevole è “The Fence”; Goldsmith scrive una sequenza di quasi due minuti in cui si cimenta in una serie d’incastri ritmici penetranti molto coinvolgenti, e contenenti numerosi spunti che strizzano l’occhiolino alle sue future produzioni. In particolare si nota l’intonazione delle trombe nella parte finale del brano, che ricorda molto i momenti più caratteristici di Executive Decision, del 1996, a dimostrazione di una scrittura molto progressiva e proiettata verso il futuro, che il Maestro concepisce guardando molto avanti nel tempo.
L’album si conclude con un romantico “End Title / The Chairman”, che ripropone un arrangiamento moderato e delicato del tema d’amore prima di esplodere ancora una volta nel poderoso Main Title attraverso una marcia crescente, indubbiamente la pagina più trascinante dell’intera partitura.

The Chairman è sicuramente un’opera che merita un ascolto lungo e attento, grazie ad una numerosa quantità di elementi caratterizzanti tanto del Goldsmith di quegli anni quanto delle sue produzioni più recenti, per merito proprio di questa sua natura sperimentatrice e assai progressiva, elemento forse determinante nella sua consacrazione quale Maestro indiscusso della musica da film.
Le timbriche più incisive e puntuali che si susseguono e s’incastrano nella partitura sono elemento di forza non indifferente, e la loro vena fortemente radicata nelle ambientazioni orientali del film si fondono generando nel complesso un’opera altamente rappresentativa dei gialli territori dove si svolgono i fatti.
Poco più di 31 minuti per una serie di pagine che sicuramente avrebbe meritato di essere stampata in edizione integrale, visti i numerosi elementi d’indubbio interesse, ma comunque soddisfacente e scorrevole, grazie ad una selezione che permette tanto di conoscere l’opera del Maestro, concepita in un periodo estremamente impegnativo, quanto di fruire delle sue sfumature più rappresentative.

Originariamente edito su LP dalla Tetragrammaton T-5007 nel 1969 con i brani ordinati in sequenza non cronologica rispetto al film, l’album venne poi ristampato dalla Silva Screen assieme a Ransom nel 1991; nell’album era stato riversato il contenuto dell’LP senza alcuna opera di pulizia o rimasterizzazione del suono, compromettendo notevolmente la qualità della musica e mantenendo inalterato l’ordine non cronologico dei brani. Nel 2005 l’etichetta belga Prometheus ha ristampato in CD questa magnifica colonna sonora senza aggiungere nulla alle precedenti edizioni, ma proponendo l’ordine cronologico della musica così come la si sente sul film e svolgendo un notevole lavoro di pulizia del suono, che sebbene presenti il tipico fruscio di sottofondo, offre comunque un’edizione sicuramente più dignitosa delle precedenti  per la colonna sonora composta dal Maestro Jerry Goldsmith per la seconda delle tre produzioni in collaborazione con Arthur P. Jacobs.

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Daniela Bocconi

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