27 Ott2007
Scritto da Barbara Zorzoli. Pubblicato in Interviste
Solo un nome: Jane Birkin (Londra, 14 dicembre 1946). Un mito. Quello di una ragazza alta e filiforme, dai lunghi capelli castani con frangetta, dalle minigonne audaci e dal sorriso contagioso. Simbolo della swinging London degli anni '60, dell’emancipazione femminile e della sensualità, Jane fu scoperta (in senso letterale) da Michelangelo Antonioni in Blow-up nel 1966, e poi ulteriormente resa oggetto del desiderio da Serge Gainsbourg, con cui incise nel 1969 “Je t'aime, moi non plus” (canzone ad alto tasso erotico da cui verrà tratto un film).
Oggi, alla soglia dei 60 anni, Miss Birkin è ancora una ragazzina androgina dal passo pesante e maschile che ha deciso di raccontare la sua “esagerata” vita personale e artistica (tre figlie, quattro compagni, una quindicina di dischi, sei spettacoli teatrali, più di cinquanta film come attrice e due come regista) in un film, Boxes, presentato in occasione del 60º Festival di Cannes. "Volevo fare un film sulla crisi di una donna che vive un momento terribile e che si domanda: Cosa accadrà adesso? Avrò diritto ad un ultimo amore o sarà solo un ricordo? Qualcuno avrà ancora voglia di baciarmi?"
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