06 Dic2011
Scritto da Roberto Pugliese . Pubblicato in Cinema
AA.VV.
Woody Allen & La Musique De Manhattan À Midnight in Paris (2011)
Milan 699 711-2
Cd 1, 16 brani – durata: 52’32”
Cd 2, 20 brani – durata: 67’46”
Il ruolo della musica nel cinema di Woody Allen costituisce un problema grande come una montagna, cui qui possiamo solo accennare: un problema sia sotto il profilo teorico che sotto quello filologico.
Si fa presto a dire jazz, e si fa anche presto a dire “compilation” o “antologie”. Il rapporto del cineasta con il primo è viscerale, biologico. Jazz, New York e il Cinema sono per Allen una sola cosa, una monade leibniziana. Il repertorio jazzistico, da New Orleans allo swing, dal be-bop a Gershwin (con la rigorosa esclusione del “free” e delle punte più d’avanguardia del genere) è per Allen un forziere inesauribile cui attingere per evocare e contrappuntare le proprie storie, almeno a partire dalla fine degli anni ’70. Per quasi quarant’anni il regista-attore non si è mai avvalso della collaborazione di compositori specializzati, se si eccettuano
Prendi i soldi e scappa e
Il dittatore dello stato libero di Bananas, in cui figurava un giovanissimo Marvin Hamlisch, musicista peraltro molto duttile e dotato di una solida consuetudine con jazz, pop e generi leggeri.
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