Incontro con l’artista di The Artist, il compositore premio Oscar Ludovic Bource
Incontro con l’artista di The Artist, il compositore premio Oscar Ludovic Bource
Nato nel 1970, Ludovic Bource ha legato il suo nome all’ottava arte attraverso la sua stretta collaborazione con il regista franco-lituano Michel Hazanavicius. All’età di otto anni inizia a suonare la fisarmonica e alcuni anni più tardi riesce ad affermarsi come musicista in diverse manifestazioni culturali, feste e matrimoni.
Successivamente frequenta le scuole di musica di Saint – Brieux e Vanne per poi accedere alla Scuola Superiore di Jazz SIM a Parigi.
Nel 1995 entra in contatto con Michel Hazanavicius per cui inizialmente compone la musica per tre spot pubblicitari e per il film Mes amies cui fanno seguito i due film di successo della serie OSS 117 (Le Caire nid d’espions, 2006 e Rio ne repond plus, 2009).
Collabora inoltre con la Band Svinkels e con il cantautore Alain Bashung e il compositore Kamel Ech-Chek
(1963 – 2011).
Il grande successo della sua carriera arriva con la colonna sonora scritta per il film muto The Artist, realizzato nel 2011 sempre con la regia di Hazanavicius, cui sono andati i prestigiosi riconoscimenti dei premi Oscar, Cesar e Golden Globe.
Colonne Sonore:
Maestro Bource, lo scorso novembre ha diretto la colonna sonora scritta per The Artist a Braunschweig.
Ci può parlare delle sue impressioni sul film-concerto organizzato nel quadro del Festival del Cinema della città sassone?
Ludovic Bource:
Ho uno splendido ricordo, è stata una serata straordinaria…prima delle prove ho parlato con alcune delle parti soliste dell’orchestra, in particolare i legni e il primo corno per sottolineare il fatto che alcune frasi e alcuni passaggi richiedevano una particolare espressività personale e che quindi contavo molto sulla loro immedesimazione musicale ed emotiva. Il risultato è stato formidabile, sono veramente contento.
Cerco in genere di avere grande attenzione per i professori d’orchestra chiamati a eseguire una mia composizione e cerco di metterne in luce le qualità solistiche ed espressive. Del resto anche Morricone riesce in questo in modo magistrale ….L’orchestra d’altra parte è chiamata a rappresentare la tua musica e
quindi ritengo fondamentale creare un’atmosfera di collaborazione reciproca che possa assicurare un risultato artistico di alto livello. Quando mi trovo di fronte a un orchestra di quasi cento musicististi come le Staatsorchester Braunschweig o l’Orchestre Philharmonique de Bruxelles – con cui abbiamo registrato lo score – cerco di stabilire con tutti un rapporto di rispetto e sincera amicizia, a prescindere dal carattere, dalle idee politiche o sociali nei cui confronti la musica è chiamata a mantenere una superiore autonomia.
CS:
Quali sono le versioni della partitura ora disponibili?
LB:
Le versioni sono due, una per pianoforte e una per grande orchestra.
CS:
In che misura potrebbe essere attirato dall’idea di comporre una nuova colonna sonora per un classico
del cinema muto, come avvenuto nel caso di Michael Nyman con un monumento del periodo russo-sovietico quale L’uomo con la cinepresa di Dziga Vertov (1929)?
LB:
Sulle scelte che compie il mio collega Michael Nyman preferisco molto onestamente non esprimermi.
In ogni caso, in presenza di adeguate condizioni artistiche, l’idea sarebbe sicuramente interessante.
D’altra parte tenga presente che io sono prima di tutto un musicista. Valuto sempre volentieri le proposte che riguardano il mondo del cinema e sto proprio ora considerando alcuni progetti. E’ un ambiente onestamente non facile. Del resto io ci sono arrivato grazie all’amicizia e all’intenso rapporto artistico con Michel Hazanavicius. Tengo peraltro a sottolineare che come compositore ora sento anche la necessità - e per fortuna penso averne anche la possibilità - di concentrarmi sulla mia musica e sull’evoluzione del mio linguaggio.
CS:Quali sono i suoi compositori classici preferiti?
LB:
Sicuramente sono un grande appassionato di Ravel, i suoi due concerti per piano li trovo davvero splendidi.
Poi Debussy, il meno noto compositore e direttore suo amico André Caplet e naturalmente alcuni contemporanei come Messiaen, Jolivet, Dutilleux… certo il trattato di armonia di Messiaen è obiettivamente molto complesso!
Oggi ci sono molti compositori interessanti ma il mio preferito è John Adams. Trovo il suo linguaggio molto particolare e originale. Amo particolarmente il suo pezzo “City Noir” eseguito in prima mondiale a Los Angeles nell’ottobre 2009 e commissionato dalla Los Angeles Philharmonic Orchestra e dal Maestro Gustavo Dudamel in occasione del suo debutto in qualità di Direttore Musicale dell’orchestra.
Il pezzo trae ispirazione dai ‘Dream Books’ di Kevin Starr. In particolare il capitolo ‘Black Dahilia’ evoca
Il sensazionalismo giornalistico e l’onda del ‘cinema noir’ che ha investito l’Europa e la Francia in particolare alla fine degli anni quaranta e inizi anni cinquanta. “City Noir” è concepito come una sinfonia in tre movimenti che alternano momenti di forte tensione espressiva a passaggi dai contorni lirici di taglio quasi cinematografico. Magnifica scrittura!
CS:
In che misura riesce a difendersi dai condizionamenti esterni in un mondo e una società sempre più globalizzata?
LB:
Quando compongo sono totalmente concentrato sulla musica e la stessa mi aiuta ad estraniarmi e creare una barriera con il mondo circostante. Poi con Michel (Hazanavicius) con cui ho collaborato anche a film precedenti a The Artist esiste un rapporto artistico eccezionale. Mi fornisce delle linee guida e poi mi lascia lavorare in tutta tranquillità.
Anche per quanto riguarda The Artist. In realtà inizialmente avevo concepito una musica dal carattere astratto, ma abbiamo poi tranquillamente capito che non sarebbe stato facile tagliarla sulle immagini in modo adeguato e quindi di comune accordo ci siamo orientati verso lo stile hollywoodiano
anni venti/trenta e la decisione si è rivelata vincente. Se penso che nessuno in Francia voleva produrre il film e che la sua realizzazione è stata possibile solo grazie al grande coraggio di Thomas Langmann che ha messo in gioco anche i suoi beni personali…mi sembra un miracolo, siamo arrivati tanto lontano e francamente non penso che nella mia carriera futura si potrà ripetere un simile rultato!
Finora quindi ho avuto condizioni di lavoro eccellenti e del resto penso che ciò nel nostro continente sia a volte ancora possibile. Non così si può dire per Hollywood dove tutto viene rigorosamente filtrato dalla casa di produzione, purtroppo non tanto con criteri artistici quanto avendo a mente chiari obiettivi di marketing. Provo veramente dispiacere e in un certo modo anche solidarietà per le frustrazioni cui si devono sottomettere tanti colleghi, anche di grande talento.

