La musica nel cinema. Musica, immagine, racconto
Scritto da Luca Villari   
Venerdì 06 Giugno 2008

Cristina Cano
La musica nel cinema. Musica, immagine, racconto (2002)
Gremese Editore
pp.235, 14,95 €

Il testo di Cristina Cano, pur non essendo stato pubblicato di recente, merita uno spazio all’interno del nostro sito perché riteniamo possa essere un ottimo strumento di approfondimento per chi si interessi per studio, per lavoro, o per semplice passione alla musica applicata alle immagini.
Cristina Cano, attiva all’interno del D.A.M.S. di Bologna, è una delle studiose di musica da film il cui contributo, assieme a quello fornito, tra gli altri, da autori come Cremonini, Bianconi (per quel che riguarda il rapporto tra il melodramma e il cinema), Piccardi, (per i suoi studi sulle valenze simboliche della musica nel cinema), e Miceli, (che ha sviluppato ed arricchito le teorie di Chion relative ai livelli esterno/interno della musica), è stato prezioso per rendere vivo, all’interno della comunità scientifica, il confronto su questi aspetti dell’opera cinematografica. L’interesse della Cano si è concentrato sull’aspetto semiotico della musica e sulla sua possibilità di rafforzare/costruire dei messaggi all’interno di forme comunicative complesse come appunto il cinema o lo spot pubblicitario.
Per la Cano infatti la musica possiede un potere trasformativo nei confronti delle immagini, è cioè capace di conferire alle immagini una maggior forza e capacità di suscitare emozioni nello spettatore. Per contro però, come se il legame tra musica e immagini fosse costituito da una sorta di canale comunicativo sempre aperto ad uno scambio continuo, la musica nel suo rapporto con l’immagine risulta arricchita a sua volta dall’acquisizione di una componente iconica che, per sua natura, le manca. E attraverso questo scambio, questa contaminazione tra immagine e musica, questa sovrapposizione di “sensi” anche la musica ne esce arricchita.
I suoi studi si sono concentrati sulle interrelazioni estetiche, psicologiche e percettive tra immagine, musica e racconto filmico, privilegiando un punto di vista “semiotico” ovvero fondando la propria analisi su una teoria del funzionamento semantico del linguaggio musicale che fu elaborato dall’autrice per la prima volta in forma embrionale, nel 1985 in Simboli Sonori, edito da Angeli, Milano.
La Cano nel suo “La musica nel cinema. Musica, immagine, racconto” divide il proprio campo di indagine in due grandi aree: il funzionamento semantico della musica e il funzionamento pragmatico della musica. Quando analizza le possibilità di funzionamento semantico della musica lo fa avendo ben presente anche gli studi di J. J. Nattiez da un lato, e tutta la tradizione degli studi formalistici che negano la possibilità di una musica come forma di espressione assimilabile ad un linguaggio, per la mancanza di una componente denotativa come caratteristica fondamentale dell’espressione musicale. La Cano però rivendica le possibilità comunicative della musica e torna ad utilizzare il termine linguaggio rifacendosi agli studi di Piana il quale afferma che “l’applicazione della parola “linguaggio” alla musica, così come del resto alle arti in genere, deve essere intesa come un’estensione metaforica a partire da un’accezione propria che fa riferimento al linguaggio fatto di parole, al linguaggio verbale”. Come dire che per poter parlare di linguaggio musicale si deve in qualche modo ripensare il concetto stesso di linguaggio, definendo un modello che preveda che quello verbale sia soltanto uno dei linguaggi possibili, il più stabile e codificato, caratterizzato dal legame denotativo tra segno e oggetto denotato, ma che, accanto ad esso, sia possibile trovare numerosi altri linguaggi, verbali e non verbali, tra cui quello musicale. In questo modo potrebbe essere possibile dar ragione delle numerose analogie che legano il linguaggio musicale al linguaggio verbale (distinzione tra langue, ovvero il sistema sonoro astratto di riferimento, e parole concreta espressione lessicale o musicale, e ancora elementi come il ritmo, l’accento,  l’altezza dei suoni, la melodia, e gli altri elementi paralinguistici, analogie funzionali e somiglianze di struttura). Allo stesso tempo si possono, in questo modo, giustificare le numerose differenze che esistono tra le due forme di linguaggio: fra tutte la mancanza di una possibilità di denotazione del linguaggio musicale, la sua discontinuità, il suo carattere di arealità – la nebulosa di cui parla Eco – la sua intraducibilità in altri linguaggi. Innegabilmente infatti esistono delle differenze anche dal punto di vista sintagmatico per cui il linguaggio musicale, diversamente dal linguaggio verbale, è ad esempio sia orizzontale che verticale (dimensione melodica e dimensione armonica), ma tutte queste differenze potrebbero trovare una sintesi e una risoluzione proprio in virtù della definizione dei due linguaggi come sottospecie di una matrice/linguaggio intesa come genere in relazione alle due specie.
Molto interessante la parte dedicata al funzionamento semantico della musica nel cinema in cui vengono illustrati i meccanismi comunicativi utilizzati dai compositori e dai registi nella realizzazione di un film. Da i clichés (l’utilizzo del flauto dolce per evocare un clima pacato, pastorale, o ai violini per dare alla scena una nota romantica, etc.) al ricorso agli stilemi stilistici riconducibili ai vari generi, (dal western al thrilling), fino alla costruzione di un tema musicale capace di conferire un senso nuovo alle immagini attraverso il fenomeno definito dalla Cano transfert di significato, che si muove dal piano stilistico a quello psicologico.
Ma a far parte dei meccanismi che consentono alla musica un funzionamento semantico ci sono anche l’utilizzo dei brani di repertorio, capaci di portare informazioni a chi ascolta, fornendo delle coordinate temporali e spaziali legate all’azione, e l’utilizzo della valenza simbolica della musica e degli effetti di sincronismo sinestetico (corrispondenza tra immagine e suono) ed espressivo (corrispondenza tra movimento della macchina da presa / degli attori, e suono).
La parte più importante del lavoro della Cano dedicato alla Pragmatica musicale  è invece riconducibile al concetto di funzione musicale all’interno del film, che è stato elaborato dall’autrice in modo assai ricco e complesso. L’autrice ha definito un catalogo molto dettagliato (fin troppo forse per certi versi), in cui è possibile ritrovare una sorta di guida/matrice utile per l’analisi di una partitura e di una sceneggiatura musicale. Partendo da tre macro funzioni (Motorio-affettiva, Macro funzione di socializzazione, Comunicativa), ha svolto un lavoro di arricchimento dei concetti legati alle varie funzioni svolte dalla musica all’interno dei film, che le ha consentito di definire una tavolozza ricchissima, utile allo studioso che intenda approcciare alla musica da film in modo rigoroso e sistematico.